venerdì, Aprile 16

Giordania, hub mediorientale field_506ffb1d3dbe2

0

 Shmeisani

 

Amman – I mercati esteri, per l’Italia, hanno sempre rappresentato una fetta consistente del fatturato annuo. Oggi, nel pieno della crisi, l’export si conferma essenziale per il futuro del Paese. Lo ha certificato, proprio ieri, l’ultimo Rapporto Italia di Eurispes: negli ultimi cinque anni il fatturato estero dell’industria italiana ha superato quello tedesco e francese, e negli ultimi due anni siamo stati tra i soli cinque Paesi al mondo (con Cina, Germania, Giappone, Corea del Sud) a conseguire un saldo commerciale con l’estero superiore ai 100 miliardi di dollari. Il Medio Oriente, nonostante l’instabilità socio-politica della regione, continua a rappresentare un mercato estremamente appetibile per le aziende italiane.
I mercati sauditi, egiziani, libici e giordani restano tra i più interessanti, seguiti da quello libanese e dalle ampie possibilità offerte dall’Iraq, Paese in via di ricostruzione in cui si preventivano 230 miliardi di dollari di investimenti per lo sviluppo nei prossimi anni.

L’Italian Trade Agency (I.T.A.) di Amman, situato nel distretto finanziario cittadino, nella modernissima area di Shmeisani, sede delle maggiori società e banche giordane e internazionali, guidato, dallo scorso ottobre, da Alessio Ponz de Leon Pisani, ha la responsabilità di strutturare e gestire i rapporti oltre che con la Giordania, anche con Iraq e Palestina, aree decisamente strategiche nei prossimi anni.  Quello che prima era chiamato Istituto Nazionale per il Commercio Estero (ICE), ora è diventato Agenzia per l’Internazionalizzazione delle Aziende Italiane, perché, ci dice il Direttore Pisani, “utilizziamo la parola internazionalizzazione, invece che esportazione, poiché i rapporti che cerchiamo di creare sono rapporti di interscambio stabile, ovvero join-venture, trasferimento di nuova tecnologia, attrazione di investimenti”, e la Giordania “è e sarà sempre di più un hub mediorientale” sul quale l’Italia si gioca una fetta consistente del proprio futuro economico.

Direttore Pisani, però le aziende italiane presenti in Giordania non sono numerose, corretto?
Se parliamo di aziende che operano in territorio giordano in maniera permanente la risposta è che non sono numerose, la presenza è obiettivamente bassa e riguarda soprattutto il settore di costruzione di grandi opere. Ma nonostante non ci siano molte aziende italiane presenti sul territorio, l’Italia è il primo partner commerciale europeo per la Giordania, ha superato nel 2011 la Germania e ha riconfermato questo primato nel 2012. La nostra presenza qui è quindi tradizionalmente tra le più importanti, nonostante l’interscambio non abbia un volume economico straordinario se comparato ad altri Paesi in cui l’Italia opera, restiamo comunque uno dei Paesi leader negli scambi commerciali con la Giordania.

Il made in Italy tiene bene quindi in Medio Oriente?
Tiene benissimo e, a differenza di quello che si crede, in tutti i Paesi del mondo i prodotti esportati son quasi sempre beni strumentali e non beni di consumo.Le esportazioni giordane verso l’Italia sono minime, l’ interscambio è decisamente favorevole all’Italia.

Come vede la Giordania all’interno del contesto regionale?
La Giordania ha rispettato le mie aspettative, ho assunto l’incarico ad Amman solo pochi mesi fa e naturalmente avevo delle aspettative, la Giordania è e sarà sempre di più un hub nella regione e deve assolutamente giocare questo ruolo importantissimo. E’ isola felice e sicura in mezzo al mare in tempesta in cui vivono i Paesi circostanti. Amman è diventata una capitale importante, con infrastrutture di accoglienza estera per business e turismo di primissimo livello. Qualunque iniziativa commerciale si possa organizzare, qui trova sempre infrastrutture all’altezza. Le condizioni di vivibilità, la totale sicurezza, i centri di aggregazione ed i servizi rendono la città una metropoli molto aperta, specialmente rispetto alle altre grandi città della regione che magari hanno vissuto situazioni simili ma ora si trovano a dover fronteggiare problemi legati alla sicurezza.

Lei ha operato in aree di sviluppo estremamente varie prima di Amman….
Ho iniziato la mia esperienza all’estero negli anni ’80 in Arabia Saudita, in cui l’enorme flusso di denaro derivato dalla vendita di idrocarburi ha contribuito a far crescere il Paese a velocità altissima. Basti pensare che negli anni ottanta la popolazione era di circa dieci milioni di abitanti, oggi sono ventidue, e nel bel mezzo del deserto sono nate aziende agricole ed allevamenti che esportano prodotti freschi in tutto il Medio-Oriente. L’Italia è sempre stata in pole position fra i partner commerciali sauditi, specialmente per ciò che riguarda l’ingegneria e i beni di consumo. In seguito ho lavorato nelle Filippine, durante il passaggio dei poteri al Generale Fidel Ramos, il Paese viveva un periodo di transizione ed il suo sviluppo era nettamente inferiore rispetto agli altri protagonisti regionali come Malesia, Singapore, Hong Kong. In seguito la situazione si è poi stabilizzata ed ora le Filippine sono un mercato in pieno sviluppo. Per quattro anni ho lavorato in Svezia, ed un anno ad interim in Norvegia, il cui mercato è esploso in seguito allo sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio. Il mercato svedese rappresenta il top per spesa in ricerca e tecnologia, organizzazione efficiente, e anche qui l’Italia ha giocato bene le sue carte nell’ esportazione di prodotti di consumo e nell’attirare il turismo svedese per il quale la popolazione destina una parte consistente del proprio budget. Il mio percorso mi ha portato poi a Budapest, al mio arrivo nel Paese la crescita era forte e viaggiava a ritmi superiori al 4%, seguita poi da uno stallo che ha portato alle dimissioni del governo socialista ed a una crisi politica forte. Anche con Budapest, comunque, i rapporti economici sono forti, un alto numero di ungheresi parla italiano ed essere rappresentante italiano in Ungheria è stato estremamente gradevole.

Ha dei consigli da dare agli imprenditori italiani che valutano il mercato mediorientale?
Si, direi che la prima cosa da considerare è ricordarsi che essere italiani in certe aree del mondo fa la differenza e il Medio Oriente è una quelle, in Giordania e specialmente in Iraq. Qui l’Italia è molto amata. Dirò di più. Quando, prima di partire, incontrai l’Ambasciatore iracheno a Roma, mi diede degli imput importantissimi, mi disse che l’Italia non doveva perdere l’occasione di stringere rapporti commerciali con l’Iraq perchè fra le due popolazioni c’è ‘chimica’, e anche se Baghdad ha ben chiara l’importanza di avere a che fare con gli investitori stranieri di ogni parte del mondo, ha sempre piacere di dare precedenza all’Italia. L’immagine dell’Italia all’estero è amata, così come lo stile italiano e l’approccio negli affari. Non dico di essere più intraprendenti perchè gli investitori italiani lo sono già, ma l’area mediorientale e nordafricana rappresenta un forte punto di scambio commerciale per l’economia italiana e forse se osassero un po’ di più e se avessero più coscienza di quanto l’essere italiano possa essere elemento determinante nell’essere preferiti rispetto ad altri partner i risultati potrebbero sorprendere.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->