venerdì, Agosto 12

Giornata dello spazio nazionale: chi comanda in Italia? Lo scaricabarili a cui assistiamo continuamente ci fa porre una domanda: se le cose stanno così, chi comanda in Italia? Forse qualche esecutivo d’oltreconfine conta più di quello romano?

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Sono passati 57 anni dal lancio della prima sonda italiana nello spazio. Lo spazio di una vita. Giusto, se non doveroso che l’Italia ricordi la giornata del 15 dicembre: una data simbolica sancita con la sigla di un protocollo d’impegno nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

A firmare, Vittorio Colao, Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale e il Direttore generale dell’Agenzia spaziale europea Josef Ashbacher, in accordo con il Presidente di ASI, Giorgio Saccoccia.

L’ufficializzazione di quello che da settimane è stato oggetto di discussioni e polemiche sulla stampa italiana -L’Indro tra i primi- è stata preceduta da una piacevole conversazione di quelli che possono definirsi i cardini dello spazio nazionale: ma più di tutto a nostro avviso quanto merita la focalizzazione è la conferenza stampa tenuta da Saccoccia, Colao e Maria Cristina Messa, Ministro dell’Università e della Ricerca che poi è l’ente che controlla l’ASI. Voci ufficiali dello stato del settore nel nostro Paese. Una sfera cruciale e strategica sia dal punto di vista della ricerca scientifica che da parte industriale. E questo lo sappiamo e lo scriviamo di continuo. Convinti che ne siano convinti anche tutti coloro che ne hanno parlato al tavolo del confronto con la stampa.

L’Italia, è facile dirlo ad una commemorazione di un evento che risale a oltre mezzo secolo fa, ha una lunga storia di spazio che deve inorgoglire una nazione industrializzata e piena di enti dove la tecnologia di avanguardia è di casa.

Eppure questa Italia –o meglio, qualche sua istituzione- non è stata in grado di gestire i soldi che premurosamente l’Europa le ha prestato e che i contribuenti dovranno restituire con i dovuti interessi. Guarda caso sono proprio i denari destinati al Pnrr dello spazio.

Si addossa la colpa di ogni cosa alla lentezza della sua burocrazia. Chi conosce l’immobilismo italiano lo sa bene, non ha bisogno di andare nello spazio per toccare con mano quanto tempo si spreca ignobilmente in Italia per inseguire la macchina statale. Cambiano i governi e si moltiplicano le promesse di modernizzare la struttura ma la velocizzazione resta una promessa semplicemente elettoralistica o di ultimo ancoraggio alle poltrone del potere.

Giusto, il potere. Quale migliore occasione per chiedere a due componenti dell’esecutivo cosa si aspetta per affinare la situazione?

Alla nostra domanda, il primo a prendere la parola è stato il Presidente Saccoccia secondo cui sul piano della contrattualizzazione l’Italia è allineata alle altre agenzie europee e alla NASA. «Ci sono degli strumenti normativi che dobbiamo rispettare, essendo l’ASI un’organizzazione governativa. L’ASI sta intervenendo su dei tecnicismi autoindotti su cui da parecchi mesi». Bene, questo è un fatto positivo. Ma poi c’è un discorso di risorse. «L’agenzia conta su circa 200 dipendenti da anni, nonostante le attività spaziali sono aumentate». Per questo, secondo Saccoccia, si è intervenuto su dei vincoli ed entro la metà del 2022 l’organico crescerà di altre 120 addetti ma sempre al di sotto delle necessità che, parole del presidente, dovrebbero essere circa 600 unità. Giustamente il presidente non ha detto che figure professionali si intende agganciare. Né saremo noi a suggerirlo. Sicuramente qualcuno che si dia da fare per sbrigare in casa quello che si fa fare fuori al costo di oltre 80 milioni di euro non starebbe male.

Ma poi è il Ministro Colao a rispondere: e lo sappiamo bene anche noi osservatori che il mondo è in continua corsa. Che imprenditori di razza come Elon Musk e Jeff Bezos, ma non solo loro, hanno cambiato le regole delle offerte di accesso allo spazio. Ma questo non è accaduto sei mesi fa. E ha ragione Colao, bisogna potenziare e snellire le procedure: «Il vecchio modello è posto sotto stress dai privati ». Ma quell’Italia di cui l’Europa ha tanto bisogno, che cosa sta facendo nell’ambito dei lanciatori? Nel corso della conferenza è stato citato l’accordo con la Francia. Ma siamo sicuri che nella competizione tra Ariane 6 e Vega l’Italia riesca a sopportare lo scontro, che è prima di tutto politico, di campanile e poi anche tecnologico?

Ma c’è di più. Lo spazio sta cambiando. Il Ministro, con un passato da manager sa quello che dice: «Dobbiamo essere motori del cambiamento dello spazio in Italia». Ma quali sono le armi che mettiamo in campo in questa battaglia? Un potenziamento di 120 dipendenti in ASI sarà sufficiente a essere come francesi, tedeschi e inglesi?

E qui anche la Ministra Messa ha ragione: «Il ministero della Ricerca chiede un forte cambiamento di passo». Che sia la volta che si facciano scelte di merito? Che il governo si spogli delle sue appartenenze e si tenga a lunga distanza dai concorsi e dagli esaminatori in modo da far prevalere la professionalità e alla familiarità, all’affiliazione, o alla devozione? Evviva, se questi sono i programmi del governo Draghi, noi saremo i primi a plaudire. Fino ad ora non si è visto ancora molto e certo la spada di Damocle del seggio quirinalizio sottopone tutti gli occupanti di Palazzo Madama e Montecitorio a rinforzare le proprie alleanze piuttosto che gli interessi del Paese. Ma poi verrà il tempo, se queste affermazioni saranno mantenute.

Per adesso però, vediamo con un tantino di preoccupazione che per rinforzare il nostro Paese ricorriamo a un ente internazionale, con interessi prevalentemente concorrenti, perché si gestiscano le nostre carte. E lo scaricabarili a cui assistiamo continuamente ci fa porre una domanda: se le cose stanno così, chi comanda in Italia? Forse qualche esecutivo d’oltreconfine conta più di quello romano?

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