lunedì, Maggio 10

Giorgio Dell'Arti, Robespierre virtuale Un romanzo di fantapolitica catartico per l'esasperazione degli italiani

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Ammetto candidamente e sinceramente che il libro ispiratore di quest’articolo non l’ho letto, ma la recensione su ‘Il Fatto Quotidiano’ che ho intercettato mi ha incuriosita assai.
L’autore di questo ‘romanzetto’, Giorgio dell’Arti, è un Collega giornalista piuttosto conosciuto.
Il titolo ‘I nuovi venuti’ fa riferimento ad un ricambio della classe dirigente in Italia che, per fantapolitica pura, avviene con grande spargimento di sangue, attraverso il quale i rivoluzionari giustiziano peones e capibastone inchiavardati sulle poltrone governative, partitiche, sindacali, deputatizie e senatorie.
Una sorta di bagno di sangue che cambia verso a suon di armi e patiboli. Una Rivoluzione italiana che pare allestita nella fantasia di ogni frequentatore di bar, di ogni tassista, di ogni altro ‘laqualunque’ incontriate nell’atto di criticare aspramente qualsivoglia esponente della classe politica imperante e semi-imperante. Da anni e anni, quasi uno sport nazionale.

La rappresentazione romanzesca mi ha fortemente colpita: sono ‘secoli’ che, in particolare una persona a me cara, dalla sua poltrona o dalla sua postazione in una piazza di paese, conciona contro una situazione che va sbloccata soltanto se ‘scorre il sangue’.
E Dell’Arti gli dà soddisfazione, a lui e a quelli come lui, provocando un orgasmo ai mugugnatori in pantofole e mettendo in scena esecuzioni efferate e catartiche. Con l’accortezza, a me pare, di colpire soltanto i decotti.

Copio dall’articolo di Malcom Pagani il catalogo delle pene capitali dal sapore quasi medievale o di replica della Santa Inquisizione: «Pier Ferdinando Casini impalato in località Tor Tre Teste. D’Alema affogato nel Tevere con piena soddisfazione della scorta. Berlusconi, defenestrato da un antico albergo milanese. Di Pietro ‘legato a due trattori’ fatti partire in direzioni opposte. Veltroni, lapidato. Fini, decapitato. Renata Polverini, impiccata. Alfano, fucilato»
La sequenza continua con giornalisti (e potevano mai mancare? Vuoi vedere che c’è anche Renato Farina?), sindacalisti, magistrati, ex tribuni e capicorrente.
Mancano i detenuti, ma forse il messaggio vuol essere che i veri delinquenti, quelli che si piegano le leggi al loro porco comodo, sono a piede libero (qualcuno, neanche) e non coloro che, sulla fedina penale, portano inciso ‘Fine pena mai’.

Insomma, bersaglio della rivolta sono i signori che, per assecondare la loro sete di potere e di poteri, hanno scritto sul destino del proprio popolo Fine pena mai’.

Ce n’è per tutti, tant’è che si registrano ad libitum, in questa rivoluzione così poco italiana, 5mila esecuzioni al dì, nella fosca cornice di città militarizzate, quelle coi sacchi di sabbia alla finestra (copyright di Lucio Dalla), dove i mercenari impazzano.

Il riposo di tali truci guerrieri, a cui è affidato il ‘lavoro sporco’, è costituito dal libero accesso alle rinate case chiuse, dove esercitano, dandosi il cambio nella ‘mitica’ quindicina, le vestali della politica: Gelmini e Santanché, Melandri e Serracchiani, Brambilla e Finocchiaro (qualcuna va a confermare che ‘gallina vecchia fa buon brodo); e poi, non si capisce come mai la Polverini finisca al cappio, mentre le altre politiche vadano a rimpinguare la scuderia dei postriboli e almeno salvano la pelle (suppergiù). Forse non sarà il tipo di Dell’Arti.

Fantasia sfrenata, quella dell’Autore, ma abbastanza in linea con le elucubrazioni di innumerevoli italiani, esasperati da un Paese piagato dalla più grave crisi della sua storia.

Ovvero, Dell’Arti appare il portavoce delle invettive continue che cogliamo ovunque ci giriamo. Non mi convince, però, il fatto che, secondo quanto risulta dall’articolo  -ripeto, io il libro devo ancora leggerlo, ma vi assicuro che mi attrezzerò-   Renzi venga salvato dalla strage, con il sofisma che ancora non ha acquisito fondamenta robuste.

Dice lo scrittore: «Renzi non ha lo spessore per fare questa fine, per morire così devi avere una storia alle spalle»
In realtà, nel breve tempo da cui sta imperversando, Renzi appare animato da una capacità di concentrare le sue ‘malazioni’, quasi che, un anno di Renzi ne valga 10 di D’Alema o altri eternauti della politica nostrana.

L’#enricostaisereno non equivale, forse, a 80 sgambetti di D’Alema a Prodi? E il ‘Patto del Nazareno’ non è assai più spregiudicato della campagna acquisti di Berlusconi qui e là nel Parlamento? Senza dimenticare il cannibalismo antiBersani, roba da tragedia greca. E la trappola a Prodi che già si vedeva al Quirinale?
Bella scusa la rottamazione: un alibi utilizzato per azzerare a proprio vantaggio il potere in casa Pd (e fuori).
No, non mi convince questa spiegazione di Dell’Arti. Piuttosto, il Matteoburrasca fiorentino ancora appare in sella e, dunque, va maneggiato con una certa prudenza.

Da quel che leggo nella recensione, non v’è traccia di un altro attore bombarolo dello scenario politico nazionale: Beppe Grillo. Non c’è perché è lui il motore immobile di questa rivoluzione, o perché anche per il comico genovese vale la regola utilizzata per Renzi, cioè che è solo un fenomeno senza storia alle spalle?
Vallo a sapere. Intanto, nelle lande del Movimento Cinque Stelle avvengono cose che voi umani… epurazioni, defenestrazioni, quasi a realizzare la profezia di Dell’Arti, sia pure senza reali spargimenti di sangue. Ma virtuali sì, con una gogna mediatica da fare invidia a ‘La lettera scarlatta’.
Insomma, mai come stavolta, la mia curiosità si è innescata intorno ai fatti narrati dal romanziere. Un po’ di idee di contorno ce le avrei anche io, che subito mi candido a primiere tricoteuse’.

L’aver incontrato da vicino molti di queste potenziali eliminandi non mi rende molto misericordiosa nei loro confronti.
Dipenderà, forse, dall’esperienza trasmessaci dal nostro lavoro che ce li fa vedere nudi e crudi, quasi noi fossimo il bambino sincero della fiaba dei ‘Tre vestiti dell’imperatore’. E, più che il semplice incontro con codesti personaggi, ci ha resi impietosi anche il contatto con i loro collaboratori, il cui livello sta via via velocemente deteriorandosi.
Tutti ce l’hanno coi grand commis, immarcescibili burattinai della Pubblica Amministrazione. Ebbene, coloro che li hanno sostituiti sono davvero dei pellegrini scelti a caso, senza un minimo di cultura e di professionalità: oliamo la ghigliottina, che anche quelli meritano di essere cancellati senza misericordia, nello stile immaginato da Dell’Arti…

 

PS: Mi rivolgo direttamente a Dell’Arti: ma, dopo tutta questa strage, c’è ancora qualcuno, nelle stanze del potere  -o dello svanito potere- che lo saluta? O, dalle parti di Parlamento e Palazzi vari c’è stata una corsa all’acquisto di cornetti di corallo?

 

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