mercoledì, Aprile 21

Gioco d’azzardo: regna il caos field_506ffb1d3dbe2

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Il gioco d’azzardo torna a occupare prepotentemente la scena del dibattito politico. E lo ha fatto anche in questi ultimi giorni dell’anno, a ridosso di un Natale che ha risentito prepotentemente della crisi che ancora attanaglia il Paese. Tra difficoltà economiche, disoccupazione, spese e instabilità, gli italiani continuano a riporre fiducia nella fortuna. E dilapidano quel poco che resta nel portafogli, denaro che dovrebbe servire per l’economia familiare, nelle sale da gioco, nei bar, in tabaccheria e nelle ricevitorie, dando vita a un giro d’affari che sfiora cifre astronomiche, specialmente se si tiene conto che più della metà delle famiglie italiane fatica ad arrivare a fine mese.

Il 50% degli italiani tra i 15 e i 64 si è fatto tentare almeno una volta nella vita dal miraggio del colpo di fortuna al gioco, scegliendo tra scommesse sportive, Gratta e Vinci, poker, casinò online, slot machines. Una passione che si trasforma facilmente in patologia e piaga sociale, come ha evidenziato uno studio  dell’Istituto di Fisiologia clinica del CNR di Pisa, secondo cui quasi un giocatore/scommettitore su cinque rischia di sviluppare una dipendenza patologica dal gioco d’azzardo. La ludopatia poi genera a sua volta piaghe sociali di estrema gravità, dall’impoverimento all’alcolismo, dalla violenza domestica al ricorso all’usura. E a pagarne le conseguenze sono i Comuni, che si ritrovano di fronte a un’emergenza sanitaria senza avere a disposizione le risorse adeguate per arginarla.

Negli ultimi anni, a fronte dell’aumento vertiginoso del numero di giocatori d’azzardo, il settore dei giochi è stato oggetto di numerosi interventi legislativi, attraverso i quali lo Stato ha soprattutto cercato di contrastare la crescita del gioco illegale, tutelando i minori e contrastando la ludopatia. Ma su un altro fronte si è cercato anche di reperire maggiori entrate per la copertura degli oneri recati dalle manovre di finanza pubblica, anche attraverso l’assegnazione di nuove concessioni, alla luce di alcune sentenze della Corte di giustizia europea.

Il comparto del gioco rappresenta il 4 per cento del PIL italiano, con un giro d’affari intorno ai 90 miliardi ed entrate erariali pari a oltre 8 miliardi. Nel 2012 la raccolta è stata pari a 87,1 miliardi, determinando un incremento del 9 per cento rispetto al 2011 (79,9 miliardi). Di tale raccolta 70 miliardi sono tornati ai giocatori come vincite (Fonte AAMS). Considerando il dato relativo al 2010 (61,4 miliardi), in due anni si è registrato un aumento della raccolta del 42 per cento.

Il quadro normativo che disciplina il settore dei giochi è davvero assai complesso, in quanto le disposizioni di legge rinviano sempre più spesso a decreti del direttore generale dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (A.A.M.S.), ora confluita nell’Agenzia delle dogane ai sensi dell’articolo 23-quater del D.L. n. 95 del 2012.

Il D.L 158/2012 (Decreto Balduzzi), «Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute», è una delle ultime tappe in materia di regolamentazione del gioco d’azzardo e di contrasto alla dipendenza, riportando all’articolo 7, tra le altre cose, una serie di disposizioni per contrastare la dipendenza da gioco. Nello specifico, al comma 4 bis, si legge che «la pubblicità dei giochi che prevedono vincite in denaro deve riportare in modo chiaramente visibile la percentuale di probabilità di vincita che il soggetto ha nel singolo gioco pubblicizzato. Qualora la stessa percentuale non sia definibile, è indicata la percentuale storica per giochi similari».

A rendere ancora più complicato il quadro normativo sono poi le sovrapposizioni tra i Decreti legge e la legislazione delle singole regioni in materia di gioco d’azzardo e patologie ad esso connesse. Tra gli esempi più recenti, l’approvazione all’unanimità, in Consiglio Regionale della Lombardia, di una legge di contrasto al gioco d’azzardo patologico, che prevede agevolazioni per gli esercenti che disinstallano le slot machines e penalizzazioni per chi invece non accetta la proposta governativa.

La licenza per inserirle all’interno di esercizi commerciali viene autorizzata dalle questure, previa la verifica di assenza di attività illegali, e poi rilasciata dai monopoli di Stato. Invece, nella lotta all’utilizzo illegale degli apparecchi da gioco, pure diffusissima in tutto il Paese, il principale strumento di supporto all’Amministrazione è il sistema informatico di connessione in rete degli apparecchi, che permette un controllo immediato del sistema, anche ai fini del versamento del prelievo erariale unico (PREU).

Dell’incasso di una slot, il 13,5% va allo Stato (12,7 di Preu + 0,8% di Aams calcolato sulla cifra incassata); l’1% è il costo della rete dal concessionario (Lottomatica, Cirsa, Atlantis, Sisal); il 10,5% è la percentuale utile che si divide tra l’esercente e il noleggiatore; il 75% va nel pagamento delle vincite.

Il polverone politico di questi giorni riguarda l’emendamento ‘salva slot’, approvato nel decreto Salva Roma in Senato, e ribattezzato una ‘porcata’ dal segretario del Pd Matteo Renzi. Un emendamento che stabilisce che gli enti locali che si oppongono all’apertura di sale da gioco e all’autorizzazione per installare slot machines avranno meno trasferimenti da parte dello Stato: in sostanza, una penalizzazione a chi fa una battaglia valoriale cercando di contrastare il gioco d’azzardo e i suoi risvolti patologici. Renzi, ribattezzato Nembo Kid da Massimo Gramellini qualche giorno fa, ha fatto pressione su parlamentari del Pd e non per ritirare l’emendamento. Ma anche la Lega Nord rivendica il merito di lottare contro le slot. E pure il M5S, che secondo Grillo non è stato citato volutamente dai giornali, per far cadere onore e gloria solo sulle spalle del neosegretario del Pd.

Una cosa è certa: lo Stato è schizofrenico: da una parte incassa dal prelievo sulle slot machines, dall’altra investe risorse per finanziare i Sert per la loro lotta alla ludopatia. E mentre la politica si azzuffa, resta la speranza di una rapida soluzione in grado di contrastare il gioco d’azzardo, la nuova piaga sociale figlia della crisi.

 

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