martedì, Ottobre 26

Giovani: pratici, realisti, fiduciosi … che guardano verso la Germania Svetlana Varlamova e Elena Kayshauri dell’Accademia delle Scienze di Russia, ci racconta l’idea di futuro dei giovani di Italia, Germania, Polonia, Russia: i giovani guardano con fiducia al domani e vogliano essere vincitori nella battaglia della vita

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Come i giovani vedono le loro prospettive personali e quelle delle comunità familiare, locale, nazionale nella quale vivono? Insomma, quale è l’idea di futuro dei giovani? Almeno di quelli di Italia, Germania,  Polonia, Russia. Se lo sono chiesti Svetlana Varlamova e Elena Kayshauri, del Centro Federale per la Sociologia Teorica ed Applicata-FCTAS dell’Accademia delle Scienze di Russia, (R.A.S. – Federal Center for Theoretical and Applied Sociology), e Anna Doroshina, Dipartimento di Sociologia dell’Università russa D.I.Mendeleev, di Mosca. Ne è nata una complessa indagine che ha coinvolto, nel ruolo di riferimento locale, l’Istituto EURISPES in Italia e in Germania l’Istituto IWAK dell’Università Goethe di Francoforte.

Futuro: una parola che la vecchia Europa sembra aver dimenticato, o, quanto meno, accantonato, il che, è sempre più evidente agli osservatori al capezzale del continente, è la vera origine di tutti i mali. Secondo le autrici della ricerca, riuscendo a definire l’idea di futuro dei giovani, si è in grado di definire quale «sia in prospettiva l’immagine più attraente di uno Stato, contribuendo a definire chiaramente il vettore di migrazione e a identificare non l’attuale, ma il futuro ‘punto di attrazione’».   Lo studio dell’immagine del futuro, sia personale che nazionale, poi, «ci  consente  di fare previsioni  politiche,  demografiche  ed  economiche  dello sviluppo  degli Stati, esso permette anche di descrivere l’attività economica e socio-politica della popolazione giovanile,  aiuta a determinare il livello massimo desiderato e possibile dello sviluppo individuale,  comprendere  il grado del  cosiddettoottimismo  sociale’ o ‘entusiasmo sociale’. Insomma, la ricerca è un ottimo strumento per chi voglia provare a pensare come costruire il futuro del vecchio continente.

L’indagine, condotta nel 2018, ha coinvolto 1.536 uomini e donne di  età compresa tra 18 e 30 anni. I risultati, che abbiamo cercato di meglio capire intervistando Svetlana Varlamova, sono inattesi. I giovani intervistati hanno dimostrato fiducia, ‘ottimismo sociale’, per usare la terminologia dei sociologi, credono nel futuro del loro Paese e credono che il loro futuro sarà sicuramente migliore del presente (esattamente il contrario di quanto gli economisti della vecchia Europa in crisi sostengono), sono pratici, concreti, per nulla idealisti ma guardano con fiducia nel futuro.

 

