mercoledì, Dicembre 1

Giggino, Conte, Renzi: l’affilamento dei coltelli per tagliarsi la propria fetta di torta I tre, che apparentemente sembrano in rotta di collisione, hanno una cosa fondamentale in comune, che li salda e li rende una specie di testuggine sempre più difficilmente penetrabile: vogliono la stessa cosa, ovvero il potere e i soldi che lo permettono

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Poi (e va bene, lo so, non si comincia un articolo con un ‘poi’ … però serve a farvi leggere con costanza le cose che scrivo, no?), e quindi, poi in questo bailamme confuso e inetto, in queste urla scomposte e inconcludenti, in questo sciame di vespe che ronza e fa danni ma non produce nulla, anzi, azzanna le api che fanno, farebbero, il miele, in questo bailamme lasortesi diverte e fa cadere su quegli inetti riuniti senza motivo a Palazzo Chigi bianco rosso e verde (!) la bomba, che in realtà li seppellisce in una risata omerica: Luciana Lamorgese è contagiata e ne avverte i colleghidurante il Consiglio. Neanche la precauzione elementare di aspettare il risultato del tampone prima di andare ad infettare gli altri … e costoro dovrebbero insegnare a noi la precauzione, anzi gestirla. Ma poi si scopre che non è contagiata … è stato sbagliato il tampone.
Avete capito bene? Vi siete fatti un quadro chiaro? La Ministro degli Interni (non quello delle Poste o dei giocattoli, no, quello dell’Interno che ha nelle mani la nostra sicurezza!) si fa tamponare, non aspetta il risultato che le viene comunicato via piccione viaggiatore mentre è in Consiglio, e lei lo annuncia, tutto si ferma. Giggino squittendo fugge nella sua cameretta come Bonafede, gli altri fuggono urlando in tutte le direzioni, e tutto si blocca… Poi si scopre che non è contagiata! Se non fosse una tragedia, sarebbe da ridere a crepapelle.

Questi inetti, che passano le loro giornate a giocare con i computer per riunirsi in videoconferenza con chiunque, compresi i consorti, non solo si riuniscono de visu, ma si infettano pure, prima di riunirsi, anzi, no.
Si rendono conto della figura che hanno fatto e del messaggio devastante di incompetenza, superficialità e inettitudine che hanno dato? Sorvoliamo sulle scene da avanspettacolo, gli ‘autoisolamenti’ seguiti dagli ‘autodisisolamenti’ … l’unica cosa che non ‘auto-fanno’ è ridersi in faccia.
Ma mica la finiscono lì, perché, contagi a parte, la lotta da cortile tra capetti da rotocalco continua, sorda, dura, insulsa.

E dunque, questo possente Governo, diretto da un tale che passa la giornata a correre a spron battuto per i corridoi, a rischio di spaccarsi una spalla (lo avete visto, no, per un pelo non abbatte una parete?) o frantumare una porta e a illuminare di bianco rosso e verde la facciata di Palazzo Chigi (un provincialismo inimmaginabile), dove la coloratissima e imbronciatissima Bellanova, ala marciante degli italoviventi, si accingeva a fare valere il suo peso (la coincidenza fisiologica è solo casuale) per ottenere di fare gestire qualche miliardata di soldi a qualche amico di Renzi invece che a qualche amico di Franceschini, si scioglie in una sorta di fuggi-fuggi generale, per ricomporsi sui giornali, con livelli di volgarità e di violenza inauditi, inimmaginabili, incomprensibili … anzi, al ridicolo non è mai fine, non si ricompone più, perché se si riuniscono di nuovo finisce a sediate.

Perché, mentre l’auto-elevato Grillo spiega che l’economia si salva mettendo una bella patrimoniale e facendo pagare l’IMU alla Chiesa, il vero scontro si svolge in TV (vedi l’incredibile “intervista” della Boschi dalla Gruber) e sui giornali, ma scoppia prima in Parlamento. Matteo Renzi, sempre lui, quel Renzi al 3 % scarso, ormai alla canna del gas davvero, scatena la guerra dei mondi perché vuole fare parte di quell’altra assurdità dellacabina di regiaper gestire gli sperati 210 miliardi che dovrebbero venire dall’Europa: in gran parte in prestito, ricordiamolo sempre.
Ma i nostri politici, Conte in testa, si preoccupano di come spartirseli, per aumentare le proprie fortune elettorali.
Direte che è un giudizio ‘tranchante’ e brutale? Forse, ma è la pura e semplice verità, né più né meno.

Si è però rivelata una novità, per lo più inattesa per la gran parte degli osservatori, non del tutto per me a dire il vero, non perché io sia più bravo degli altri, ma, forse, proprio perché sono il più sospettoso e sfiduciato.
Sul proscenio, infatti, ci sono tre uomini, apparentemente molto diversi, ma accomunati da due caratteristiche: sono di un cinismo assoluto, non hanno idee, ideali, principi; sono di una culturanulla, in qualche caso anche di una istruzione nulla.
Questi tre (è ovvio che si tratta di Giggino -al secolo Luigi di Maio-, Giuseppe Conte e Renzi) sono ora entrati in quella che potrebbe apparire una rotta di collisione, ma in realtà non è nulla del genere, è solo l’affilamento dei coltelli per tagliarsi la propria fetta di torta.

