giovedì, Settembre 23

Giornalisti 'guerrieri in Libano', 'soft' in Oman Fare giornalismo in Oman e in Libano, tra etica, censura e politica, ne parliamo con Farid Kumar

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Muscat – Il giornalismo arabo è senza dubbio diverso da quello occidentale, per cultura (e la lingua fa la sua parte nel rendere ‘colta’ la scrittura giornalistica) e vicende storiche. Quando si parla di giornalismo nei Paesi arabi si pensa al peso asfissiante della politica, che lo controlla e censura, ma non è sempre così, non lo è in tutti i Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. Farid Kumar è un giornalista libanese che scrive per un quotidiano dell’Oman, ‘al-Shabiba‘.  “Ho lasciato il Libano pochi mesi fa“, ci racconta. “Le ragioni? La brutta situzione che sta attraversando la mia terra, lo stress che causa. Quindi ho deciso di venire in Oman e lasciarmi i problemi e la depressione alle spalle. Ora scrivo per un giornale qui a Muscat, in Oman, dal 5 gennaio, lavoro per la Redazione economica. Scrivo di petrolio e gas naturale. Cerco sempre di capire l’impatto che hanno le notizie internazionali sull’Oman. Sto cercando di tracciare un ponte tra i lettori omaniti e le notizie internazionali“.

 

Parlaci dei tuoi inizi in Libano?

Sono sempre stato attivo, fin dalle superiori scrivevo per un giornalino scolastico, occupandomi dei problemi della scuola. Il direttore della scuola, però, lo ha chiuso, dicendo che ci stavamo occupando di politica e non era accettato in una scuola. Ma allo stesso tempo lui avea foto di leaders appese al muro, a lui era concesso. Uno degli insegnanti ha supportato me e i miei amici, così abbiamo iniziato a fare dei giornalini settimanali per la scuola. Ho studiato giornalismo all’Università libanese, iniziando così a scrivere per piccoli giornali da freelancer. Ho fatto 2 stage non pagati in 2 televisioni libanesi, ‘Libanon Tv‘ e ‘NBN‘.  Sono state due pessime esperienze, posso solo dire che il proprietario di una tv è un leader politico corrotto. Il mio primo incarico da giornalista l’ho avuto per il giornale ‘al-Balad‘. Ero responsabile della Redazione cultura’e, al contempo, scrivevo per altri giornali da freelancer, occupandomi di politica, tecnologia ed economia. Argomenti che mi stavano molto a cuore erano anche ‘i diritti umani e le investigazioni’ e tutto ciò che potevo scrivere di ‘anti-estremismo’. L’avventura presso ‘al-Balad‘ è stata ottima per iniziare e mi ha insegnato moltissimo. Dopo 5 anni ho cambiato e ho lavorato per annunci pubblicitari politici per la ‘M&CSaatchi‘, facendo campagne per il Governo e per alcune ONG, anche in questo caso ho imparato tanto. Nei Paesi arabi in passato i giornalisti erano intellettuali e scrittori che frequentavano i souq, i mercati, da dove attingevano e diffondevano le notizie.

 

Cosa facevi in Libano prima di trasferirti in Oman?

Ero molto attivo in Libano. Facevo parte di un movimento che voleva fare la differenza riguardo al problema sullo smaltimento della spazzatura. Purtroppo non siamo arrivati a nulla, quindi ho deciso di abbandonare il Paese anche per questa ragione. Quando lavoravo per l’agezia pubblicitaria, facevo il giornalista freelance per diversi giornali locali, come ‘al-Akhbar‘, ‘al-Hasnaa‘ e per un giornale online chiamato ‘OnlyLebanon‘.

 

Parlaci del mestiere del giornalista in Libano.

