sabato, Aprile 17

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Giordania-cittadinanza-donne

Nel corso degli ultimi decenni, la società giordana si è evoluta molto velocemente facendo del piccolo Stato mediorientale un interlocutore di spicco per i grandi attori occidentali. Una serie di ‘strutture’ di carattere occidentale e marcatamente innovative, si son fatti avanti sul palcoscenico giordano: organizzazioni per la tutela dei diritti in primis. Realtà che hanno favorito lo sviluppo del Regno ad una velocità impensabile per qualunque altro Stato della regione.

Uno dei problemi che la Giordania si trova, da sempre, a dover affrontare, sono i poderosi flussi migratori  -dalla diaspora palestinese a quella siriana, passando per libanesi e iracheni- il Regno è al vertice della classica mondiale per numero pro-capite di stranieri per abitante.
Sia a livello economico (aumento dell’inflazione, diminuzione del tasso di crescita del Pil sono direttamente ricollegabili a questi eventi) che a livello sociale (un alto numero di immigrati comporta l’automatica diminuzione del livello della qualità della vita) il contraccolpo è stato forte ed ha causato una ridiscussione ed un ridimensionamento della ‘qualità’ della vita democratica e dello sviluppo sociale.

Il diritto alla cittadinanza è un tema che influenza in maniera decisa i più svariati ambiti della vita sociale, politica ed economica del Paese.
L’ articolo 6 della Costituzione della Giordania recita che è giordano «chiunque nasca da padre giordano in Giordania, da padre giordano in altre parti del mondo, da padre apolide o di sconosciuta nazionalità e madre giordana in Giordania, chi nasca in territorio giordano da genitori sconosciuti». Chiunque, quindi, si ritrovi figlio di madre giordana e padre straniero, non sarà mai legittimato a richiedere nazionalità nel Regno.
Questo articolo della Costituzione, scritto nel 1954 e derivato direttamente dai codici a matrice Sharia, stona con l’evoluzione riscontrabile nel Paese ed è stato motivo di dibattito fin dal 2002, e, nei dodici anni seguenti, la sua revisione è stata sottoposta alle commissioni costituzionali di tutti i governi susseguitisi nel tempo, senza mai arrivare alla definizione della modifica.

La difficoltà a sostituire la parola ‘padre’ con la parola  ‘genitore’ istintivamente fa intuire una ragione sessista; l’attenta analisi delle conseguenze che comporterebbe la modifica  dei requisiti per la cittadinanza che le organizzazioni per la tutela dei diritti umani richiedono mostra però i possibili sconvolgimenti dell’intero equilibrio giordano causata dall’estensione di diritti politici e sociali ad un numero altissimo di soggetti, che si troverebbero beneficiari di beni, servizi e potere decisionale. Diritti il cuicosto’ (non solo economico ma anche e forse soprattutto politico), probabilmente, in questo momento non è sostenibile per il Paese già in affanno.

 

Esraa Mahadib, è avvocato e attivista di spicco per i diritti delle donne ad Amman, con lei cerchiamo di capire i vari aspetti del problema.

Esraa Mahadib, il problema della cittadinanza è direttamente collegato al problema dei diritti delle donne giordane. Come descriverebbe l’evoluzione dei diritti femminili in Giordania?
La situazione femminile in Giordania necessita di diversi punti di riferimento per essere compresa dagli occidentali. I contrasti sono forti e realtà estremamente differenti determinano la qualità di vita e l’evoluzione di una donna Giordana. La prima distinzione riguarda, obbligatoriamente, il posto in cui vive, perchè se Amman rappresenta, in qualche modo, lo stereotipo standard di metropoli finanziaria, in cui una donna può sentirsi pienamente padrona della sua esistenza, il resto del Paese presenta parametri molto distanti dallo stile di vita della capitale. A livello politico e sociale la Giordania ha sicuramente fatto enormi passi avanti negli ultimi anni per quello che riguarda il diritto all’emancipazione femminile, sotto l’attenta supervisione delle organizzazioni presenti sul territorio che hanno avuto decisiva voce in capitolo, fino all’insediamento stabile di figure femminili nella vita politica del Paese, ma il completamento del percorso verso la parità necessita ancora di ingenti sforzi e discussioni. Al termine della vita lavorativa, ad esempio, il calcolo della pensione è diseguale a seconda che il contribuente sia di sesso maschile o femminile. L’articolo 308, letto dalle organizzazioni di tutela dei diritti come lesivo dei diritti umani più che come semplice discriminante di genere, prevede la sospensione della pena carceraria per lo stupratore che ‘acconsente’ a sposare la sua vittima. A livello lavorativo, nonostante incarichi decisamente di rilievo, come la direzione universitaria, siano specificamente riservate a figure femminili, la percentuale di donne lavoratrici oltre i 35 anni cala vertiginosamente a causa delle forti pressioni sociali e familiari dirette verso la creazione di una famiglia, che a causa della mancanza di infrastrutture sociali coadiuvanti, impone alla donna la rinuncia alla carriera a fronte del management familiare. La struttura socio culturale del Paese è molto rigida in questo senso, difficilmente si riesce evadere dallo standard, e nonostante sia previsto nel pacchetto di sviluppo approvato due anni fa, l’ obbligo per le aziende sopra i 20 dipendenti di attivare il servizio nursery all’interno della stessa azienda per dare la possibilità alle madri di proseguire la loro carriera, nella realtà dei fatti questo servizio non è garantito.

