sabato, Settembre 25

Giappone – NATO, il nuovo accordo Il Giappone verso una ridefinizione del suo ruolo nel contesto della sicurezza globale

0

Il Giappone e la NATO si apprestano a incrementare la reciproca collaborazione strategica, attraverso il Programma Individuale di Partnership e Cooperazione, o IPCP (Individual Partnership and Cooperation Programme), sottoscritto dalle due parti lo scorso 6 maggio, durante la visita di Abe Shinzo, Primo Ministro giapponese, presso il quartier generale dell’Organizzazione.

L’accordo dell’IPCP si configura come la naturale conseguenza della prima dichiarazione politica congiunta, firmata nell’aprile del 2013, volta a rafforzare il partenariato tra il Giappone e l’Alleanza Atlantica. Il programma, come evidenziato dallo stesso Anders Fogh Rasmussen, Segretario Generale della NATO, rivestirà una notevole importanza nella definizione di una ‘roadmap’ per delle linee operative comuni.

La neonata partnership, che riconferma la solidità di una cooperazione bilaterale di vecchia data (risalente al 1990), secondo il Segretario Rasmussen si basa «su valori condivisi, un impegno comune per la pace e la sicurezza internazionale e sui principi delle Nazioni Unite e del diritto internazionale». Gli ha fatto eco il Primo Ministro Abe che, rivolgendosi agli ambasciatori degli Stati membri dell’Alleanza, ha rimarcato il fatto che la NATO, nella condivisione dei valori fondamentali enunciati dal Segretario Generale, fosse un «partner naturale» per il Giappone. «Insieme, abbiamo trionfato nella Guerra Fredda», ha affermato il Primo Ministro giapponese.

I temi essenziali del Programma di Cooperazione riguardano principalmente la lotta alla pirateria marittima, la gestione dei conflitti in teatri ‘caldi’, la cybersicurezza e il rafforzamento della presenza del Giappone al fianco delle forze NATO nella gestione di emergenze umanitarie e catastrofi naturali.

La sottoscrizione del Programma arriva, non a caso, in un momento delicato di crescenti timori per la stabilità e la sicurezza globale. «Non vi è alcun dubbio che la sicurezza e la stabilità nella regione Euro-Atlantica e in quella dell’Asia-Pacifico non possano essere trattati separatamente», ha affermato il Segretario Rasmussen, alludendo tanto alla crisi ucraina e alla ‘nuova minaccia’ russa, quanto alla strategia del ‘ribilanciamento’ in Asia promossa dall’amministrazione Obama.

Rispetto ai vantaggi che il ‘pivot asiatico’ statunitense potrà trarre da una rafforzata cooperazione tra la NATO e l’alleato nipponico, le previsioni degli analisti appaiono cautamente ottimiste. “Il Programma si rivelerà certamente utile ai fini del ‘pivot’ di Obama, in quanto contribuisce ad infondere sicurezza al Giappone, senza incitarlo eccessivamente“, afferma Michael Paul, Senior Fellow presso la Stiftung Wissenschaft und Politik – German Institute for International and Security Affairs di Berlino. “Tuttavia misure concrete, come la cooperazione USA-Giappone nell’ambito della difesa antimissile, rimarranno l’interesse principale del Giappone in quanto parte della sua politica di sicurezza proattiva“.

Nonostante gli indubbi vantaggi che una maggiore cooperazione tra NATO e Giappone porterebbe allo sviluppo del programma del ‘pivot to Asia’, l’attuazione del Programma Individuale di Partnership e Cooperazione non significherà automaticamente una maggiore presenza militare statunitense nella regione. “L’attuazione del programma del pivot (o ‘riequilibrio’) promosso dall’ amministrazione Obama nella regione Asia-Pacifico è andata a rilento, e l’attenzione di Washington è regolarmente deviata da altri scenari di crisi come quello della Siria e dell’Ucraina. A questo proposito, una maggiore disponibilità da parte di Tokyo ad assumere una quota maggiore di responsabilità per la propria sicurezza, e per la sicurezza regionale, costituisce certamente una buona notizia per gli Stati Uniti” spiega a ‘L’Indro’ Miha Hribernik, analista e ricercatore presso lo EIAS (European Institute for Asian Studies) di Brussels.

