sabato, Maggio 15

Giornata positiva per Usa e borse europee

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Il terrore della crisi economica e finanziaria non coinvolge solamente l’Europa e gli Usa ma anche Paesi come il Venezuela. Con Maduro al comando, l’economia venezuelana ha fatto emergere tutti i problemi che ormai da anni affronta. L’inflazione supera il 60% , il Pil si contrarrà dello 0,5% nel 2014, la produzione industriale è in caduta libera, il settore delle costruzioni è crollato del 25% rispetto a un anno fa e tra 10 giorni scadono 6 miliardi di dollari di titoli di Stato e molti analisti temono che il Governo non abbia i soldi per pagare le cedole.

Inoltre, nelle ultime ore lo strumento finanziario di copertura Cds (credit default swap)indica il pericolo default facendo si che in Venezuela la crisi non sia soltanto economica ma anche finanziaria.

Se per il governo di Maduro lo stato di crisi è incombente, per gli Stati Uniti ci sono notizie più positive. E’ notizia di oggi infatti che Il mercato del lavoro statunitense ritrova slancio in settembre, creando 248mila nuovi impieghi e spingendo il tasso di disoccupazione sotto il 6% per la prima volta dal luglio del 2008. I disoccupati americani sono diminuiti al 5,9% della forza lavoro rispetto al 6,1% di agosto. I 248mila posti creati rappresentano il miglior risultato ottenuto da giugno e ciò dà ulteriore credito alla solidità della ripresa economica nel suo insieme. Nonostante ciò, il tasso di disoccupazione resta ancora al di sopra del target desiderato di lungo periodo della Fed, tra il 5,2% e il 5,5 per cento. I disoccupati che cercano attivamente lavoro sono tuttora 9,3 milioni mentre coloro che hanno un contratto part-time ma che ambiscono ad uno a tempo indeterminato sono altri 7,1 milioni.

I positivi risultati sull’occupazione americana hanno influito non poco sulle borse europee. Infatti, oggi i listini europei reagiscono e avviano la giornata in rialzo, così come avviene per i future sulla Borsa degli Stati Uniti. Piazza Affari, ha registrato un +1,1% grazie alla reazione del comparto bancario. Parigi aggiunge lo 0,9% mentre Londra cresce dell’1,2%. Anche lo spread fra Btp e Bund scende di due punti stabilizzandosi a 140. Non poteva reagire in maniera diversa anche Wall Street con il Dow Jones che ha fatto registrare un + 0,7%, l’S&P 500 un +0,8% e il Nasdaq  +0,9%.  In mattinata si è registrata la chiusura positiva per la Borsa di Tokyo, anch’essa reduce dalla giornata negativa di ieri. . L’indice Nikkei dei titoli guida ha così archiviato la seduta con un + 0,30% a 15.708,65 Punti. Il più ampio indice Topix ha chiuso a +0,19% a 1.282,54 punti.

Chi non vive certamente un periodo felice sono Ucraina e Russia. Se per la prima è stato già detto che quest’anno si registrerà un crollo del Pil dell’8% a causa della crisi economica in cui versa il paese, per la seconda invece il problema principale è la moneta nazionale. Nella giornata di ieri la Banca di Russia è intervenuta per sostenere il Rublo, sceso ai livelli di allarme a 44,4063 contro il paniere di dollari ed euro. Il governatore Elvira Nabiullina ha ammesso che sono stati venduti dollari per un controvalore di 4 milioni di dollari. A fine seduta, il rublo registrava una crescita di meno dello 0,1% a 44,3419 contro le due valute, frutto di un guadagno dello 0,1% contro il dollaro a 39,66 e di un calo dello 0,4% contro l’euro a 50,20. Lo stesso governatore ha poi smentito  ha anche smentito ancora una volta che la Banca di Russia abbia in programma l’introduzione di limitazioni ai movimenti dei capitali transazionali. La notizia si era diffusa nei giorni scorsi, dopo che i deflussi nel solo primo semestre sono stati pari a 74,6 miliardi di dollari, quando erano stati di appena 61 miliardi nell’intero 2013. Il problema principale del Cremlino risiede nel mercato energetico. Sempre nella giornata di ieri il Brent è sceso fino a 92 dollari a barile, mostrando una perdita da inizio anno del 16%. Tale risultato pone un grosso problema per l’economia russa che  basa il 46% delle sue entrate proprio dalla vendita di gas e petrolio.

Se Venezuela, Russia e Ucraina non se la passano bene, l’Italia non è da meno. Da un’indagine effettuata dalla Markit Economics, nel Bel Paese prosegue la contrazione dell’attività manifatturiera e dei servizi. Infatti, l’indice Pmi composito  e’ sceso a settembre a 49,5 da 49,9 punti di agosto. L’indice Pmi servizi scende invece dell’ 1,1% passando da 49,8 a 48,8 da 49,8. La soglia dei 50 punti fa da spartiacque tra espansione e contrazione.

A destare preoccupazione in Italia è anche l’ultimo studio effettuato dall’Istat sui prezzi delle abitazioni. Secondo tale studio, continua il tracollo dell’indice dei prezzi delle abitazioni che negli ultimi 4 anni e mezzo è sceso dell’11,2%. Secondo l’Istituto nazionale di statistica, l’indice è diminuito dello 0,6% rispetto al trimestre precedente e del 4,8% nei confronti dello stesso periodo del 2013. Il calo è dovuta esclusivamente al prezzo delle abitazioni esistenti (-16%).

Nel primo semestre del 2014 i prezzi delle abitazioni diminuiscono del 4,9%, mentre le flessioni del secondo trimestre sono dovute alle diminuzioni dei prezzi sia delle abitazioni esistenti (-0,7% rispetto al primo trimestre 2014, -5,7% rispetto allo stesso trimestre del 2013) sia di quelle nuove (-0,2% su base mensile, -2,7% su base annua). La forbice tra la variazione annuale dei prezzi delle case esistenti e quella delle case nuove, dopo il minimo del quarto trimestre del 2013 del 2,4%, si amplia a 3 punti percentuali.

Ad aumentare in Italia è invece la tassa sui rifiuti, la Tari. A confermare tale aumento è l’VIII indagine nazionale del Centro Ricerche Economiche Educazione e Formazione Federconsumatori sui ‘Servizi e Tariffe Rifiuti’ che, prendendo in considerazione un campione delle 91 città in cui è stata varata la Tari 2014, mette in evidenza come, dal 2010 al 2014, la tassa sui rifiuti è aumentata in media del 21,96% per un appartamento di 100mq con una famiglia di tre persone, pari a 51 euro in più a fronte di una inflazione nazionale nello stesso lasso di tempo del 7%. E’ Cagliari la città dove il costo della Tari è più alto con 532 euro. Subito dopo vengono Siracusa (502 euro), Reggio Calabria (496 euro), Salerno (473 euro) e Napoli (463 euro). Tra le città meno care ci sono Cremona (136 euro), Udine (161 euro), Brescia (175 euro).

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