La Legge di Cittadinanza giordana è sotto osservazione da oltre dieci anni e le richieste di modifica sono state continue nel corso del tempo, questo significa che l’argomento è molto sentito nella popolazione.
Riguardo l’articolo sei della Costituzione, e la possibilità della madre di trasmettere la nazionalità al proprio figlio, la discussione è estremamente controversa, le battaglie a riguardo hanno sempre ricevuto come risposta dal Governo la difficoltà di modificare questo articolo, senza fornire spiegazioni sufficienti per capire perchè fosse così complicato. E’ chiaro che una delle ragioni è quella di limitare la nazionalizzazione dell’alto numero di stranieri, nel caso dei palestinesi, ad esempio, la cancellazione o modifica dell’articolo riguarderebbe una percentuale di persone sul territorio molto significativa, e l’integrazione ufficiale a livello socio-politico di una rappresentanza così ampia di popolazione produrrebbe conseguenze sulla vita del Paese. Indipendentemente da questa ragione, ritengo necessaria la richiesta di modifica dell’articolo discriminante, ma vedo lontano il suo ottenimento.

Quali misure son state prese nel frattempo?
La registrazione è possibile, ma solo attraverso documentazione temporanea come i passaporti a scadenza biennale, numeri di previdenza sociale creati appositamente per questi casi e le richieste di permessi lavorativi annuali, che naturalmente non forniscono adeguata tutela né la percezione di integrazione nel Paese.

Cosa comporta questa differenziazione nella vita di tutti i giorni?
Il fatto di non avere il riconoscimento pieno della cittadinanza, crea difficoltà nei vari ambiti della vita, non essendo registrati dei database del sistema sanitario queste persone devono sostenere interamente le spese di mediche, lo stesso vale per il sistema educativo, e questo impatta fortemente sul lato economico della vita familiare, come anche la difficoltà ad acquisire proprietà sul territorio o anche semplicemente ottenere la patente di guida.

Questo comporta anche una scissione fra diritti sociali e diritti politici, come si possono separare?
I diritti politici sono strettamente correlati al possesso di nazionalità giordana, garantita e certificata dall’assegnazione di un numero di previdenza sociale ufficiale, non ottenibile nei casi diversi dall’articolo 6. Il mancato possesso, di conseguenza, esclude dal diritto di esprimere la propria rappresentanza tramite il voto o la possibilità di partecipare alla vita politica del Paese candidandosi alle competizioni elettorali. I diritti civili sono garantiti, dal numero di previdenza temporaneo, soggetto a rinnovo.

Come impatta questo sulla crescita personale?
Le conseguenze dirette sulla percentuale di popolazione soggetta a questo cavillo, oltre a quanto spiegato in precedenza, vanno oltre i problemi normativi. Infatti, crescere in uno Stato in cui  la propria documentazione va rinnovata annualmente crea una serie di disagi. Il mancato senso di appartenenza, derivato dal sentirsi straniero dove si è nati, è forte. L’impossibilità di esprimere il proprio parere politico, e quindi la continua percezione di non essere rappresentati, instaurano nella persona un senso di stress continuo paragonabile ad un disturbo post-traumatico.

Quale spazio trovano le Organizzazioni per la tutela dei Diritti?
Le organizzazioni ad Amman sono estremamente numerose e lavorano per mantenere alto il livello di attenzione e discutere attivamente i vari temi. Nonostante spesso gli obiettivi siano comuni, però, difficilmente lavorano in maniera sincronizzata e questo sicuramente penalizza il risultato finale. Complessivamente svolgono una funzione di controllo.

 

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