Tuttavia, l’IPCP non avrà probabilmente un impatto sostanziale sul ‘pivot’ stesso“, prosegue Hribernik. “La NATO non è intenzionata a stabilire un qualsiasi tipo di presenza permanente nella regione Asia- Pacifico. Ciò è dovuto non solo alla sua lontananza geografica, ma anche alla limitatezza delle risorse, e al desiderio di alcuni Stati membri europei di evitare di inimicarsi la Cina, un importante partner commerciale. Inoltre, l’attuale crisi in Ucraina potrebbe distogliere l’attenzione della NATO verso l’Europa per qualche tempo, anche se ritengo che un ‘reset’ completo da una NATO ‘globale’ post 11 settembre, a un’alleanza focalizzata solo sulla sicurezza Transatlantica, sia improbabile. Questi fattori limitano la cooperazione NATO-Giappone all’ambito delle minacce alla sicurezza non tradizionali (come il terrorismo e la cyber-security), senza affrontare direttamente i crescenti problemi di sicurezza di carattere più tradizionale presenti in Asia- Pacifico“.

Una più intensa collaborazione sul versante strategico con la NATO rappresenta anche un passo in più, per il Giappone di Abe, verso l’agognato ‘ritorno in Asia’ del Paese del Sol Levante, che il premier conservatore intende attuare anche e soprattutto attraverso un nuovo indirizzo in politica estera di stampo decisamente assertivo, basato sul concetto di «contributo proattivo alla pace».

La prima Strategia di Sicurezza Nazionale (National Security Strategy), pubblicata lo scorso dicembre 2013, in concomitanza con il National Defense Program Outline e il Mid-term Defense Plan, definisce la nuova strategia di politica estera giapponese, ponendo particolare attenzione all’ambito della sicurezza e alla cooperazione con gli altri Stati del Pacifico per il mantenimento della stabilità regionale. La redazione di questo documento segna una svolta epocale e si accompagna a una serie di iniziative altrettanto controverse volute dall’amministrazione Abe, come il forte aumento della spesa militare; l’approvazione della nuova legge sul Segreto di Stato; l’allentamento delle limitazioni sull’export di armi tecnologia militare.

Tra le frange più conservatrici delle forze politiche nipponiche, e da parte dello stesso Primo Ministro Abe, persiste poi il forte desiderio di arrivare a vedere una ‘normalizzazione’ della politica di sicurezza nazionale del Giappone, attuando il superamento delle restrizioni sull’esercizio della difesa collettiva (attraverso una modifica dell’articolo 9 della Costituzione giapponese, che ne stabilisce il carattere pacifista), considerata un’ormai superata eredità del periodo post bellico, per di più imposta dai vincitori con la forza.

Per il Giappone, la firma dell’IPCP fa seguito alla Strategia di Sicurezza Nazionale pubblicata nel dicembre 2013, la prima di sempre“, afferma ancora Hribernik. “La Strategia sottolinea con forza il ruolo del Giappone in qualità di ‘Collaboratore Proattivo alla Pace’, disposto a fare la sua parte nell’affrontare le minacce alla pace internazionale, alla comunità globale e alla propria stessa sicurezza nazionale. Questo spostamento verso una visione più ‘globale’ ha preparato il terreno per il rafforzamento della cooperazione con partner geograficamente remoti, tra cui la NATO. Adottando un atteggiamento maggiormente proattivo, il Giappone va assumendosi maggiore responsabilità per la sicurezza globale (così come per la propria), e l’IPCP permetterà di tradurre la propria strategia in iniziative concrete“.

Per quanto il Giappone, tramite la National Security Strategy, si sia presentato nella veste di ‘collaboratore proattivo’ alla pace e alla sicurezza internazionali, proiettandosi così in uno scenario globale, rimane tuttavia principalmente focalizzato sulla situazione nel Mar Cinese Orientale e sulle dispute territoriali tutt’ora in corso con la Cina.

«Nel Mar Cinese Orientale, abbiamo visto intrusioni persistenti nelle acque territoriali del Giappone che circondano le isole Senkaku», ha affermato il Primo Ministro Abe in una parte non pubblica del suo discorso, stando a quanto riportato dal quotidiano cinese ‘The China Post’. «Per il Giappone, realizzare la pace e la prosperità nella regione Asia-Pacifico è una priorità assoluta», ha proseguito Abe. «Agiremo in collaborazione con qualunque Nazione che cerchi di svolgere un ruolo costruttivo verso tale fine».

Pur nella ‘limitatezza’ dei suoi ambiti di operatività, l’IPCP può in ogni caso considerarsi come una pietra miliare nel rapporto di cooperazione tra Giappone e NATO e un naturale passo in avanti verso lo sviluppo di una ancor più proficua partnership bilaterale. Questo può fornire al Giappone un appoggio strategico in più a cui agganciarsi per la realizzazione del suo ambizioso progetto di ‘ritorno in Asia’; allo stesso tempo, gli USA potranno certamente beneficiare di una più decisa definizione del ruolo del Giappone, che rimane l’elemento essenziale del progetto del ‘pivot’ asiatico, per poter affrontare efficacemente le comuni sfide nel contesto della sicurezza regionale.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->