Professoressa Varlamova, intanto: perché avete scelto proprio questi 4 Paesi?
La scelta è stata motivata dal fatto che la ricerca riguarda i valori che orientano il mondo giovanile. Perciò abbiamo scelto Paesi basati su valori diversi (come quelli religiosi) e diverse storie economiche e politiche. Ad esempio, nel secolo scorso: l’ Italia ha sempre avuto un sistema capitalistico ed è sempre stata influenzata dalla religione cattolica; la Germania è stata influenza dalla religione protestante, ha vissuto una divisione tra due sistemi, capitalistico e socialista. Dopo l’unificazione nel 1990 in un singolo Stato, il sistema di valori socialista è stato soppresso da quello capitalista; la Polonia era uno Stato con un’economia capitalista, con una forte influenza del cattolicesimo sulla vita pubblica. Nel periodo postbellico, la struttura economica dello Stato è diventata socialista, il ruolo della religione nella società non è stato ufficialmente riconosciuto e sostenuto. Dopo il crollo dell’URSS e del mondo socialista, c’è stato un altro crollo del sistema economico in vigore con un ritorno al precedente sistema economico capitalista e con il ritorno della Chiesa cattolica ad un ruolo attivo nella vita sociale; la Russia ha vissuto diverse profonde trasformazioni. La politica e l’economia hanno vissuto prima la transizione da un sistema capitalista ad uno socialista (rispetto agli altri stati del blocco socialista, il sistema economico socialista è esistito in Russia per un tempo più lungo); quindi, negli anni Novanta del secolo scorso ha vissuto il ritorno ancora una volta al capitalismo, con effetti di cambiamento anche nella politica e nel sistema della pubblica amministrazione. In pratica, la Russia con l’impero e fino agli inizi di questo secolo non ha avuto esperienza di vera democrazia: si è passati da un sistema nel quale lo zar era il centro della vita politica, ad un sistema monopartitico e di amministrazione pubblica socialista; per approdare ad un sistema che riconosce i principi della democrazia e li coniuga con la costruzione di una repubblica presidenziale. Nella sfera religiosa, il passaggio è stato dall’Ortodossia riconosciuta come religione di Stato, al completo rifiuto ufficiale di essa e, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, al ritorno della religione ad un ruolo attivo nella vita socio-politica del Paese

Tra i risultati che balzano agli occhi: «la prevalenza dei valori sociali e privati; questi ultimi includono i valori relativi alla vita economica. La maggiore estraneità è risultata per i valori politici (democrazia, patriottismo, attività politica) e i valori spirituali (bellezza, religione)». Possiamo parlare di una gioventù molto materialista e per nulla coinvolta nella vita politica e di partecipazione democratica alla vita del Paese?

A mio avviso, i giovani non ragionano in termini di contrapposizione tra materialismo e idealismo; hanno piuttosto una idea di praticità e di realismo riguardo alla organizzazione della vita.

Patrottismo, religione, valori estetici ci sembrano particolarmente in crisi: è così? perchè?

Viviamo in un mondo aperto, globalizzato, per questo il patriottismo non è importante per i giovani. Con le grandi opportunità che hanno di viaggiare, di visitare altre situazioni, con queste esperienze dirette capiscono che il loro Paese, il loro sistema e il relativo livello di vita non è unico; altri Paesi hanno sistemi che possono risultare migliori, anche sul piano culturale. Ciò porta come conseguenza che un giovane mantiene certo il rispetto e la considerazione del proprio Paese, ma nello stesso tempo impara ad apprezzare anche gli altri; da qui il ridimensionamento di quello che abbiamo definito ‘patriottismo’ e dello spirito di appartenenza nazionale. D’altro canto, la religione ha smesso di svolgere un ruolo cruciale nella vita degli Stati (ad esempio nella politica e nella economia) e delle persone. La scelte più importanti della gente sono dettate da esigenze pratiche e la religione, in questa fase storica, tende sempre più a trasformarsi in un fatto culturale.

Possiamo definirli giovani aridi, disincantati e tutti concentrati sull’oggi, il subito, il tutto?

No, la gioventù esprime orientamenti normali; guarda piuttosto a cose diverse. Lo dimostra il fatto che, ad esempio, in Germania e in Italia si registra un grande impegno dei giovani nelle attività di volontariato. In questi due Paesi, inoltre, anche la partecipazione politica, ad esempio, alle elezioni nazionali o locali, è  elevata. Questa partecipazione significa che comunque essi guardano con fiducia al futuro.

L’altra criticità ci pare di capire sia sulla predisposizione all’avere figli. Corretto? Si può ritenere che il problema demografico con l’invecchiamento del vecchio continente sia destinato aumentare?

Questo è davvero un grande problema aperto: se gli Stati e le comunità non troveranno adeguate soluzioni, la questione demografica si farà sempre più grave e sarà destinata a creare notevoli tensioni.

