mercoledì, Ottobre 20

Giorgio Canali: musica rimasta nella testa e nel cuore field_506ffbaa4a8d4

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Il disco si intitola ‘Perle per porci’ sottintendendo che si tratta di brani poco conosciuti, per non dire dimenticati. Secondo te oggi, attraverso Internet, è più facile che un brano trovi il suo pubblico, o in realtà senza un’adeguata promozione non c’è nulla da fare?

Beh, adesso è molto più facile, volendo, essere informati e seguire le cose, sia quelle attuali, sia quelle passate, morte e sepolte. In rete c’è tutto, è quasi impossibile che su YouTube una canzone edita non sia presente. Questa è una cosa fantastica. Allo stesso tempo è chiaro che, essendo oggi molto più facile, economicamente parlando, realizzare un prodotto finito, c’è un mucchio di merda. Però in mezzo c’è anche roba che vale.

Il tuo disco esce per l’etichetta Woodworm. Sei mai stato tentato dall’autoproduzione?

Avei anche una mia etichetta virtuale, però quello di promuovere e distribuire la mia musica non è il mio lavoro. Non saprei come fare, non ho il delirio di onnipotenza che mi spinge a dire “sono capace di fare tutto”. In realtà noi comunque ci autoproduciamo il master: tutti gli album dei Rossofuoco sono autoprodotti, anche quelli editi da La Tempesta; poi l’etichetta ti dà modo di distribuire, cerca di farsi pagare dal distributore, fa la promozione e quant’altro. Alla fine è autoproduzione anche questa, autoproduzione con l’aiuto di qualcuno per mettere il disco in giro. È chiaro che se avessimo voluto avremmo potuto fare tutto da soli, non solo oggi, ma già dieci anni fa.

Se uno dei ragazzi di X-Factor volesse cantare una tua canzone ti farebbe piacere? O pensi che in quel contesto non potrebbe essere apprezzata correttamente?

I talent sono spesso seguiti anche da chi naviga nel mondo della musica alternativa, anche perché “alternativa” è una parola che non vuol dire nulla. In ogni caso una canzone, quando la smolli in giro, è di chi la ascolta. Quindi credo che una bella canzone resti una bella canzone anche dentro una puntata di X-Factor, mentre una canzone di merda resta una canzone di merda, anche glorificata da una cover di Ornella Vanoni.

Negli anni recenti il mondo della musica è cambiato tantissimo: Internet, la musica da scaricare, lo streaming. Per uno come te tutti questi cambiamenti sono stati positivi, negativi, o non ti hanno toccato?

Guarda, io sono a favore della pirateria. Quando faccio un album l’unica cosa di cui mi preoccupo è che mi metta in grado di fare dei concerti, perché l’unica cosa che mi interessa della musica è stare sul palco davanti alla gente. Rimanere in studio a registrare è una cosa che detesto. Quando mi viene in mente una canzone, vorrei che un minuto dopo fosse già pronta, cantata, registrata e mixata direttamente dalla mia testa, senza che io debba metterci le mani. Quindi i cambiamenti che hanno fatto sì che le vendite crollassero, perché c’è in giro un sacco di roba gratis, scaricabile, non mi riguardano. Mi fa piacere che sia così. È una specie di finta libertà che un giorno prima o poi ci toglieranno, ma intanto esiste e, come dicevo prima, permette di scoprire cose nuove. Alla fine sai qual è il bello? Che le major sono rimaste sepolte da tutto questo. E ben gli sta. Non hanno mai capito un cazzo di musica, quindi ne sono felice.

Che cosa stai organizzando per il futuro?

Stiamo già portando questo disco in tour, poi faremo altri concerti d’estate. Tra i progetti futuri c’è il nuovo disco di Angela Baraldi, che dovrebbe uscire a fine estate o inizio autunno. Ci stiamo lavorando ed è a buon punto. Nel progetto ci siamo, io, chiaramente Angela, Steve Dalcol, c’è Vittoria, la batterista dei Massimo Volume. Questo nell’immediato. Poi mi piacerebbe tirar fuori un nuovo album di inediti dei Rossofuoco. E poi chi lo sa? Sono già abbastanza vecchio, non so cosa riuscirò a fare ancora. [ride]

Che ricordo hai della riunione dei CSI di qualche anno fa? È una cosa che rifaresti?

È stato così divertente trovarsi sul palco con una front woman come Angela Baraldi, così diversa da Ferretti. Ha reso i concerti dei CSI rock’n’roll come non lo sono mai stati: CSI e rock’n’roll non sono due parole che puoi coniugare facilmente. Divertente, né più né meno. Un’operazione di pura gioia. Però, come si suol dire, ogni bel gioco dura poco, quindi mi piace che sia durata un paio di stagioni e basta.

Per concludere, c’è qualcosa che ascolti in questo periodo e che vorresti consigliare?

Per rimanere “in casa”, sta per uscire il loro primo album di studio dei Mary in June, e ci sarà dentro anche questo brano, “Un giorno come tanti”, uscito qualche anno fa sul CD-compilation di una fanzine romana, di cui abbiamo fatto la cover ancora prima che uscisse. Mi è capitato di aiutare il cantante, Ale, a mettere le sue voci sull’album, e a scegliere le chitarre. L’album è molto bello. Poi anche loro saranno vittime della sindrome di Perle per Porci: nessuno se li inculerà perché non sono di moda [ride].

 

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