giovedì, Maggio 6

Giornata della Terra: i leader mondiali da Biden al capezzale del clima I due maggiori responsabili delle emissioni di carbonio al mondo -USA e Cina- hanno deciso di cooperare per frenare il cambiamento climatico. Le nuove tecnologie per l’energia pulita sono l’ultima frontiera delle rivalità geoeconomica

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Domani, Giornata della Terra, inizia la due giorni del vertice virtuale sulle emergenze climaticheorganizzato dal Presidente Usa, Joe Biden. Secondo le notizie giunte nei giorni scorsi da Washington, il summit comincia con quelle che sembrano buone premesse. Joe Biden, ha invitato 40 leader mondiali, compreso l’omologo cinese Xi Jinping. E proprio da Pechino arrivano segnali di distensione e collaborazione. Mentre la UE si presenta al tavolo della discussione avendo appena concordato una legislazione sul clima, con l’obiettivo della riduzione di «almeno il 55% delle emissioni di anidride carbonica entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990», obiettivo intermedio che si aggiunge al target già fissato per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

I due maggiori responsabili delle emissioni di carbonio al mondo –USA e Cina hanno deciso di cooperare per frenare il cambiamento climatico, suggellando il loro impegno in una dichiarazione congiunta. Gli Stati Uniti e la Cina, si legge nella dichiarazione «si sono impegnati a cooperare tra loro e con altri Paesi per affrontare la crisi climatica, che deve essere approcciata con la serietà e l’urgenza che richiede». L’accordo è stato raggiunto dall’inviato speciale degli Stati Uniti per il clima John Kerry e dalla sua controparte cinese Xie Zhenhua durante due giorni di colloqui a Shanghai.
Le due Nazioni, prosegue il comunicato, continueranno a discutere
azioni concrete per ridurre le emissioni con l’obiettivo di mantenere la temperatura nei limiti stabiliti dagli accordi di Parigi.
Cina e Usa, prosegue la nota, «intendono sviluppare» le rispettive strategie di lungo termine per raggiungere la neutralità carbonica prima dell’inizio del summit di Glasgow e, nel breve periodo, si propongono di rafforzare «gli investimenti e i finanziamenti internazionali» ai Paesi in via di sviluppo per la transizione energetica e le energie rinnovabili. Impegno comune anche per l’eliminazione graduale degli idrofluorocarburi, gas inquinanti impiegati nell’industria della refrigerazione.

Poche ore dopo questa dichiarazione congiunta, un intervento del Segretario di Stato americano, Antony Blinken, sull’urgenza delle azioni concrete. Gli Stati Uniti stanno rimanendo dietro la Cina come leader globale nella lotta ai cambiamenti climatici, ha detto Blinken. E ha sottolineando che per gli Stati Uniti è imperativo investire in infrastrutture e tecnologie verdi, dal punto di vista della sicurezza nazionale oltre che ambientale. «E’ difficile immaginare gli Stati Unti vincere la competizione strategica nel lungo periodo con la Cina se non guidiamo la rivoluzione dell’energia rinnovabile».
Blinken segnala come Pechino sia al primo posto come produttore e esportatore di tecnologia per l’energia rinnovabile, dai pannelli solari alle turbine a vanto, dalle batterie ai veicoli elettrici. Sono cinesi un terzo dei brevetti per le rinnovabili e questo mina il ruolo degli States nel comparto.

«Se non recupereremo, l’America perderà l’opportunità di definire il futuro climatico del mondo in modo tale che rifletta i nostri interessi e valori, e rinuncerà ad un’infinità di posti di lavoro per gli americani», avverte Blinken. «Ogni Paese del pianeta deve fare due cose: ridurre le emissioni e prepararsi all’inevitabile impatto dei cambiamenti climatici. L’innovazione e l’industria americana possono essere in prima linea su entrambi i fronti», osserva Blinken, segnalando che entro il 2040 il mondo si troverà a fronteggiare un gap da 4.600 miliardi in questo settore.

