mercoledì, Agosto 4

Giordania: strangolata da Ryad, si avvicina a Teheran? Le proteste in Giordania scaturite dalla crisi economica potrebbero aprire nuove alleanze regionali per Amman. Il commento di Paolo Maggiolini, Associate research fellow Medio Oriente e Nord Africa per l’ISPI e Gabriele Pedrini, Senior Analyst presso l’Institute for Global Studies

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La situazione giordana potrebbe essere il primo sintomo di un riallineamento degli equilibri regionali che negli ultimi anni sono risultati molto mutevoli, a seguito dei molti eventi che hanno destabilizzato la regione. “La Giordania ha cercato di aprire vari canali, ammorbidendosi con la Siria, facendo notare all’Arabia Saudita che il costo dell’operazione di allineamento contro il Qatar è stato notevole e non ha avuto dei dividendi. È un atteggiamento tradizionale della politica giordana, proprio per quel bisogno di ricevere costantemente aiuti stranieri. Più interlocutori si hanno meglio è”, commenta Maggiolini.

Sul piano geopolitico la Giordania “ sul piano geopolitico si trova ad un bivio”, ci dice Pedrini. “La Giordania sta assistendo ad un ricollocamento dei ridisegno degli equilibri regionali. Bisogna tenere conto che l’asse consolidato tra Ryad, Tel-Aviv e Washington sta producendo dei cambiamenti all’interno della regione e in tutto questo si inserisce il ‘deal of the century’, l’affare del secolo, ovvero questo piano di Trump che comporta un nuovo ruolo della Giordania all’interno della regione, non più un ruolo di garante, supervisore, protettore dei siti cristiani islamici a Gerusalemme, ma un ruolo di patria alternativa per i palestinesi che ancora vivono in Palestina. Se nell’accordo del secolo la Palestina è destinata ad essere ‘ebraicizzata’, i palestinesi attualmente residenti nei territori occupati dovranno trovare una nuova collocazione e questa nuova collocazione la dovranno trovare in Giordania. In virtù di questo accordo si possono comprendere i motivi per cui l’Arabia Saudita ha deciso il taglio degli aiuti economici, ovvero per imporre ad Amman l’accettazione di questo accordo. La monarchia giordana in questo modo si trova in una situazione critica. Potrebbe diventare la patria dei palestinesi e perdere il ruolo di garante, una situazione che comporterebbe un effetto delegittimante nei confronti della corona, che deve gran parte della sua legittimazione proprio a questi caratteri simbolici e venendo meno tale ruolo verrebbe meno di fatto ogni tipo di legittimazione della Monarchia”.

Data la peculiarità di queste proteste, una novità per la storia della Giordania potrebbe risultare difficile per il Governo esplorare delle soluzioni. “Bisognerà riuscire in qualche modo a viaggiare nello scenario in cui la riforma non passi attraverso l’aumento delle tasse, soprattutto sui servizi e sui beni di prima necessità”, commenta Maggiolini, “il Governo deve dare una risposta efficace al problema della disoccupazione e all’impoverimento che oggi è stato espresso nelle strade, perché le nuove tasse andrebbero ad opprimere proprio quella popolazione che non vive di business e grandi investimenti, ma si basa sulle professioni”.

La crisi di questi giorni è inedita nella storia della Giordania”, afferma Pedrini. “Durante la Primavera Araba la situazione economica era diversa, gli aiuti economici esteri di cui abbiamo parlato prima sono venuti meno durante questo ultimo anno. Dal momento in cui l’Arabia Saudita ha fatto venire meno i propri aiuti canonici alla Giordania, Amman, conscia di questa sua debolezza strutturale, ha da tempo iniziato a guardare a nord e a nord-est, verso la Turchia e l’Iran, per cercare delle modalità di cooperazione a vario titolo che possano compensare quei fondi che non arrivano più da Ryad e dagli Emirati. Se Amman decidesse di cedere alle minacce e alle richieste saudite, la sua collocazione rimarrà quella che è , ovvero nell’orbita di queste potenze che strizzano l’occhio a Washington, totalmente ridimensionata e snaturata. L’altra opzione è quella che potrebbe portare la Giordania ad avvicinarsi verso altri partner, e quindi sostituire Arabia Saudita ed Emirati con una cooperazione più stretta con Ankara e Teheran. Certamente questo provocherebbe ulteriori situazioni critiche dato che Israele ha una visione molto critica nei confronti del ruolo dell’Iran nella regione. Un avvicinamento tra Giordania e Iran potrebbe determinare un ulteriore sentimento di accerchiamento da parte di Israele, il quale non permetterebbe ad Amman di finire nelle braccia dell’Iran.

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