giovedì, Ottobre 28

Gilet Gialli: tra protesta spontanea e strategie anti-UE Un'analisi del fenomeno che sta mettendo in gran difficoltà la Francia, con Éric Jozsef (Libération)

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Per il quarto sabato consecutivo, lo scorso 8 dicembre Parigi è stata scossa da una violenta guerriglia urbana ad opera del movimento dei cosiddetti Gilets Jaunes (Gilet Gialli), dal giubetto giallo per le emergenze stradali che indossano come segno di riconoscimento. Nato su internet e diffusosi a macchia d’olio grazie ai social network, questo movimento di protesta sociale aveva come primo obiettivo l’abolizione della tassa sui carburanti annunciata dal Presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, nell’ambito della lotta contro il surriscaldamento globale, che sarebbe costata ai francesi un aumento di 6 centesimi al litro di benzina. Il movimento, però, è subito andato oltre alla richiesta di abolizione della tassa in questione, arrivando a contestare le politiche del Governo, l’Unione Europea e l’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Nelle manifestazioni di piazza tenutesi a Parigi e in molte altre città della Francia, le ali più radicali del movimento si sono abbandonate a violenze, devastazioni e guerriglia urbana. Il bilancio, al momento è di tre morti, moltissimi feriti e fermati, ingenti danni. Il Governo, in grande difficoltà, ha ceduto in larga parte alle richieste dei manifestanti che, però, sembrano non essere intenzionati a sospendere le manifestazioni e le violenze. I partiti di opposizione più estremi, dal canto loro, tentano di intercettare il movimento a proprio vantaggio: sia La France Inoumise (FI: La Francia Indomita) di Jean-Luc Mélenchon che, soprattutto, il Rassemblement National (RN: Raggruppamento Nazionale) di Marine Le Pen, al momento non sembrano però in grado di farsi interpreti del malcontento dei cittadini.

In attesa del discorso che Macron terrà questa sera per tentare di calmare gli animi dei francesi, la novità più rilevante sta nell’allarme lanciato dalla Direction Générale de la Sécurité Intérieure (DGSI: Direzione Generale della Sicurezza Interna): secondo fonti dei Servizi Segreti, alcuni estremisti avrebbero incitato i manifestanti a ricorrere alle armi da fuoco per colpire i rappresentanti delle Istituzioni; un vero e proprio rischio di Colpo di Stato, insomma.

Al di là di questo allarme, però, la notizia più significativa sta nel sostegno che diversi rappresentanti politici di area ‘sovranista’ stanno dando in maniera più o meno esplicita ai Gilets Jaunes: da gruppi d’influenza vicini al Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, al Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dall’organizzazione ‘the Mouvement’ (il Moviemnto) di Steve Bannon ai partiti di Governo italiani (oramai tra i più importanti del campo sovranista) Lega (con il Ministro degli Interni Matteo Salvini) e Movimento 5 Stelle (con il portavoce Beppe Grillo in persona). Oltre alle posizioni esplicitamente favorevoli al movimento francese, ci sarebbero poi delle azioni volte a mettere in difficoltà il Governo francese e le istituzioni UE in vista delle elezioni europee del marzo 2019: secondo gli analisti della DGSI si starebbe, insomma, soffiando sul fuoco delle proteste per colpire, non solo il Governo di Parigi, ma tutta la UE; destabilizzare i Governi filo-europei per favorire gruppi nazionalisti che, una volta al potere, possano affossare il progetto dell’Unione (si pensi al movimento dei Forconi che, tra il 2011 e il 2012, riempì le piazze italiane e la cui rabbia è andata poi a nutrire il consenso per M5S e Lega).

Il movimento dei Gilets Jaunes viene quindi ad inserirsi, in maniera probabilmente inconsapevole, in un generale moto anti-istituzionale e anti-UE che vede, oramai da diversi anni, lo spostamento delle opinioni pubbliche europee su posizioni sempre più di Estrema Destra, nazionaliste e xenofobe. Il coinvolgimento di Bannon e della sua organizzazione ne è una riprova: the Mouvement, infatti, è legata ai principali movimenti di Estrema Destra europea, dal RN francese, a Lega e Fratelli d’Italia (FdI), da Alternative für Deutschland (AfD: Alternativa per la Germania) allo United Kingdom Indipendence Party (UKIP: Partito per l’Indipendenza del Regno Unito), fino ad arrivare al partito del Primo Ministro ungherese, Viktor Orbán.

Per tentare di capire quali forze agiscano dentro e, soprattutto, dietro a queto ingente movimento di protesta, abbiamo parlato con Éric Jozsef, giornalista e corrispondente dall’Italia per ‘Libération‘ e ‘Le Temps‘.

