domenica, Agosto 7

Giggino (Di Maio) a caccia di uno strapuntino Alle prossime elezioni con il 2% resti a casa. Così, come mosche impazzite attorno al miele, i politicanti del 2% cominciano a cercare una collocazione, che loro chiamano 'alleanze'. Di Maio ha iniziato per primo, spaccando il partito

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Si vede proprio che le cose vanno male, ma, specialmente (e questo mi terrorizza e dovrebbe terrorizzare anche voi) che le elezioni sono vicine e ipartitiguardano solo all’occasione, finalmente per loro, di riprendersi in mano il potere: tutto il potere.
Solo i poveri stellini, a dire il vero, appaiono sempre più inconsistenti e disperati. Si erano illusi di avere preso il potere (sì, proprio così, ‘preso’, e solo ora si accorgono che glielo avevano solo prestato) e si sono accorti che, a furia di fare stranezze, organizzare cineserie e sbandierare le proprie incompetenze, nessuno più li prendeva sul serio.

Qualche giorno fa una signora, legata credo alla Casaleggio o a Casaleggio non ricordo, ma non importa, raccontava che secondo Casaleggio le persone dautilizzareper la politica, dovevano avere, tra le altre, la caratteristica della competenza.
Se una cosa è stata certa fin dal primo giorno degli stellini, è stata che l’unica cosa non richiesta era appunto la competenza. O meglio, si è considerata competenza, la capacità di attirare il pubblico con il proprio scilinguagnolo e volgarità (vedi: Dibba e lo stesso Grillo), ma non con una più o meno presunta competenza.
Anzi, mentre avevano il massimo successo, erano vincenti personaggi sulla cui competenza è almeno lecito dubitare assai, uno per tutti Luigi Di Maio. Che ha ‘fatto fortuna’ andando nelle piazze a strillare o-ne-stà-o-ne-stà-o-ne-stà, recandosi a illustrare le marchette a Emmanuel Macron, dicendo peste e corna di tutto e di tutti (a cominciare da Mario Draghi), ecc. Poi, ha cambiato registro (abile, il ragazzo … crede) e ha utilizzato la cravatta che indossa sempre per dire che era bravo.

Ha cominciato come Ministro con la destra e ha pasticciato con l’ILVA, per non parlare delle urla dai balconi di Palazzo Chigi per festeggiare il maggiore indebitamento dello Stato; è passato con la sinistra e ha pasticciato col reddito di cittadinanza, ecc…. Infine, diversamente dal suo amico e compagno di giochi Dibba (col quale non per nulla ha litigato), ha cercato, da un lato di trovare un Presidente del Consiglio che avesse la faccia della competenza, e dall’altro (e di ciò gli va dato atto) di fare, come Ministro degli Esteri, ciò che gli dicevano di fare al Ministero, a cominciare dallasorella‘ (è lui che la ha definita così, secondo me distruggendola), salvo qualche uscita imprevista tipoPutin è un animalee simili. Ora, certo, si sente più sicuro di sé, e straparla molto di più perché ora è in ansia da rielezione.

Sulla scelta del Presidente del Consiglio, la storia insegna che non ha certamente centrato il personaggio. Ma sta in fatto, che quello passava il Convento. E si è adattato per quanto possibile mordendo il freno, non perché avesse idee diverse, ma perché si proponeva di buttarlo fuori, senza essersi reso conto che, nel bene o nel male, Giuseppe Conte era diventatopopolare‘. Non si capisce bene perché, ma certo una certa rilevanza ha il fatto che per un lungo periodo di tempo è apparso come un povero diavolo sbattuto in mezzo ad una gabbia di matti, che cercava di fare un minimo di ordine.
La popolarità di Conte, è sempre stata fumo negli occhi di Di Maio, che, ancora oggi, quanto ad idee politiche non ne ha una che sia una: tutto ciò che sa dire è che Draghi è un santo e che Conte fa male a metterlo in difficoltà quando è all’estero. Progetti politici, io non ne ho visti. Non dubito che ne abbia, ma allora si sbrighi, il tempo è poco, a meno che un suo progetto politico sia come certe tesi di laurea: si ordinano ad una copisteria, un tanto a pagina.
Infine, resosi conto che la poltrona gli sfuggiva di sotto, ha spaccato il partito, parandosi con la scusa di ‘garantire’ a Draghi la maggioranza, ma non si è reso conto che Draghi (solo e ‘emmerdè’) gli ha sbattuto la porta in faccia dicendo esplicitamente senza stellini io non governo. Poi, naturalmente, se Conte non ha capito, peggio per lui e per noi … ma io credo che cominci a capire.
Di Maio ha spaccato il partito nella speranza di salvare almeno il suo posto di parlamentare: è accreditato al 2-3%, posto che arrivi al 5%, più di due o tre parlamentari non prende con la sciocchezza che ha fatto di ridurre i parlamentari. Buon per lui, vedremo. Ci vorrà ancora un po’ per convincere certe persone che è meglio votare chiunque che Di Maio.

