mercoledì, Ottobre 20

Giornalisti 'guerrieri in Libano', 'soft' in Oman Fare giornalismo in Oman e in Libano, tra etica, censura e politica, ne parliamo con Farid Kumar

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E per quanto riguarda la tua personale esperienza?

Quando sono venuto in Oman è stato difficile, perché l’approccio al giornalismo è molto diverso rispetto a quello in Libano. Qui ci si può focalizzare solo sulle notizie locali, in Libano si parlava di tutto il mondo. Inoltre, qui è tutto molto calmo, ci sono altre tempistiche. Il mio secondo di lavoro stavo lavorando ad un progetto. In Libano avrei usato il cellulare per registrare un’intervista, qui si deve chiamare la persona interessata decine di volte, prima che risponda e, una volta preso contatto mi sono dovuto far mandare le risposte via email, ma mi hanno risposto tardissimo e mi hanno dato pochissime informazioni. Qui ci sono molte formalità da seguire per mandare una mail ufficiale e aspettare una risposta ufficiale. Comunque basta imparare ed adattarsi anche alla diversità. Le condizioni di lavoro per me sono più che buone, mi pagano anche un biglietto all’anno per tornare in Libano, un mese di vacanza pagato, un’ assicurazione per me e la mia famiglia. Mi hanno aiutato molto ad inserirmi appena arrivato. Mi ascoltano molto, prendendo in considerazione la mia opinione, cosa che non accade in Libano per i motivi che ho spiegato prima. L’aspetto negativo dell’Oman è che qui non si possono menzionare molte cose, per esempio non si può dire che la situazione economica è terribile oggi e che ci sono dei problemi politici. Uno ‘scoop’ si può scrivere solo una volta accertato dall’agenzia delle informazioni, l’‘ONA’ consultando la fonte ufficiale al sito.

 

Il giornalismo in Oman come si differenzia da quello libanese?

Ci sono molte regole da rispettare in Oman, soprattutto riguardo alla privacy, e si deve rispettare la cultura, non si possono mettere foto che possano ferire gli animi o scrivere titoli troppo taglienti. Ci sono anche regole che trovo fantastiche, per esempio non si può dire ‘minoranze’ o ‘maggioranze’ ma ‘gruppi’. Qui c’è etica e rispetto, quello che manca nel mio Paese. Quando non si segue la policy del giornale si viene licenziati immediatamente. Ci sono molti controlli sull’articolo che si scrive, in Libano no. In Oman ci sono molte regole perché ci tengono davvero che tutto sia trasparente. Prima di venire a Muscat sono stato informato su tutto, ‘se vuoi lavorare per il nostro giornale queste sono le condizioni’, mi dicevano dalle risorse umane.

 

Cosa suggeriresti ad una nuova generazione di giornalisti?

Di non seguire mai le regole! I giovani si dovrebbero chiedere cosa voglio davvero fare nella propria carriera. Fare il giornalista è un mestiere bellissimo, ma richiede molti sacrifici, tante ore di lavoro, sempre pronti e ripettare i tempi di consegna. Bisogna essere motivati. Mai limitarsi a scrivere per un solo giornale, ma ampliare i contatti e dedicarsi a più testate. Cercare di stare al passo coi tempi, quindi con i social e leggere le notizie anche online. Consiglio vivamente di fare esperienze all’estero, arricchisce moltissimo. Bisogna sempre mettersi nei panni dell’’oppositore’ e scrivere diffondendo notizie il più obiettive possibile. Mai smettere di scrivere, anche gratis, se questo può aiutare a sviluppare una creatività ed esperienza. Fare tanta pratica e dar sfogo alle idee. La firma è importante, quindi non accettate incarichi per lungo tempo dove non viene scritto il vostro nome sull’articolo. È soddisfazione personale, che incoraggia la scrittura.

 

Un’ultima domanda: cosa ti aspetti dal futuro? Cosa ti piacerebbe fare?

L’Oman è un’esperienza momentanea. Voglio mettere da parte dei soldi, aprire un sito dove i giornalisti possono dare la propria opinione perché credo che gli arabi necessitano di dire quel che vogliono. Vorrei focalizzarmi sul giornalismo arabo e con professionisti provenienti dai Paesi arabi, per dar loro libertà peian di espressione.

 

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