 

La visibilità mediatica dei Gilets Jaunes è molto alta, tanto da apparire come un movimento popolare: si tratta effettivamente di un fenomeno che coinvolge la maggioranza della popolazione o piuttosto di una minoranza estremamente attiva?

Coloro che scendono in piazza sono una minoranza. Per l’ultima manifestazione,ad esempio, Si parlava di centotrentamila persone che, su una popolazione di sessantotto milioni, è un numero piuttosto ridotto. In tutti i sondaggi, però, vediamo come le ragioni per cui i manifestanti scendono in piazzo sono condivise da una larga parte della popolazione: quasi l’84% degli intervistati sostiene di capire le ragioni di chi manifesta; quando si guarda a chi sostiene effettivamente i Gilet Gialli, invece, si scende al 46%. C’è quindi un distacco tra le motivazioni e le azioni; in ogni caso, però, non si può pensare che si tratti soltanto di un piccolo fenomeno. È un fenomeno che si è costruito sui social network e che va avanti da un mese, il che significa che si tratta di una realtà che non può essere minimizzata. Ovviamente l’eco mediatica è molto forte: è il prezzo cha paghiamo ad una comunicazione che oggi passa in maniera continua attraverso la televisione e i social network.

I Servizi Segreti francesi della DGSI hanno ipotizzato che dietro il movimento ci sia la mano di Paesi stranieri che starebbero sfruttando il malcontento dei cittadini francesi per propri obiettivi politici: si tratta di un’ipotesi verosimile? Di che Paesi staremmo parlando?

Sul piano internazionale vediamo chiaramente che ci sono due paesi che hanno individuato chiaramente l’Unione Europea come un loro nemico: la Russia di Vladimir Putin e gli Stati Uniti di Steve Bannon e Donald Trump. Questi Stati vedono in Emmanuel Macron uno dei loro avversari principali, in quanto si tratta di colui che ha tentato di spingere verso una maggiore integrazione europea: vedendo che Macron è in difficoltà di fronte a questo movimento, c’è il tentativo di spingere questa protesta sociale buttando benzina sul fuoco. I maggiori esperti di sicurezza hanno individuato azioni di disinformazione che arrivano dal mondo anglosassone e da alcuni ambienti vicini a Putin, come Aleksandr Dugin o “Russia Today”, che è il braccio mediatico del Cremlino e che fa una copertura degli eventi molto forte e amplificata di quanto sta accadendo oggi in Francia. È innegabile che questo scontro sociale, che è un fenomeno reale e non è stato creato in laboratorio, è totalmente strumentalizzato da due potenze che da mesi cercano di distruggere l’Unione Europea. Questo è un elemento che ci permette di prendere coscienza di questa sfida.

La DGSI ha parlato anche di infiltrati che starebbero dietro agli episodi di violenza ad opera del movimento: c’è un’idea di chi possano essere queste persone?

La questione degli infiltrati è sempre molto difficile da affrontare. Da un lato è normale che ci siano infiltrati della Polizia in tutti i movimenti, allo scopo di controllare e raccogliere informazioni: questa non è una novità. Che ci siano degli infiltrati da parte di gruppi di estremisti è accertato: possiamo dire, anzi, che non si tratta di infiltrati, quanto di manifestanti che vedono nella violenza lo strumento della propria lotta politica; questo vale per l’Ultra-Sinistra e, ancor di più, per l’Ultra-Destra. Ciò è ormai acclarato e rivendicato dalle parti in causa.

Il sostegno di Donald Trump alle istanze dei Gilets Jaunes non stupisce più di tanto; più interessante è l’impegno di Steve Bannon e della sua fondazione (legata anche a movimenti come RN, Lega, AfD, UKIP) a favore del movimento: cosa sta facendo Bannon in Francia? Che rapporto c’è tra Bannon, i Gilets Jaunes e l’Estrema Destra nazionalista europea?

Possiamo basarci sulle dichiarazioni ufficiali: Bannon sta cercando di fondare una sorta di ‘internazionale sovranista’ che abbatta l’Unione Europea. È un processo che ha intrapreso da diversi anni prendendo contatti con Marine Le Pen, con Matteo Salvini, sembra che abbia avuto rapporti anche con alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle con lo UKIP, che ha permesso la Brexit; tutto questo non è un segreto. L’obiettivo politico, confermato anche da Trump, è di indebolire l’Unione Europea come soggetto politico sul piano internazionale: questo obiettivo passa attraverso il sostegno a tutto quello che può indebolire la UE. Bisogna essere ben consci che c’è una battaglia in corso: è una guerra di influenza. Trump la combatte a viso scoperto, Putin in maniera più nascosta attraverso i propri mezzi di informazione e soprattutto sulla rete. Bisogna riflettere sul fatto che se questi soggetti investono così tanto sui social network, significa che questi hanno un effetto reale.

