sabato, Luglio 24

Giallo Tenco: archiviare sì, ma per omicidio colposo

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A breve sarà presentata una querela alla Procura di Imperia perché la morte di Luigi Tenco venga archiviata come omicidio colposo da parte di ignoti e non come «suicidio oltre ogni ragionevole dubbio». A presentare la querela dovrebbe essere Aldo Colonna, giornalista de ‘Il Manifesto’ e autore del libro ‘Vita di Tenco’, un itinerario guidato e senza peli sulla lingua nella vita del cantante.   A dircelo è lui stesso, nel corso di questa intervista nella quale ci spiega perché sostiene la tesi dell’omicidio e rifiuta categoricamente che il cantante si sia suicidato, tutto questo a 50 anni dalla morte. Riaprire il caso, secondo Colonna, è ormai inutile,  perché il corpo di Tenco, come ci spiega nel corso di quest’intervista, è eccessivamente deteriorato per fornire ulteriori informazioni sul caso, ma è un caso che deve essere archiviato come omicidio.

E a cinquant’anni di distanza dalla morte, il nuovo volume sulla vita del cantautore propone delle novità mai rivelate, anche inerenti all’autopsia eseguita sul corpo di Luigi Tenco nel 2006, da molti giudicata inutile, e dallo scrittore presentata come importante e fondamentale nelle indagini.

 

Quali sono state le indagini dopo la morte di Tenco?

 Quando Tenco è morto le indagini sono state prossime allo zero. Il commissario capo era Enrico Setajolo, che non fece nulla e delegò il lavoro a Arrigo Molinari, che era un uomo della P2, coinvolto fino al collo. Io sto, grazie alla mia presentazione del libro fatta ad Imperia, provando che era colluso in qualche modo. La prova più evidente è la seguente: quando Molinari viene raggiunto dalla notizia battuta dall’ANSA dice subito ai suoi uomini: «Tenco si è ucciso», che non è proprio di un buon poliziotto. Molinari era invece un ottimo poliziotto, quindi è doppiamente colpevole.

 

Come mai tanta fretta in questa indagine che praticamente non si è svolta?

Per due motivi pratici: in quel momento Luigi Tenco non era nessuno. Io dico sempre che se fosse morto Claudio Villa o Gianni Morandi si sarebbe fermato altro che il Festival. E poi c’era qualcosa da coprire, da parte degli inquirenti, della Polizia; se tu pensi che quest’uomo è stato trovato dagli avventori  -cioè dai giornalisti- in sei posizioni diverse e la pistola è stata ritrovata in più di sei posizioni diverse… questa cosa oggi farebbe mettere le mani nei capelli di qualsiasi inquirente. E si è pensato per molto tempo di fare passare questa cosa come pressappochismo o incapacità. Io non penso che sia stata incapacità, ma che fosse una cosa già studiata.

 

Come si è mosso Arrigo Molinari?

 Molinari si è mosso malissimo. Tu devi tener presente una cosa: proprio in virtù del fatto che Tenco non era famoso (ha venduto 300.000 copie di un 45 giri grazie alla sua morte) e grazie al fatto che con molta presunzione pensavano che la cosa sarebbe morta lì. Non avevano mai pensato che magari qualche matto, come me, andasse a raschiare il fondo del barile, la fecero franca. Questo pensavano. Molinari disse, quando gli fu chiesto il perché della mancata autopsia,  che costava troppo per le casse dello Stato. Un’autopsia costava un milione e mezzo. Ora se tu pensi che oggi in casi di morte dubbia l’autopsia è una prassi,  qualcuno mi dia un’altra risposta più credibile.

 

Quali sarebbero le prove a sostegno della Sua tesi dell’omicidio?

 Le prove sono state raccolte nel mio recente libro ‘Atti relativi alla morte di Luigi Tenco’ sostanzialmente da Alberto Bellocco e Aldo Barbaro, due benemeriti medici legali. La prova più evidente è che han fatto il guanto di paraffina sui vestiti di Luigi Tenco, che erano quasi integri al contrario di quel che si aspettavano. Una mano che ha sparato con una pistola, sia con intento suicidiario che omicidiario, deve contenere le particelle ternarie di tre elementi: piombo, antimonio e bario.

