sabato, Maggio 15

Gigi se ne va. È l’Italia di pochette e di Toti che si scioglie Uno degli ultimi grandi veri di questo Paese, Gigi Proietti ci lascia nel giorno delle stupidaggini di Toti e dell’efficienza del nulla di Conte-pochette. È l’Italia che si scioglie, che scompare: la decadenza materializzata

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L’immagine più cruda della nostra situazione è data Lunedì mattina.
Sui giornali campeggia la triste notizia della morte di uno degli ultimi grandi veri di questo Paese, Gigi Proietti, un genio del teatro e della cultura, un genio. È l’Italia che si scioglie, che scompare: la decadenza materializzata.

Sulla stessa pagina internet, campeggia l’insulsa figura di Giuseppe Conte – pochette, con e senza mascherina, che guarda compiaciuto, con l’aria di capire e di dire cose intelligenti, uno schermo gigante con tante immaginette piccoline dei suoiinterlocutori’, con i qualidiscutedel nulla, con una penna in mano e un foglio di carta nell’altra: l’aria efficiente e competente, del nulla. Ma è l’immagine plastica del ‘suo’ grande e del ‘loro’ piccolo; trucchi da asilo infantile, lo so, ma uno da ‘sta gente che si aspetta?
Un po’ più in basso la faccia di cartapecora arrogante di Giovanni Toti, che commenta strafottente la ‘gaffe’ di domenica, quando, col solito tweet (i ‘pensieri’ ormai si riducono a 160 caratteri) ha espresso un concetto di una tale bassezza, che definirlo volgare è un complimento, reso ancora più basso dal solito scaricabarile: è stato un ‘collaboratore che imparerà’ … puah! Forse il collaboratore avrà dei guai (anzi, certamente, tanto quella è carne da cannone), ma la frase è sua, profondamente integralmente sentitamente sua. Uno così, così ‘pensa’. E, penso, quel collaboratore andrebbe premiato: è perfettamente inserito nella ‘personalità’ del padrone, anzi, sa prima di lui cosa pensa, lui.

E l’ha pensata bene, la frase è precisa e circostanziata: «Per quanto ci addolori ogni singola vittima del Covid19, dobbiamo tenere conto di questo dato: solo ieri tra i 25 decessi della Liguria, 22 erano pazienti molto anziani. Persone per lo più in pensione, non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese che vanno perciò tutelate».
Commenti? Nessuno.
Si potrebbe parlare di schifo; si potrebbe parlare di disgusto; si potrebbe parlare della abissale cattiveria che sottende a queste frasi; si potrebbe parlare di incompetenza a volere essere generosi; e di cinismo, i vecchi come materiale superfluo.
No,
inutile. Si tratta banalmente di superficialità belluina: un cane che ti veda a terra ferito, mica chiama l’ambulanza e, magari, se c’è sangue se lo lecca, hai visto mai. E di totale distanza dalla realtà: lui abituato ai tanti soldi, all’ala protettrice di quell’altro bel tipo di Silvio Berlusconi, che però almeno una parte dei soldi li ha guadagnati e tanti ne ha dati a lui e a quelli come lui, ai soldi cioè che a fare il megafono di Berlusconi ha guadagnato, imitando poi la propria imitazione ad opera di Crozza e … tradendolo (Berlusconi, non Crozza) insieme a quell’altra bella esemplare di ‘cultura’ da politicanti della Mara Carfagna, per fare un partitino ridicolo tutto suo. Emulo di Renzi, di Calenda, della Bonino, dello stesso Speranza, purtroppo, e così via.
Ma in realtà
è così inferiore a ogni commento, anche perché non capisce che dice una stupidaggine colossale e volgare, dato che (lui no, lui non ha il problema, altri, però, sì) quei vecchi inutili e disprezzati vecchi sì li chiamo così, vecchi, perché io anche sono tra loro e ne sono onorato sono alla base della sopravvivenza stessa di una gran parte di quei giovaniproduttivi’ secondo Toti, che vivono letteralmente grazie alle pensioni e ai soldi messi da parte da quei vecchi, per permettere aigiovanidi andare ad ammucchiarsi a spese loro, dei vecchi, per strada a fare l’Happy hour a spese loro, dei vecchi, della loro vita spesso. Toti non capisce minimamente ciò, nella sua rotonda testolina c ‘è un solo pensiero prodotto dai pochi neuroni disponibili a ‘pensare’: fare scaricabarile.
Eh sì, perché il problema è tutto lì. Tutto lì e per tutti, compreso il soave
Stefano Bonaccini con la camicia aperta fin sull’ombelico.

