sabato, Maggio 15

Giappone, la guerra delle balene field_506ffb1d3dbe2

0

Japan-Whaling-Primary-Photo-74841588

 

Il Giappone ha annunciato la sua intenzione di proseguire l’attività di uccisione delle balene nelle acque meridionali dell’Oceano Antartico, nonostante lo stop imposto dalla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja la scorsa primavera.

È stato Abe Shinzo, Primo Ministro giapponese, a renderlo noto  -quasi provocatoriamente- proprio durante la sua recente visita in Nuova Zelanda, Paese che nel 2010 aveva appoggiato l’azione legale dell’Australia contro il Giappone, invocando a sua volta la cessazione completa della mattanza dei cetacei presenti nel cosiddetto ‘Santuario dell’Oceano Antartico’, un’area di circa 50 milioni di chilometri quadrati dichiarata protetta dalla IWC (International Whaling Commission), la cui ripetuta violazione è costata al Giappone la denuncia da parte del Governo australiano. Il programma di caccia «condotta a fini scientifici e non commerciali», come si è premurato di sottolineare il Primo Ministro Abe, dunque proseguirà «guardando al diritto internazionale e alle basi scientifiche».

Le dichiarazioni di Abe, che si appoggiano proprio su quella clausola secondo cui sarebbe permessa l’attività di caccia a scopi di ricerca scientifica, oltre a suscitare lo sdegno delle varie realtà ambientaliste come Greenpeace e Sea Shepherd (uno tra i più attivamente impegnati e agguerriti gruppi ambientalisti nella battaglia in difesa delle balene); hanno incontrato il seppur pacato disappunto della controparte australiana.

Tony Abbott, Primo Ministro australiano, nel corso di una conferenza stampa aveva infatti riconfermato la posizione del proprio Paese sulla questione, evidenziando che «ovviamente Australia e Giappone rispettosamente differiscono in materia», affrettandosi però ad aggiungere che l’alleanza tra i due Paesi fosse «molto più grande del nostro disaccordo su una particolare questione».

Come ci dice Donald Rothwell, professore di diritto internazionale presso l’ANU (Australian National University), quella della caccia alle balene è una problematica che va ben oltre l’ambito dell’ecologia. “Le relazioni diplomatiche tra l’Australia e il Giappone hanno raggiunto un alto livello a seguito delle due reciproche visite ministeriali avvenute ad aprile e a luglio. Il punto culminante di queste visite è stata la conclusione di un nuovo accordo commerciale, il rafforzamento del rapporto di cooperazione per la difesa e il supporto australiano nei confronti della decisione del Giappone di reinterpretare la propria Costituzione, al fine di consentire un più solido impegno giapponese nell’autodifesa. Tuttavia, la questione della caccia alle balene rimane controversa e, sebbene il Giappone abbia accettato la decisione della Corte internazionale di giustizia del 31 marzo, relativa al fatto che il suo programma di caccia alle balene non fosse stato condotto nel rispetto del diritto internazionale, le parole del Primo Ministro giapponese Abe Shinzo indicano che il Giappone sta considerando seriamente di riprendere la caccia alle balene sostenibile‘ nell’Oceano Antartico nell’estate australe 2015/2016. Se il Giappone dovesse mettere in atto tale proposito, è più che probabile che la questione della caccia alle balene divenga nuovamente materia di controversia nel rapporto bilaterale Australia-Giappone. Sebbene l’attuale Governo australiano del Primo Ministro Tony Abbott si mostra molto favorevole nei confronti del Giappone, è tuttavia ben consapevole del fatto che la popolazione australiana non approva la caccia alle balene giapponese nell’Oceano Antartico. Ci si aspettano forti pressioni politiche sul Governo australiano per far sì che esso risponda a qualsiasi tentativo da parte del Giappone di riprendere le sue operazioni di caccia alle balene. Anche se i vari governi australiani e giapponesi che si sono succeduti nel tempo erano stati in grado di mettere da parte la questione della caccia alle balene, rispetto al più ampio quadro delle relazioni bilaterali, ciò potrebbe rivelarsi difficile da sostenere dopo la sentenza della Corte internazionale, dal momento che il comportamento del Giappone si sarebbe rivelato del tutto contrario al diritto internazionale, facendo emergere il sospetto che ogni tentativo da parte del Giappone di rilanciare il suo programma di caccia alle balene nell’Oceano Antartico sia ancora una volta legato al tentativo di giustificare un programma di caccia a fini commerciali, spacciandolo per legittima attività di ricerca scientifica.”