Ora, sulle mani di Tenco ci sono soltanto due particelle di antimonio e troviamo le tre particelle sulla porta d’entrata. Barbaro dice, dall’alto della sua esperienza, che le particelle sulla porta sono soltanto date dalla saldatura della cassa in zinco che viene depositata dentro la cassa di legno. Nonostante i detrattori dicano che l’autopsia che io Bottazzi e Bromati abbiamo spinto a fare da Mariano Galliano non è servita a nulla. Accidenti, è servita moltissimo! Non solo ci sono le risultanze che io dico, ma se tu pensi che molti degli  organi interni  sono integri (cuore, cervello, stomaco) nessuno si è preoccupato di fare indagini su intestino e stomaco, che sarebbero state indagini importanti per elementi di tossicologia. Ma non è stato fatto neppure il tampone nel revere della giacca e della camicia.

Un medico legale non fa soltanto il guanto di paraffina sulla mano, ma anche su giacca e camicia per verificare che siano integri. Devi tenere presente che sono particelle metalliche visibili soltanto a microscopio e che raramente vanno via anche con il lavaggio. Ti faccio un esempio pratico: io so per certo con prova provata che Tenco fu calato nella fossa con il vestito che aveva utilizzato per la rappresentazione, e fu lavato soltanto il capo per pulirlo dai residui di sangue e di cervello che erano fuoriuscite. Non fu lavato il resto del corpo. Nonostante il capo fosse stato lavato con acqua calda, lì le tre particelle rimangono, mentre sulla mano ce ne sono soltanto due.

 

Per fare giustizia oggi, come dovrebbe muoversi la polizia?

 Io presenterò nei prossimi giorni una querela per omicidio volontario contro ignoti alla procura di Imperia. Fermo restando che non si può comunque riaprire il caso perché di Tenco rimane soltanto lo scheletro, e non si potrebbero fare più indagini. Però voglio che il caso venga archiviato come omicidio colposo contro ignoti. Se non mi daranno ascolto procederò in tutte le possibili vie legali per sensibilizzare la gente di questo problema. Tenco, nelle sue ultime settimane di vita, ha affermato di avere subito un tentato omicidio.

 

Chi ce la poteva avere con Tenco, chi poteva avere interesse ad ucciderlo?

 Tu devi tenere presente che Tenco era un tipo mercuriale, fumantino. Non aveva paura di esporsi, magari avrebbe dovuto averne; e parlava troppo con chi non doveva parlare. E aveva seminato i suoi dubbi a destra e a sinistra. Lui ha scoperto una combine che non è quella che ha portato Orietta Berti in finale, quello, tu pensa che Orietta Berti e Tenco erano abbastanza amici, non c’era un problema di invidia, ed è per questo che io definisco farlocco anche il biglietto di addio. Lui aveva scoperto un verminario -come lo chiama lui- qualcosa di terribilmente sporco. Ne parlò con Valeria, l’amante dell’epoca di Tenco prima di morire, dicendo che la gente non poteva essere presa in giro in questo modo. Lui aveva scoperto che il vincitore del festival era già designato da diverse edizioni, il festival era finito prima di iniziare, anche chi avrebbe venduto centomila copie o mille copie. Lui aveva iniziato a gettare le basi della sua morte.

E probabilmente qualcuno ha tentato di mandarlo fuori strada. Però, attenzione, c’è uno storico, Riccardo Mandelli, che ha scritto un bellissimo saggio sul mio libro e per il mio libro, il quale ci parla di altri personaggi nella storia di Sanremo, questa volta sì, uccisi perché mandati fuori strada da una macchina o da falsi incidenti stradali. Con Pavese la cosa più temuta accade: non è più fantascienza o fantapolitica.

Noi ne parliamo a cinquant’anni ancora con veemenza, con forza, e la cosa terribile è che il mezzo più potente del potere è l’oblio. A me capita di incontrare gente che ha 20 anni e che di Tenco non sa niente. Quindi, anche qualora oggi si confermasse che Tenco è stato ucciso per amore di verità, questo interessa sì la storia e la verità e chi era coetaneo di Tenco. Ai contemporanei non interessa nulla, è troppo lontano nel tempo. Tu fai caso alla strage di Barcellona, ci ha colpiti tutti per tre o quattro giorni, ma poi ci saranno, come diceva Quasimodo, altri episodi luttuosi che prenderanno la ribalta.

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