In Libano c’è molta libertà, ma c’è molto caos e ciò che manca è l’etica in questo mestiere. Quindi si può davvero fare del male, causando una guerra, come per esempio di recente, è stata messa una caricatura di uno dei leader di Hassan. Ci possono essere delle ripercussioni. Inoltre i siriani ed i palestinesi sono molto discriminati, il che si denota negli articoli di giornale. Non c’è un giornalismo oggettivo. Nel mio Paese le persone sono tutte estreme politicamente, abbiamo due fazioni: 8 Marzo con gli Hezbollah e i suoi partiti pro Siria, Iran e Russia e 14 Marzo, con Future Mouvement e i suoi partiti, pro Arabia Saudita e Stati Uniti. I giornali sono così divisi: a favore di 8 Marzo come ‘Al-Akhbar‘, ‘As-Safir‘ e altri. Dalla parte di 14 Marzo ‘Al-Joumhouria‘, ‘An-Nahar‘ e altri. Si deduce facilmente che non c’è obiettività alcuna nel diffondere le notizie. Ogni giornale prende il compenso dalle rispettive fazioni. I giornalisti che lavorano per queste testate non credono a quello che scrivono, ma costretti a farlo per guadagnarsi da vivere. Alcuni addirittura cambiano bandiera passanado da un gruppo all’altro, quindi è incredibile, inaccettabile. Ora c’è una grossa crisi nel giornalismo, perché le Ambasciate non stanno pagando bene (il budget viene dalle ambasciate straniere) quindi alcuni dei giornali stanno pensando di chiudere, come ‘As-Safir’ e ‘An-Nahar’ e ‘Al-Mustqbal‘. I giornalisti non vengono più pagati e questo è un grosso problema. Il proprietario di ‘al-Mustaqbal’ è il Primo Ministro Saad Hariri e il leader politico di 14 Marzo e l’uomo più ricco del Libano, quindi si fatica a credere che non ci siano soldi. Personalmente il mio stipendio era di 1000 dollari al mese, lo so, non è una grossa somma per vivere in Libano. Ora, in periodo di crisi, è una rarità avere uno stipendio. Anche ‘al-Balad‘ ha problemi e non paga i salari in tempo.

 

Precisiamo il significa dietro a queste sigle 5 Marzo e 14 Marzo?

Il 14 febbraio del 2005 il padre di Hariri fu assassinato, molti gruppi libanesi sono insorti contro la Siria perché la ritenevano responsabile. I gruppi a favore della Siria hanno fatto una grossa manifestazione in data 8 Marzo, e a seguire quelli contro la Siria sono insorti il 14 Marzo, facendo una vera e propria rivoluzione. Da qui i nomi delle fazioni.

 

Quali sono i giornali più famosi e conosciuti in Libano?

I 3 giornali più famosi e conosciuti nel mio Paese sono ‘an-Nahar‘, il più antico, poi ‘as-Safir‘ e ‘al Akhbar‘, potente e supportato da Iran e gli Hesbollah. Ora i giornali online sono preferiti. Quelli online sono letti da tutti, nessuno compra più quelli cartacei. Il bello è che tutti sono informatissimi sui fatti, non solo locali ma anche internazionali e si interessano alla politica, sviluppando una propria opinione a riguardo.

 

Vorrei che da libanese mi parlassi del Libano

In Libano la vita è moderna, non molto diversa dallo stile occidentale. C’è la guerra civile, quindi nel Paese ci sono molte diversità che causano problemi politici. Ci sono 18 sette e ognuna è connessa ad altri Paesi, come l’Iran e l’Arabia Saudita. Dal punto di vista economico non abbiamo un salario altissimo, ma abbastanza per vivere. È molto caro rispetto al Nord Africa. I Libanesi lavorano molto e spendono tanto facendo così girare l’economia. Ci piace andare fuori al ristorante, goderci la vita notturna e viaggiare. In passato lo sport più seguito era il calcio, ora non ci sono soldi per quello. Tutti seguono il basket, abbiamo delle buone squadre, vincendo anche i campionati in Asia e parteciapndo ai mondiali. Anche le squadre sportive hanno un orientamento politico. Dal punto di vista delle infrastrutture siamo messi molto male: sono terribili e ci costano molto. Purtroppo la corruzione dilaga nel Paese, compresa la Polizia, ma la parte positiva è che è nota a tutti e tutti ne parlano e i giornali scrivono tante storie a riguardo, ma nessuno fa nulla per cambiare la situazione. I giornalisti sono guerrieri in Libano perché devono sopravvivere a tutto questo. C’è molta competizione tra loro, per avere un’opportunità.

 

Parliamo del giornale per cui scrivi in Oman

Al giornale per cui lavoro, che fa parte di un gruppo dove quello in inglese si chiama ‘Times of Oman‘, stanno pianificando di essere più teconoligici, con video, implementando il giornale online e quello su carta. Così un articolo appare in tv e su carta allo stesso tempo. Ci sono più di 30 ‘editors’ nella sezione araba e i ‘reporters’, che lavorano da soli, sono più o meno 70 sparsi per tutta Muscat. Per il ‘Times of Oman‘, vengono seguite le stesse regole. I suoi lettori sono soprattutto indiani ed espatriati. Per il giornale arabo ‘al-Shabiba‘ sono omaniti ed espatriati arabi, come i libanesi, i tunisini, gli egizianio che leggono la lingua araba. La maggioranza sono omaniti gli scrittori. Lavorano per entrambi ma di più in ‘al-Shabiba‘. Ci sono fotografi e videografi: filmiamo tutte le interviste che facciamo e siamo molto attivi sui social network.

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