sabato, Settembre 18

Giappone: il riarmo del pacifista Un arsenale militare in evoluzione ed una politica sempre più aperta verso gli altri Paesi

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Per più di mezzo secolo, il Giappone è stato un Paese ‘invisibile’. Nel senso che la sua strategia militare era focalizzata, per lo più, sulla sicurezza interna più che sulle minacce esterne. Per capire meglio il tipo di politica adottata dal Giappone, dobbiamo fare un passo indietro e risalire alla seconda guerra mondiale, a quando cioè il Paese aveva adottato, sotto imposizione statunitense, una Costituzione pacifista con la quale si impegnava a rinunciare alla guerra come strumento di politica nazionale, e al diritto di mantenere le Forze Armate basilari, dunque, su una forma di difesa ‘fai-da-te’ che comprendeva un equipaggiamento scarno di circa 240.000 elementi, capace di difendere solamente il Paese, ma non di oltrepassare i propri confini.

In seguito all’abolizione del divieto di esportazione delle armi all’estero e all’attuazione di una nuova politica di Governo, il Giappone si sta dirigendo verso una maggiore flessibilità militare, verso una presenza globale più marcata e verso un’alleanza più forte con gli altri Paesi.

Ad esempio, il Regno Unito e il Giappone stanno pianificando la creazione di indumenti protettivi nel caso in cui scoppiasse una guerra chimica e l’Australia ha bisogno delle strumentazioni giapponesi, altamente tecnologiche, per migliorare la flotta sottomarina in caso di un eventuale attacco.
Il Primo Ministro del Giappone, Shinzo Abe, vorrebbe abbracciare una politica di autodifesa collettiva per proteggere gli alleati e le truppe durante le missioni di mantenimento della pace.

Ma i cambiamenti della sua strategia militare non terminano qui, perché il Giappone mira a rafforzare le attrezzature di sorveglianza e di monitoraggio. La nuova dotazione di radar, infatti, è alquanto efficiente grazie a delle antenne che captano i segnali tramite i diversi cavi di alimentazione disposti su una pila verticale e ciò rende questi strumenti di difesa migliori in termini di agilità, ricognizione e reattività.

Inoltre, il Giappone ha dotato le sue divisioni, brigate e reggimenti con i più avanzati sistemi di comunicazione per migliorare le funzionalità in campo e le operazioni speciali. Investimenti sono stati fatti anche nella tecnologia spaziale per prepararsi militarmente anche contro la Cina, un Paese descritto dal Giappone come ‘la minaccia militare più temibile’ tra tutti i suoi vicini.

Oggi, il Giappone possiede un arsenale di dimensioni notevoli con circa 250.000 militari attivi e 63, 300 militari che agiscono come personale di riserva. L’Esercito del Giappone può essere considerato piccolo rispetto a quello che possiedono gli altri Stati, ma si serve di alcune delle migliori attrezzature militari esistenti al mondo. Il suo equipaggiamento comprende: 700 carri armati, 2.850 veicoli blindati da combattimento, 202 pistole a propulsione automatica, 500 tiri d’artiglieria e 99 proiettori missilistici. L’Aeronautica, invece, è composta da circa 1.594 aerei. Tra i quali si distinguono: 288 aerei da combattimento, 119 elicotteri, 481 aerei cargo e 447 aerei da addestramento.

Per quanto riguarda la Marina militare, il Giappone possiede una flotta di 131 navi, 4 aerei, 42 distruttori, 6 corvette, 17 sottomarini, 35 cacciatorpedinieri ed attrezzature varie.
Il Giappone non possiede armi nucleari a motivo della politica che ne vietava il possesso all’interno del Paese, ma essendoora più che mai minacciato dalla Corea del Nord, potrebbe cambiare linea anche sfruttando le sue industrie tecnologicamente avanzate.

È di queste ore la notizia che il Ministero della Difesa del Giappone ha richiesto un bilancio record per l’anno fiscale 2018-2109, con l’obiettivo di rafforzare le proprie risorse per fare fronte alla minaccia missilistica nordcoreana. La somma richiesta è di 5.255 miliardi di yen (circa 40 miliardi di euro), un aumento del 2.54% rispetto all’anno precedente e -qualora il bilancio venisse approvato- il sesto anno consecutivo di rialzi.
Il bilancio comprende l’acquisto integrale di ulteriori sistemi di difesa missilistica Sm-3, dei nuovi sistemi radar e di un dispositivo Aegis terrestre che completerebbe quello navale già in servizio; inoltre, Tokyo si doterebbe anche di qualche esemplare di cacciabombardiere F-35. Il tutto per essere in grado di abbattere qualsiasi missile possa essere lanciato dalla Corea del Nord e che costituisca una minaccia per il territorio giapponese: l’ultimo test di Pyongyang, effettuato pochi giorni fa, è stato definito ‘una minaccia grave e senza precedenti’ dal Premier Shinzo Abe.

Il Giappone intende espandere il suo ruolo nella sua alleanza con Washington «e aumentare le sue capacità di difesa» mentre gli Stati Uniti «rimangono impegnati a distribuire le proprie capacità più avanzate in Giappone», ha affermato il Dipartimento di Stato americano in una dichiarazione di questi giorni.
Il Segretario di Stato americano Rex Tillerson, insieme al ministro degli Esteri del Giappone Taro Kono, ha tenuto una conferenza stampa dopo i loro colloqui di sicurezza statunitense e giapponese presso il Dipartimento di Stato a Washington, dello scorso 17 agosto 2017. Nel corso di questa conferenza il Ministro della Difesa giapponese aveva anticipato quanto nella richiesta di implementazione del bilancio di ieri, ovvero di voler introdurre un sistema di difesa missilistica di Aegis a terra per affrontare le minacce missilistiche della Corea del Nord. Il ministro degli Esteri Taro Kono, nel corso della conferenza, aveva dichiarato che il Giappone rafforzerà la sua posizione di difesa in risposta alla minaccia nordcoreana e fornirà 500 milioni di dollari per contribuire a rafforzare la sicurezza marittima nell’Asia orientale, dove la Cina sta perseguendo estese ricerche marittime.

Il Giappone potrebbe aumentare la sua spesa per la difesa a un ritmo più rapido nel suo prossimo piano quinquennale dall’aprile del 2019, rispetto all’incremento medio annuo del 0,8% del suo attuale piano di medio termine.

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