Gina Haspel, prima donna al vertice della CIA: cambiamento o continuità? Con Alfredo Mantici (Oltrefrontiera) parliamo delle implicazioni di un cambiamento che sembra storico

Si è parlato di contrasti interni alla CIA: è vero? Se sì, che ruolo giocherà la Haspel in questi contrasti interni?

I contrasti interni ci sono sempre stati perché la CIA, per tradizione, è molto liberal, quindi mal sopporta una direzione eccessivamente conservatrice e autoritaria come quella imposta da Donald Trump. Normalmente, questi malumori interni si traducono in spifferate all’esterno: i dirigenti o i funzionari che non sono soddisfatti chiamano il ‘Washington Post‘ o il ‘New York Times‘ e raccontano segreti che non andrebbero rivelati. Dobbiamo stare attenti a questo per capire l’entità di un’eventuale crisi interna: se dovesse aumentare il numero dei leaks verso i giornali anti-trumpiani, allora vuol dire che il dissenso si trasforma in guerra clandestina.

Come accennato poco fa, la Haspel è stata coinvolta in attività discutibili, almeno dal punto di vista del Diritto Internazionale, come i rapimenti e gli interrogatori di sospetti fuori dai confini USA: dopo la frenata imposta dall’Amministrazione Obama, è ipotizzabile che Trump voglia riabilitare quei metodi?

In realtà, noi diamo una valutazione abbastanza superficiale della Presidenza Obama, per quanto riguarda la sicurezza nazionale americana in senso lato. Obama aveva detto, durante la prima campagna elettorale, che avrebbe chiuso Guantanamo e che avrebbe in qualche modo risolto il problema di quelle centinaia di persone detenute senza processo e a tempo indefinito: dopo otto anni, Obama ha lasciato la Presidenza ma Guantanamo è ancora in piedi. Obama ha interrotto le extraordinary renditions perché erano e restano politicamente imbarazzanti e operativamente molto difficili (si pensi a quello che è successo con il caso Abu Omar in Italia), ma non ha minimamente attenuato la politica di uccisione a distanza con i droni: Obama ha firmato delle condanne a morte, tra l’altro di Cittadini americani. Il capo di al-Qaeda nello Yemen, che era un Cittadino americano, è stato ucciso da un drone; se ci pensiamo un attimo, è una cosa abbastanza pesante: il Governo degli Stati Uniti non può decretare la morte di un Cittadino americano senza che ci sia un passaggio attraverso la Magistratura, eppure in questo caso è stato così; Anwar al-‘Awlaqī era nato nel Nuovo Messico, si era trasferito nella Penisola Arabica dove è diventato il capo di al-Qaeda ed è stato ucciso da un drone avendo ancora il passaporto americano. Possiamo dire, quindi, che anche Obama ha continuato con le sue brave violazioni del Diritto Internazionale fino all’ultimo giorno della sua Presidenza: per questo io non credo che ci sarà discontinuità operativa tra le due Presidenze.