mercoledì, Aprile 14

Giorgio Faletti: in equilibrio sul filo del Tempo image

0

Giorgio-Faletti

Il 4 luglio sono successe molte cose e ve ne abbiamo già parlato qui. Da oggi ne ricorderemo anche una triste, la morte di Giorgio Faletti. La frase-claim del suo sito personale è «Ho sempre sostituito la paura di non farcela con la speranza di farcela ancora». Se pensiamo che stavolta non ci sia riuscito, sbaglieremo di sicuro. Chi crede in Dio pensa che la morte sia solo un passaggio. E anche chi non crede in Dio sa che muori due volte, se nessuno dopo si ricorda che sei esistito.

All’attivo ben otto libri, il suo primo romanzo, ‘Io uccido’, fu una grande sorpresa per il pubblico televisivo italiano, abituato a vederlo come cabarettista del celebre Drive in di Antonio Ricci. Faletti è stato «scrittore, attore, cantante, paroliere, compositore, sceneggiatore, pittore, comico e pilota automobilistico», così dice Wikipedia. Autore di belle canzoni (una delle quali cantata da Mina), quasi riuscì a vincere Sanremo esattamente venti anni fa, con il brano Signor tenente, ispirato alle stragi di Capaci e di via D’Amelio. Pittore e autore di bei testi anche per Angelo Branduardi, Faletti ha saputo essere divertente, ma non banale, muovendosi con grazia ed equilibrio sul filo del Tempo.

«Le divise strette di un umorismo di barzellette», sono una citazione epigrammatica che descrive il lavoro delle forze dell’ordine. Le parole di questa canzone sono passate nel lessico popolare, che poi è una forma di memoria collettiva. Tipicamente accade a chi vanti un arcano merito di contiguità tra la propria vita e quella dei suoi contemporanei. Il merito di contiguità si esprime nella capacità di passare attraverso ambiti artistici differenti, con naturalezza. Salutiamo oggi Giorgio Faletti con un acrostico, formato sulle lettere del suo nome, che vuol essere una piccola biografia.

Giorgio Faletti nasce ad Asti il 25 novembre 1950.

Inizia la sua vera carriera da cabarettista, mettendo da parte la sua laurea in giurisprudenza, al ‘Derby’ di Milano.

Occasione principale della sua notorietà, presso il grande pubblico, è stata la partecipazione al famoso Drive In di Antonio Ricci.

Reciterà poi in ‘Colletti bianchi’, serie tv di cui scrisse anche la colonna sonora.

Giorgio sorprende il pubblico con la canzone ‘Signor Tenente’, giungendo secondo a Sanremo nel 1994.

Il tema della canzone sono le recenti stragi di Capaci e via D’Amelio e il brano propone il punto di vista delle forze dell’ordine (ricorda un po’ Pasolini in questo).

Otto anni dopo, nel 2002, stupisce la critica e il pubblico con ‘Io uccido’, riuscitissimo thriller che lo accredita nel ruolo di scrittore di successo.

Faletti ricevette svariati premi, tra cui il De Sica per la Letteratura e La Tore Isola d’Elba.

Attore in svariate pellicole cinematografiche, Faletti ha espresso una personalità e un talento poliedrici, ma la sua fama è legata soprattutto ai suoi primi lavori.

La svolta ‘riflessiva’ di pochi anni fa è testimoniata dalla prima raccolta di racconti (Pochi inutili nascondigli, Baldini Castoldi, 2008), che si aggiudica il premio Piero Chiara nel 2009.

Eataly lo sceglie come suo ambasciatore nel 2012, a rappresentare le eccellenze gastronomiche italiane.

Temi umani, come la vicenda dei reduci dall’Afghanistan, lo vedono ancora una volta impegnato con Nicolai Lilin, Antonio Pennacchi e un collettivo giornalistico di Amnesty a stendere la sceneggiatura de ‘Il mostro’, rimasta incompiuta.

Tra le altre cose, Faletti è stato anche pittore.

Inizia con queste parole il suo romanzo ‘Io uccido’: “L’uomo è uno e nessuno. Porta da anni la sua faccia appiccicata alla testa e la sua ombra cucita ai piedi e ancora non è riuscito a capire quale delle due pesa di più. Qualche volta prova l’impulso irrefrenabile di staccarle e appenderle a un chiodo e restare lì, seduto a terra, come un burattino al quale una mano pietosa ha tagliato i fili.

I fili della vita non sempre si tagliano. La vita è un nodo singolare, che noi stringiamo un po’ per volta, aggiungendo filo su filo. Forse la morte arriva nel momento in cui tutti i nostri fili si sciolgono, per poi riprendere a fluttuare nel vento.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->