venerdì, dicembre 14

Gilet gialli: nonostante la moratoria, la lotta continua Moscovici: 'Dialogo con Italia segnale positivo. Anche gli investitori hanno lo stesso feeling'

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Il premier francese Edouard Philippe nel messaggio ufficiale alla nazione è tornato sulla questione dei gilet-gialli. In particolare ha confermato la moratoria di 6 mesi dell’aumento delle accise sul carburante e annunciato la sospensione di tre misure fiscali. «Bisognerebbe essere sordi o ciechi per non vedere o sentire la collera dei francesi, ne misuro la forza e la gravità», ha affermato il premier, che oltre alla moratoria sulle accise del carburante, ha deciso lo stop per le tariffe di elettricità e gas. I portavoce dei gilet gialli però non hanno accettato l’offerta annunciata dal governo e sabato manifesteranno di nuovo.

«Una moratoria è solo un rinvio. Non è evidentemente all’altezza delle attese e della precarietà in cui versano i francesi», ha scritto però la leader del Rassemblement National, Marine Le Pen contestando la decisione del governo. «Se si limitano ad una moratoria sarà la dimostrazione che non si considerano come dirigenti di uno Stato nazione che deve la protezione al suo popolo, ma come padroni di banca che concedono una rateizzazione ai clienti eccessivamente indebitati».

Segnali di distensione tra Italia e Ue. Il commissario Pierre Moscovici ha infatti affermato: «Il dialogo con l’Italia è in corso, diventa più intenso, vediamo un tono diverso, un diverso modo di cooperare e vediamo l’Italia disponibile ad ascoltare il nostro punto di vista e risolvere i problemi. È un passo che accogliamo con favore, e anche gli investitori hanno lo stesso feeling. Ora il dialogo è cominciato davvero su metodo e sostanza. A Buenos Aires abbiamo avuto discussioni positive con Conte e Tria, e abbiamo deciso di proseguire nell’interesse generale e abbiamo dato mandato ai nostri team di lavorare in quella direzione».

Intanto dall’Ue arriva un ultimo accorato appello ai contrari al Global compact sulla migrazione. E in particolare a lanciarlo è stato il commissario europeo Dimitris Avramopoulos: «Rivolgo l’ultimo appello agli Stati membri, affinché ripensino e riconsiderino la loro posizione, poiché questa è nell’interesse dell’Europa, e dei Paesi dell’Ue coinvolti o meno dalle migrazioni». Secondo il commissario, il global compact «crea una piattaforma di cooperazione multilaterale sulla migrazione, una sfida globale, che richiede soluzioni globali e una globale condivisione di responsabilità ed è un segnale ai nostri partner in Africa che vogliamo collaborare con loro alla pari».

Nel frattempo nuovi numeri dell‘Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) sui migranti in Europa. Dall’inizio dell’anno al 28 novembre scorso, in 107.583 sono giunti via mare e 2.133 sono morti nelle acque del Mediterraneo. In particolare gli arrivi in Italia nei primi 11 mesi dell’anno sono stati 23.011, -80% rispetto allo scorso anno.

«La Nato è una istituzione indispensabile, mai un’alleanza è stata così potente e così pacifica e i legami storici devono continuare». A dirlo il segretario di Stato Usa Mike Pompeo ad un evento a Bruxelles, secondo cui «tutti gli alleati Nato dovrebbero lavorare per rafforzare quella che è la più grande alleanza militare della storia».

Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, è partito ieri sera da Caracas alla volta di Mosca per incontrare Vladimir Putin e ricercare investimenti per il suo Paese. In particolare le relazioni fra i due Paesi sono in via di rafforzamento, con la vendita di armamenti russi alle forze armate venezuelane e l’ingresso di imprese pubbliche di Mosca nel settore petrolifero dell’Orinoco.

Andiamo in Israele, perché il premier Benyamin Netanyahu in mattinata ha annunciato l’operazione ‘Scudo del nord’, il cui obiettivo è «scoprire e distruggere i tunnel terroristici dal Libano». «Stiamo prendendo azioni determinate e responsabili simultaneamente in tutti i settori e continueremo con altre operazioni, aperte e coperte, in modo da assicurare la sicurezza di Israele». Poi ha avvertito: «Chiunque attacchi Israele, pagherà un prezzo pesante».

Intanto in tutto il Paese è andato in scena lo sciopero nazionale contro la violenza sulle donne. Migliaia di manifestanti, sia donne sia uomini, hanno dimostrato per chiedere al governo di intervenire con urgenza contro gli abusi domestici e le violenze.

Chiudiamo con lo Yemen, perché uno scambio di prigionieri senza precedenti avverrà tra forze yemenite filo-saudite e insorti Houthi vicini all’Iran: lo hanno annunciato oggi le parti, che si preparano ai colloqui in Svezia previsti nei prossimi giorni.

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