Siamo di fronte al rischio di un Colpo di Stato guidato dall’estero?

Ritengo che Istituzioni francesi siano abbastanza solide: sono state immaginate da de Gaulle in modo che, una volta eletto, per cinque anni nessuno possa mettere in discussione il potere del Presidente della Repubblica, nemmeno una forte mobilitazione di piazza. Se anche la pressione diventasse più forte, ci sarebbero diverse tappe da rispettare: le eventuali dimissioni del Primo Ministro e l’eventuale scioglimento delle Camere; questo permetterebbe, nel frattempo, di mantenere la posizione del Presidente della Repubblica. In ogni caso, questo scenario, al momento è altamente improbabile; tuttavia siamo partiti da una crisi sociale che ora sta diventando una crisi politica: se le risposte di Macron non saranno all’altezza potrebbe divenire una crisi istituzionale.

Il problema di fondo è che Emmanuel Macron ha costruito il suo successo politico sulla ‘rottamazione’ della classe dirigente tradizionale e, una volta al potere, ha governato mettendo da parte i corpi intermedi come i sindacati: in questo modo, ora si trova ad essere solo di fronte alla piazza, anche perché il suo stesso partito è composto in larga maggioranza da persone che non hanno mai fatto politica prima. In questo conteso è molto difficile incanalare questa protesta dentro dei binari politici.

Ci sono altre sue considerazioni da fare. Da un lato, anche i partiti di opposizione più radicali, La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon e il Rassemblement National di Marine le Pen, fanno fatica ad inquadrare questo movimento in quanto questa protesta nasce anche in risposta all’incapacità di questi partiti di interpretare una risposta politica alla situazione attuale. Dall’altro lato, gli stessi Gilet Gialli, essendo partiti in modo orizzontale, non hanno dei veri e propri rappresentanti e portano avanti delle rivendicazioni piuttosto contraddittorie come, ad esempio, “meno tasse e più servizi”: la grande difficoltà nel trovare una risposta politica, quindi, deriva anche dalla mancanza di interlocutori credibili, competenti e legittimati; molti degli esponenti dei Gilet Gialli che si sono dimostrati più aperti al dialogo sono stati minacciati di morte dalla parte più radicale del movimento.

Il movimento francese ricorda non poco il movimento dei Forconi italiano del 2011-12: la Francia si sta avviando sulla stessa strada dell’Italia?

Possiamo dire che i Gilet Gialli siano dei Forconi di successo: sono dei Forconi che sono riusciti ad interpretare un malessere sociale più largo. Questo anche perché il movimento dei Forconi ha avuto, in qualche modo, una risposta politica nel Movimento 5 Stelle e, in parte, nella Lega: almeno nel breve termine, c’è stato un soggetto politico che ha incanalato la rabbia. Il Moviemnto 5 Stelle, ad esempio, è riuscito ad incanalare la rabbia presente nella società per vincere le elezioni ed andare al Governo: la protesta di piazza è divenuta protesta di Governo e bisognerà vedere quanto potrà durare questa situazione. In Francia non c’è una risposta politica: questo rende molto difficile immaginare una soluzione: non escludo che da questo movimento possa nascere una sorta di 5 Stelle francese anche se, in Italia, i 5 Stelle si sono formati avendo alle spalle una struttura forte come la “Casaleggio Associati” e con un portavoce influente come Beppe Grillo. In  Francia non abbiamo né la struttura né il prtavoce.

Possiamo dire che il movimento, nonostante sia nato in maniera spontanea, sia ora uno strumento in mano a chi mira alla destrutturazione della UE?

Il movimento non è diretto da fuori, però è sicuramente utilizzato dai quei gruppi che vogliono distruggere l’Unione Europea. Bisognerà vedere se, con il suo discorso questa sera, Macron sarà in grado di trovare degli interlocutori tra i Gilet Gialli. Penso che Macron conti molto su la stanchezza e l’esasperazione della popolazione: stanca delle continue violenze, una parte del Paese che in un primo momento vedeva di buon occhio i Gilet Gialli si stanchi e si allontani; soprattutto il mondo del piccolo commercio, che è simpatizzante dei Gilet Gialli perché vuole meno tasse e meno centralismo, comincia spaventarsi di fronte alla prospettiva di una perdita di fatturato dovuta a disordine e violenza. È probabile che si voglia aspettare che il ceto medio e medio-basso si stanchi di queste continue proteste come è avvenuto nel ’68: è un gioco molto rischioso da parte delle Istituzioni.

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