Nelle stesse ore, anche Pechino ha fatto sentire la sua voce. Il Presidente, Xi Jinping, ha ribadito l’importanza di attenersi agli accordi di Parigi contro il cambiamento climatico, e chiede «responsabilità comuni ma differenziate» nella lotta al surriscaldamento globale tra le economie avanzate e quelle in via di sviluppo. «Dobbiamo aderire al concetto di sviluppo verde, promuovere congiuntamente la cooperazione internazionale nell’affrontare il cambiamento climatico e intensificare l’attuazione degli accordi di Parigi». E’ necessario «affrontare le preoccupazioni dei Paesi in via di sviluppo in termini di finanziamento, tecnologia e rafforzamento delle capacità». Xi ha proposto di rafforzare la cooperazione in tema di sviluppo di infrastrutture ed energia verdi all’interno dell’iniziativa di sviluppo infrastrutturale euro-asiaticaBelt and Road‘, la Nuova Via della Seta, da lui stesso lanciata nel 2013.

A margine, il grido di dolore del pianeta espresso da Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, in un intervento a ‘The Guardian‘. «Si prevede che le emissioni di anidride carbonica aumenteranno quest’anno del secondo più grande aumento annuale della storia, poiché le economie globali versano denaro di stimolo nei combustibili fossili nella ripresa dalla recessione del Covid-19. Il balzo sarà secondo solo al massiccio rimbalzo di 10 anni fa dopo la crisi finanziaria e metterà fuori portata le speranze climatiche a meno che i governi non agiscano rapidamente». «Le emissioni sono crollate di un record del 7% a livello globale lo scorso anno, a causa dei blocchi che hanno seguito l’epidemia di Covid-19. Ma alla fine dell’anno erano già in ripresa e in alcune aree sulla buona strada per superare i livelli del 2019», il 2021 e il successivo 2022 potrebbero essere anni neri di pari passo con gli stimoli per la ripresa e la successiva effettiva ripresa, avverte Fatih Birol. «Se i governi intraprendono un’azione chiara e imminente, con la quantità di tecnologie energetiche pulite a buon mercato che abbiamo, possiamo trasformare questa delusione in alcuni buoni risultati».

Primo dato da considerare: il divario tra le parole e i fatti. «La Cina ha in programma di costruire decine di centrali elettriche a carbone, nonostante si sia impegnata lo scorso anno a raggiungere le emissioni nette zero entro il 2060. Il piano economico quinquennale del Paese, stabilito da Pechino il mese scorso, conteneva pochi dettagli sulla riduzione delle emissioni prima del 2030». Non da meno gli USA. Anche negli Stati Uniti«l’uso del carbone è in aumento, invertendo il declino annuale dal 2013. Birol ha affermato che questo è stato il risultato degli alti prezzi del gas, che stanno guidando il passaggio dal gas al carbone per la generazione di elettricità».

Secondo elemento da tenere presente. Su di una cosa Stati Uniti e Cina sono assolutamente concordi: lo sviluppo verde può essere, già è, un grandissimo business. La battaglia è sulla realizzazione di infrastrutture e tecnologie verdi, perchè le nuove tecnologie per l’energia pulita sono l’ultima frontiera delle rivalità geoeconomica.

Terzo elemento da appuntarsi. Washington considera la Cina la più grande minaccia per la sicurezza nazionale dell’America nel 21esimo secolo. L’Amministrazione Biden ha posto la crisi climatica in cima all’agenda della politica estera e della sicurezza nazionale, tanto che Biden tra le prime azioni di governo che ha intrapreso, nel giorno stesso in cui è entrato in carica, ha firmato l’ordine esecutivo con il quale ha riportato gli Stati Uniti nell’Accordo sul clima di Parigi del 2015, dal quale Donald Trump si era invece ritirato. Trump, ricorda ‘The Guardian‘ ha demolito i regolamenti messi in atto da Barack Obama per frenare l’uso del carbone da parte delle centrali elettriche Biden sta valutando ulteriori misure per accelerare il passaggio alle energie rinnovabili.
Azioni pesanti, insieme all’affidare l’agenda climatica a un sottile politico come John Kerry, e a riorientare
le priorità di ‘tutti i dipartimenti esecutivi e le agenzie’ sul clima.

