Giappone, ecco le prove delle schiave del sesso in Corea

Erano conosciute come schiave del sesso, ma molti le definivano vere prostitute, non capendo la differenza tra i due concetti. Ora però ci sono le prove che il Giappone, durante la Seconda Guerra Mondiale costringevano queste donne a lavorare con il proprio corpo per l’esercito.

La pellicola, filmata allora dai soldati statunitensi, è stata ritrovata negli archivi americani grazie a una ricerca guidata dalla Seul National University, e finanziata dal governo. Il video, datato 1944 e ambientato nello Yunnan, una delle province cinesi occupate dalle forze giapponesi ma appena liberata da una missione congiunta Cina-Usa, mostra alcune donne all’esterno di un edificio intente a parlare con un ufficiale cinese.

Secondo gli esperti nell’ultimo conflitto mondiale ben 200mila donne sono state impiegate come comfort women, la maggior parte delle quali originarie della Corea del Sud, ma provenienti anche da Cina, Indonesia, Filippine e Taiwan. Fino ad oggi c’erano solo foto a testimoniare questa pratica, oltre a numerose testimonianze.

Il contenzioso con Tokyo prosegue da anni: nel 2015 Seul e Tokyo hanno raggiunto un accordo con cui le autorità giapponesi hanno acconsentito a presentare scuse formali e a versare 7,3 milioni di euro in compensazioni. Questi gesti però sono stati considerati insufficienti. A contestare questo accordo addirittura alcune delle sopravvissute, perché non sarebbe riconosciuto le responsabilità legali del Giappone per gli abusi commessi durante il suo dominio coloniale sulla penisola coreana. Anche il nuovo presidente sudcoreano Moon Jae-In ha più volte criticato l’intesa, lasciando intendere la volontà di rinegoziarla.

A gennaio comunque l’ennesimo scontro a causa di una statua volta a ricordare il dramma delle schiave sessuali che era stata posta di fronte la sede del consolato giapponese a Busan. Tokyo allora valutò il ritiro temporaneo del proprio ambasciatore.

Ora la Corea del Sud intende costruire un museo in memoria delle cosiddette ‘donne di conforto’, cioè delle schiave del sesso delle truppe giapponesi. Ad annunciarlo il nuovo ministro per l’uguaglianza di genere, Chung Hyun-Back, che così ha riacceso lo scontro con Tokyo.

Oggi ben 38 sono le schiave del sesso ancora in vita. Il Giappone ha finora sempre negato la sistematicità dei fatti, rimarcando l’assenza di prove documentali a sostegno della versione secondo cui le donne venivano costrette a lavorare come prostitute. Ora però la prove ci sono eccome.

(video tratto dal canale Youtube del The Korea Herald)