Questi politicanti hanno una sola cosa in testa, cercare di sfruttare la situazione a proprio vantaggio, o meglio, data la situazione in cui questi politicanti da strapazzo adatti solo per le pochette, da quei provinciali -nel senso peggiore del termine- che sono, ci hanno portati, a cercare di ridurre il danno politico o quello che ritengono, meglio temono terrorizzati, possa essere il danno.
Hanno capito benissimo (alcuni, invero, non tutti, specie della destra) che la situazione richiede, o meglio richiedeva un mese fa, misure drastiche. Ma si fanno i propri conticini e ognuno ha le sue categorie di cittadini italiani dai quali teme di essere maledetto. Dei morti, degli Ospedali intasati, ecc… non gliene frega nulla, se no avrebbero preso e investito seriamente il mes ignorando le isterie di Giggino. Del resto, Zangrillo, Palù, Sgarbi e Salvini, accompagnati da Bocelli e Montesano, non fanno che dire che in fondo cosa sono mai qualche centinaio di morti e quindi si può fare a meno delle chiusure. Tanto se ne muoiono un altro po’, sono tutte pensioni risparmiate!
Ma specialmente hanno paura di perdere i voti dei commercianti, dei ristoratori ecc., che, in gran parte aizzati dalla destra, fanno fuoco e fiamme (anche letteralmente) per evitare chiusure.
E quindi tutti, alla fine, complici anche i cosiddetti scienziati (che hanno imparato bene la lezione … avete sentito il mitico scienziato linguista Locatelli da Fazio? Non ha risposto ad una domanda che fosse una, ma con una faccia che manco Renzi!), hanno una sola idea chiara in testa, passare il cerino acceso a qualcun altro, e, gira gira, l’unico altro disponibile è pochette, che, a dire il vero, non desidera altro che essere al centro della scena (citavo sopra le immagini ridicole che di lui circolano), ma ha capito che ci si gioca lacarriera’. O più precisamente quella che lui e l’innominato di Palazzo Chigi, considerano la sua carriera: fare il Presidente della Repubblica. E quindi, da buon ex professore di Università, fa quello che fanno sempre i suoi (e miei, per carità) colleghi: nomina commissioni, istituisce cabine di regia (e magari anche “gabine”), sceglie consulenti, ci ripensa e ne sceglie altri, convoca conferenze, fa ‘stati generali’ rubando l’idea a Giggino, che la ha rubata a Luigi XVI, ecc. E la tira in lungo, per potere sempre dire che la decisione è sua solo formalmente, perché in realtà è stata presa da altri e siccome gli altri non sono fessi, evitano di dargli spago. La tira in lungo e va in Parlamento a … tirarla in lungo e quelli, i parlamentari, manco lo cacciano, ma fanno finta di ascoltare compunti, contenti che se la veda lui! E lui parla, parla, cincischia, si arrabatta, si imbroda … mi ha fatto venire in mente una frase bellissima di Scurati: «Mitragliamo le idee che non abbiamo, poi subito ricadiamo nel mutismo».

Tranne Toti, che, mitragliando, si sbaglia e, pensando di colpire dove nessuno si sarebbe preoccupato gran che, propone la soluzionegeniale’: imprigioniamo i vecchi, tanto sono rimbecilliti, e così possiamo dire che abbiamo fatto il possibile, senza cancellare uncopertoa un ristorante o un caffè a un bar, ecc. o un biglietto al cinema, non credo che Proietti avrebbe detto una cosa del genere e infatti forse a Toti potrebbe giovare (beh, non esageriamo, si fa per dire) guadarsi l’intervento a ‘Propagandalive’ di qualche giorno fa.

Siccome, però, non brilla per lungimiranza politica e senso del limite, se ne esce con quella roba, contando sul fatto che i vecchi non hanno i mezzi per reagire e che, alla peggio, può sempre dire ‘avete visto? Vi avevo detto di mettere i vecchi in cantina e guardate quanti ne sono morti’, colpa vostra! Il barile, appunto: tutto torna.
Questa sì che è politica.
Mi auguro solo che abbia il buon gusto di non ‘dolersi’ per la morte di Gigi Proietti … accidenti, ma proprio oggi dovevi morire Gigi?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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