 

Ero  partito dal fatto che si vede, più in generale, che le cose si fanno complicate. Da cosa si vede? Dal fatto che ormai come mosche impazzite (anche dal caldo) i politicanti del 2% cominciano a cercare di trovare una collocazione: alle prossime elezioni col 2% resti a casa!

E, infatti, le mosche impazzite, intorno al miele, cominciano ad essere numerose. Taluni politicanti, non solo, dunque, Di Maio, che ha avuto la prontezza di riflessi di cominciare subito, perdendo però altrettanto in fretta il filo del discorso, cominciano a cercarealleanze‘.
Al solito, tra i primi si muove il più cinico e superfluo di tutti: Matteo Renzi. Che comincia a sentire bruciare la sedia, ma proprio molto. È vero che è diventato ricco grazie a Bin Salman, ma a certa gente il potere piace di per sé: non può e non vuole rinunciarvi. E con la sua solita improntitudine parte sparato, sparando subito l’unica cosa giusta, ma sbagliata, che ha capito: il 95% degli italiani mi odiano (sbagliato: lo disprezzano, che è ben altro) io conto sul 5%, ha detto a Beppe Sala, uno dei tanti miracolati dal PD, che si appresta a tradirlo come già ha fatto Renzi e altri con lui. Tra loro l’intesa evidentemente c’è, se non altro nel senso di una comunità di azione e intenti: fregare il PD, fingendo di volergli bene.
Che Sala sia un buon amministratore è fuori di dubbio, ma che abbia idee politiche, francamente, mi torna nuovo. Certo, le solite cose: le alleanze, le rotture di alleanze, i gay, ma politica almeno a me non ne risulta. E meno che mai ne risulta di Renzi. Cioè, no, lui ha in testa il solito vecchio progetto: uno Stato autoritario, nel quale lui sia il perno. E in questo momento, il fiorentino molto soffre Draghi, perché (diciamocele le cose con franchezza) Draghi è riuscito proprio in ciò che lui ha tentato: solo che Draghi lo ha realizzato di fatto perché è Draghi, lui ha cercato di farlo sfasciando la Costituzione e gli italiani hanno detto di no.
Ora sta ricominciando la partita, a mio parere con un errore, di carattere, di fondo: non sopporta altre personalità. Oddio, personalità, parlando di politicanti è una parola grossa, ma certo, Carlo Calenda ad esempio, è uno che parla molto, sembra competentissimo, fa un po’ ridere ma certe volte fa gioco. E quindi ne dice tutto il male possibile, per poi fare pace al momento opportuno e nel frattempo raccogliere tutta quella massa di mezze figure che abita ‘il centro’. È il suo vecchio gioco: a lui fa gola una e una sola cosa, anzi, persona, Silvio Berlusconi. E quindi il vecchio devastante progetto del Nazareno è sempre in azione, anche perché Berlusconi comincia a soffrire molto i suoi compagni di destra: sia Giorgia Meloni che Matteo Salvini. Meloni, secondo me, Berlusconi se la mangia in un boccone, Salvini un po’, molto meno. Ma Salvini comincia a stare stretto ai leghisti del Nord, e quindi ilgiocodi Renzi-Sala potrebbe essere questo, e avrebbe, credo, una forza attrattiva immensa su Berlusconi. Beninteso, alla fine, non è mica detto che si alleino con Enrico Letta, anzi. Il problema è che Letta, mi pare, non lo ha minimamente compreso, e quindi potrebbe scoprire, al momento delle elezioni, che il campo largo (una castroneria che sta alla politica come il diavolo all’acqua santa) … si è ristretto e dentro c’è solo lui.
Attenti, signori: il gioco è questo, temo, e in questa partita Giggino potrebbe trovare uno strapuntino.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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