Cominciamo dal piùdeboledei tre: Giggino.
È quello che è, lo sappiamo, inutile parlarne e affondare il coltello nella piaga. Si trova alle prese con un partito che si sta sciogliendo tra mille ripicche e dispetti di livello da retrobottega. Progetti non ne ha lui, né il partito, e infatti ripete stancamente i soliti slogan fregandosene altamente dell’interesse della popolazione italiana, ad esempio impedendo di usare i soldi, vincolati ecco perché, del MES per la sanità. Sa, infine, Giggino, che secadeper lui è finita: non ha né arte né parte. Mi farebbe quasi pena, se non fosse la persona che è: non merita nulla.

Conte è quel che si dice un nuovo arrivato, già solo per questo, guardato dagli altri come la mosca nel brodo … pensate alla fine che ha fatto Mario Monti! Quanto a cinismo ne ha da vendere: ha governato con Matteo Salvini, ora governa con Nicola Zingaretti (si fa per dire), ma domani può governare di nuovo con Salvini e con Giorgia Meloni. Punta al Quirinale e quindi, grazie al suo abile benché innominabile addetto stampa, cerca e in parte riesce a dare di sé una immagine di uomo di successo, che addolcisce la Merkel sussurrandole paroline dolci all’orecchio, controlla i bilanci, ecc., e poi è un gran ‘piacione’ e ramazza consensi anche solo per quello. Sa, però, benissimo una cosa: se gli sfugge il controllo sui soldi, lo fanno fuori in tre minuti. E una avvisaglia c’è già: lo ‘scandalo’ della fidanzata ‘salvata’ dagli agenti della sicurezza, e ora il suocero che la sfanga grazie ad una legge voluta da lui. Banalità, ma, la nostra storia insegna che si comincia così, con una piccolezza, e poi arriva il carico da novanta. E quindi ha fretta di definire una struttura di comando che possa controllare, e, accortosi di avere fatto un passo troppo lungo, ha già cominciato subito (lo ho detto, in cinismo è maestro) a fare macchina indietro e a lanciare promesse di bistecche in giro.

Infine, il terzo, Renzi. Che si sta accorgendo di avere fatto un passo falso, ha provato un bluff ma non ha funzionato, ha delle scartine in mano: ogni buon pokerista sa che in questo caso tutto puoi fare salvo accettare unvedodagli altri, devi rilanciare. E lui lo fa. Non ha nulla in mano, sa benissimo che se fa cadere il Governo rischia le elezioni, dove scomparirebbe, ma specialmente si troverebbe al Governo Salvini (e magari Conte) e questa volta Salvini non si farebbe prendere dalla foia: i pieni poteri se li prenderebbe (con l’aiuto silente della furbetta Meloni) e da quel momento in poi, sulla democrazia possiamo pure metterci una pietra. E quindi mobilita quello che ha: Bellanova scatenata, Meb che ammicca sotto la frangetta, Marattin che parla dieconomia’, Marcucci che scopre le carte … ma ammicca suadente a Franceschini da una parte e a Berlusconi dall’altra. Ma ha capito che il gioco è difficile (l’intervista al giornale straniero serve a dire che è disposto a tutto, anche a cercare di fregare l’Italia attraverso la UE: l’ultimo rilancio!), anche se ha avversari di poco conto: Zingaretti è completamente frastornato e Bettini è più amico di Renzi che di Zinga, il resto non esiste, l’intervista dell’altra sera di Orlando alla Gruber ne è la prova, una cosa da ridere o piangere.

I tre, invero, hanno, e lo sanno benissimo, una cosa fondamentale in comune, una cosa che li salda e li rende una specie di testuggine sempre più difficilmente penetrabile: vogliono la stessa cosa, il potere e i soldi che lo permettono. Il più debole è Giggino, che ha alle spalle un gruppo di pasticcioni qualcuno dei quali crede ancora alla solfa della o-ne-stà-o-ne-stà e quindi rischia di trovarsi spiazzato. Ma il triumvirato è lì, bello e pronto. Direte: e Zingaretti? Tranquilli, a lui daranno qualche avanzo (magari Orlando) ma, mi sbaglierò, è fuori gioco e poi, i quadrumvirati non funzionano.
E quindi come in tutti i triumvirati, il più debole scompare o viene messo a bagnomaria: ve li ricordate, già nell’antica Roma, i triumviri Craxi (Cesare), Signorile (Pompeo) e Manca (Crasso)? A quest’ultimo dopo un po’ fu data la presidenza della Rai e scomparve. Gli altri due iniziarono la lotta, ma al povero Signorile, se ben ricordo, scappò qualche ferrovia di mano … beh, a Pompeo andò peggio, ma insomma. Rimase solo Craxi. Direte, beh ma poi fu coperto di monetine e fuggì all’estero.
Sì, vero. Ma quanti danni ne abbiamo avuto, intanto? Vogliamo ripetere il giochetto?
Pare proprio di sì.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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