Secondo Erol Yayboke, Vice Direttore e Senior Fellow, Project on Prosperity and Development del Center for Strategic and International Studies (CSIS), il vertice che inizierà il 22 aprile sarà una «grande opportunità per l’Amministrazione Biden-Harris per aumentare la credibilità e l’ambizione degli Stati Uniti», dopo gli anni di Trump, «l’occasione perfetta per Washington per impegnarsi nuovamente a livello internazionale e costruire un apparato di assistenza estera statunitense più incentrato sul clima».
«
Le questioni climatiche sono trasversali e rappresentano un ostacolo importante e in continua crescita sulla strada per progredire in termini di crescita economica, fragilità, mobilità umana e altro ancora». Il che comporta una considerazione proattiva degli impatti climatici a tutti i livelli dell’aiuto allo sviluppo e del processo decisionale di politica estera. Come ha recentemente affermato il Segretario di Stato Antony Blinken, “Il cambiamento [climatico]e la diplomazia scientifica non potranno mai più esserecomponenti aggiuntivinelle nostre discussioni di politica estera“. Tuttavia, farlo non sarà facile: le principali agenzie di assistenza estera del governo sono storicamente prive del supporto politico e dell’infrastruttura organizzativa per integrare una lente climatica trasversale» «Gli uffici concentrati sulla programmazione e le politiche legate al clima sono stati a lungo isolati o addirittura emarginati. Richieste di budget per fondi di assistenza estera in campo ambientale (una categoria ampia di finanziamento in cui risiedono tipicamente i finanziamenti legati ai cambiamenti climatici) è scesa da 1,34 miliardi di dollari nel 2017 a 265,85 milioni di dollari nel 2018, una realtà che ha svuotato le conoscenze e le capacità istituzionali e richiederà tempo per ricostruirsi». «Poiché il cambiamento climatico è una questione globale che influisce negativamente in modo sproporzionato sul mondo in via di sviluppo, è lì che sarà fondamentale un’assistenza estera più forte e più incentrata sul clima».

Affrontare il cambiamento climatico richiede un approccio che coinvolga tutto il governo, ammonisce il CSIS. E sottolinea come John Kerry abbia concentrato gli sforzi principali quasi esclusivamente sulla riduzione delle emissioni.
Il vertice può essere una grande occasione perchè il cambiamento climatico impronti la politica estera e contestualmente la politica interna americana, perchè coinvolga tutto il governo, come richiama Yayboke.

Così il cambiamento climatico potrebbe diventare, e sarebbe un grande successo, il terreno di sana competizione USA-Cina.
«Una competizione produttiva in cui i giocatori competono per ottenere risultati buoni piuttosto che distruttivi. In questo caso, gli Stati Uniti potrebbero sfidare la Cina a diventare il primo Paese a raggiungere zero emissioni nette di gas serra e ad essere il principale fornitore mondiale di soluzioni tecnologiche per l’energia pulita. Anche altri gareggeranno, ovviamente: sfidanti formidabili come Europa, India, Corea del Sud e Giappone», afferma Sarah Ladislaw, vicepresidente senior e direttore del programma per la sicurezza energetica e il cambiamento climatico del Center for Strategic and International Studies.
Questa dinamica competitiva produttivarichiederà spazi di cooperazione, a partire dal concordare alcune regole sia finanziarie che commerciali, e «trovare modi per proteggere l’agenda sul clima dalle tensioni economiche in corso», a partire dalclimate waiver‘ nel contesto del WTO. Altro spazio di collaborazione è nel contesto della cancellazione del debito Covid-19.Gli Stati Uniti potrebbero coinvolgere la Cina in un piano per ristrutturare i debiti esistenti dei Paesi in via di sviluppo in progetti benefici per il clima. «Questi cosiddetti swap del debito per il clima potrebbero avere un formato simile agli swap del debito per natura divenuti popolari in seguito alla crisi del debito sovrano degli anni ’80. Potrebbero esserci altri modi per cooptare gli investimenti cinesi in progetti infrastrutturali globali per essere più verdi concedendo loro il riconoscimento per le loro prestazioni verdi come parte di un’iniziativa multilaterale».

Gli spazi di cooperazione e di azioni concrete per decarbonizzazione (o ‘mitigazione’), ovvero per modificare il tasso di cambiamento climatico, e per l’adattamento in risposta agli effetti dei cambiamenti climatici già in essere, sono molti. La volontà politica (e l’annesso bazooka finanziario) potrebbe essere trovata se solo i Paesi più importanti che siederanno al tavolo virtuale di Biden si rendessero conto che il pianeta è davvero sull’orlo del baratro, che il tempo delle parole è finito. 

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