La ricerca parla chiaramente di ‘fallimento’ dei valori della democrazia in Russia. Ci può spiegare meglio che cosa sta succedendo?

Dopo il dissolvimento dell’URSS, i valori democratici furono recepiti con grande entusiasmo; ma il cambio di sistema creò anche grandi problemi economici. Da qui forme di ripensamento diffuso, e, soprattutto, il fatto che di fronte alle difficoltà economiche allora, come sta accendo anche in questa fase, le persone si concentrarono -e si concentrano- sul superamento di queste difficoltà economiche, per cercare di tutelare e sostenere il proprio livello di vita personale e familiare.

La ricerca dedica particolare attenzione alla situazione emotiva di questi giovani. Le chiedo di farci una sintesi di come sono questi giovani? Come li possiamo definire? Vogliono ‘mordere’ il mondo o si lasciano ‘morsicare’ dal mondo?

Direi che è ovvio che i giovani vogliano essere vincitori nella battaglia della vita. Ma la questione aperta è: da quali situazioni sarà maggiormente influenzata la loro vita? Da eventi di tipo privato o da eventi collegati alle vicende del proprio Paese o dalla situazione mondiale? Ripeto è una questione aperta ed al momento è difficile dare una risposta adeguata.

Guardando questi giovani, com’è il mondo visto da Occidente (Italia, Germania) e il mondo visto da Est (Polonia, Russia)? Ci pare di capire che vi siano differenze, è così? e quali?

In effetti non c’è una grande differenza di visione tra i Paesi dell’Est e dell’Ovest. Probabilmente questo è dovuto al fatto che tutte e quattro le realtà indicate hanno un comune fondamento di cultura europea e di valori etico-religiosi. Le differenze sono legate alle specificità delle esperienze storiche, politiche e culturali. Ma, ripeto, il fondamento è obiettivamente comune.

Quanto sono diversi i giovani che avete indagato dai loro padri e in cosa differiscono?

Le maggiori differenze sono emerse in relazione ai valori che riguardano i figli, la politica, l’economia. Particolarmente importante per i giovani è anche il valore che riguarda l’indipendenza personale, la ‘libertà da…’. Invece, riguardo a due valori specifici, la buona salute e l’istruzione, non risultano differenze .

In base ai risultati che avete ottenuto, quale futuro attende questi giovani e come questo loro futuro impronterà i destini dell’Europa?

Nei quattro Paesi, i giovani sostanzialmente guardano con fiducia al futuro, e credono che la loro situazione sarà migliore di quella che stanno vivendo attualmente; inoltre, ritengono che raggiungeranno questo obiettivo contando prevalentemente sulle proprie forze. Tra gli obiettivi specifici indicati, al primo posto è quello di un lavoro ben pagato e al secondo posto quello di conseguire una istruzione adeguata. Di fronte a queste chiare esigenze del mondo giovanile, riguardo al progetto europeo, spetterà ai principali attori di tale progetto trovare delle risposte adeguate.

Nella ricerca si afferma che essa permette di definire quale «sia in prospettiva l’immagine più attraente di uno Stato, contribuendo a definire chiaramente il vettore di migrazione e a identificare non l’attuale, ma il futuro ‘punto di attrazione’». Le chiedo: quali i risultati? quale lo Stato ‘più attraente’? E quali flussi migratori ci si può attendere?

Il Paese più attrattivo, adesso e in futuro, risulta essere la Germania. Ma c’è un punto di domanda su cui riflettere: da un lato le risposte dei giovani tedeschi confermano questo dato, ma, dall’altro, nello stesso tempo, mettono in evidenza che essi non vedono dei grandi progressi in futuro per la Germania. Ciò diversamente dai giovani italiani, polacchi e russi, i quali ritengono che i loro rispettivi Paesi avranno invece un grande progresso.

 

[Servizio realizzato con il contributo di Roberta Testa]

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