Le parola di Abe vengono infatti lette come un ennesimo tentativo di aggiramento della moratoria internazionale del 1986 (che prevedeva il bando dell’attività di caccia a scopi commerciali) sottoscritta dallo stesso del Giappone, il quale -secondo i gruppi ambientalisti e lo stesso Governo australiano- non avrebbe mai rispettato le soglie annue relative alla caccia per scopi scientifici stabilite dalla IWC.  Dall’inizio del suo programma scientifico‘ (tra il 1987 e il 2009) il Giappone avrebbe infatti ucciso più di 12.000 esemplari, tentando per di più di occultare la propria attività illecita di commercio di carne di balena sotto il nome di ricerca a scopi scientifici‘.

Nel 2008 due attivisti di Greenpeace Giappone, Junichi Sato e Toru Suzuki, furono arrestati per aver trafugato da una baleniera giapponese una confezione di carne di balena, con l’intenzione di denunciarne il traffico illecito al Pubblico Ministero di Tokyo. Un business  -a quanto sembra- estremamente costoso e tutt’altro che remunerativo.

Patrick Ramage, direttore del programma dell’IFAW (International Fund for Animal Welfare), ha definito il business non ufficiale della caccia alle balene una enorme «perdita economica». Basti pensare che, secondo i dati riportati dall’Agenzia della pesca, la riserva nazionale di carne di balena rimasta invenduta avrebbe raggiunto un livello record di 5,670 tonnellate dal settembre 2010. Se è vero, infatti, che la carne di balena costituiva una fonte alimentare comune nel secondo dopoguerra (tant’è che veniva regolarmente distribuita nelle scuole elementari), ad oggi il suo consumo tra la popolazione giapponese è sceso ad appena l’1%.

Secondo un report redatto dall’IFAW nel febbraio dello scorso anno, il costo del ‘programma scientifico’ del Giappone ammonterebbe a circa 378 milioni di dollari, e continuerebbe a ricevere ingenti sussidi (9,8 milioni all’anno) nonché finanziamenti extra. Tra questi spiccano i 28,6 milioni di budget supplementare originariamente destinato alle aree colpite dal terremoto e dallo tsunami del 2011, come riportato dalla E-Square Inc., un istituto di consulenza giapponese a cui si è appoggiato l’IFAW.

Perché, dunque, il Giappone insisterebbe nel voler proseguire in talescellerata attività; anche considerando le ripercussioni negative sulle relazioni diplomatiche e la stessa economia del Paese?

Il business della caccia alle balene appare legato, più che al profitto economico, a interessi di tipo politico. Realtà come l’ICR (Institute of Cetacean Research), in cambio dell’appoggio politico e finanziario da parte delle lobby pro-pesca, costituite da membri della Dieta, assicurano agli ex-burocrati un approdo sicuro a cui giungere dopo il pensionamento; alimentando così quella pratica conosciuta come ‘amakudari’ (letteralmente: ‘discesa dal cielo’), ovvero la consuetudine di reinserire gli ex-burocrati di alto livello ai vertici di realtà imprenditoriali pubbliche e private fortemente connesse alla sfera governativa. Un connubio, quello tra imprese e classe dirigente, profondamente connaturato nel mondo politico giapponese, dominato dalla burocrazia e dall’elitarismo, difficile da estirpare.

Ma sono le stesse parole del Primo Ministro Abe e dei membri della Commissione per la pesca a svelare le vere ragioni di un tale impuntamento. L’attività della caccia e il consumo di carne di balena sarebbe, infatti, una pratica antichissima «che fa parte integrante della tradizione e della cultura giapponese». Una motivazione di stampo squisitamente ideologico, dunque. La caccia alle balene come questione identitaria, espressione del marcato orgoglio nazionale (o per meglio dire, nazionalistico) nipponico

Si tratterebbe, dunque, di una delle tante espressioni della cultura ‘etnica’ tradizionale del Sol Levante, che in quanto tale gli altri Paesi dovrebbe limitarsi a comprendere e rispettare; al pari delle visite allo Yasukuni, il controverso santuario ritenuto il simbolo del nazionalismo e del militarismo nipponico. Un’ennesima manifestazione di quella rinnovata ideologia ‘etno-nazionalista’, fortemente promossa dalla destra conservatrice attualmente al Governo, che sembra non avere altro effetto, però, se non quello di aizzare le critiche e mettere a rischio la buona immagine del Giappone di fronte alla comunità internazionale.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->