venerdì, Settembre 24

Giacomo Puccini ed Enrico Caruso: omaggio a due miti della lirica A Torre del Lago inaugurato l’Auditorium intitolato a Simonetta, nipote del Maestro. Stefania Sandrelli per la prima volta alla regia di Tosca: “Un forte messaggio contro la violenza sulle donne”. A Firenze si ricorda con lo spettacolo ’La voce e la passione’ i 100 anni della morte del grande tenore napoletano

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Fra i tanti Festival musicali e teatrali che si rincorrono  in questa strana estate segnata ancora dal terrore del Covid, quello pucciniano di Torre del Lago merita particolare attenzione, per più motivi: il primo è che Giacomo Puccini è uno dei compositori più amati dal grande pubblico, per le celebri arie delle sue opere, ma soprattutto per il fatto che le donne siano le grandi protagoniste dei suoi capolavori: basti pensare a Tosca, a Mimì, Manon, Musetta, Ciò-Ciò-San (Madama Butterfly), Turandot, le sue eroine della scena che segnano il trionfo del femminile, che domina l’universo pucciniano. Dodici donne  – e che donne! – celebrate nei negozi di Lucca,  nel quartiere considerato il più pucciniano  di Lucca, nelle forme della street art, realizzata con il coinvolgimento degli studenti per iniziativa del soprano Silvana Froli, Promotrice dell’iniziativa dal titolo ’Le donne di Puccini sentinelle di Lucca. Ci sono tutte le donne del Maestro, alloscopo di offrire una vetrina pucciniana assolutamente originale a lucchesi e turisti ma anche di avvicinare da protagonisti i giovani al mondo del grande compositore.

E’ stato detto e scritto che le opere liriche  di Giacomo Puccini sono il trionfo  dell’ intero caleidoscopio femminile, ognuna con il proprio carattere e temperamento. Manon, frivola opportunista  ma anche passionale,  ardente d’amore, senza pudori, Mimì nella Parigi dei giovani poveri e carichi di speranze (Boheme), si affida all’amore unica sua consolazione che  l’accompagnerà fino alla morte,  Butterfly, fragile farfalla insegue il sogno di un amore assoluto,  tradita  dall’ingannevole Pinkerton,  l’americano arrogante e spregevole,  e il cui sogno infranto la condurrà alla morte. L’ultima è Turandot la Principessa che si nega alle gioie dell’amore, prigioniera di se stessa, ossessiva e misteriosa.

Un discorso a parte merita Tosca: di lei ne parla, Stefania Sandrelli, che ha firmato la regia dell’opera andata in scena proprio in questi giorni, al Teatro Pucciniano ( ultima replica il 13). L’attrice viareggina vi si riconosce in pieno: “Tosca viene dal basso, difende se stessa  e il proprio amore fino a morirne, non accetta compromessi, è una donna modernissima. Per me è stato facile riconoscermi in lei”. Tosca è forse l’opera che più si presta a veicolare un messaggio chiaro e forte contro la violenza sulle donne. Tosca è il simbolo di un femminile che si rifiuta di diventare vittima. Un’opera, Tosca, che nella splendida e attenta regia di Stefania Sandrelli, ci ricorda quanto attuale e drammatico sia il tema della condizione femminile e quante donne, quotidianamente, siano vittime di violenze. Il drammatico tema della violenza di genere è uno dei messaggi che Stefania Sandrelli affida alla sua prima regia lirica e che è simbolicamente rappresentato nell’allestimento scenico di Andrea Tocchio. Ben sappiamo che Tosca – donna piena di passione, artista, protagonista della propria vita – si oppone al tentativo di violenza del Barone Scarpia (Franco Vassallo), personaggio che incarna l’abuso e la violenza stessa. La sua regia è un omaggio alla donna ma anche all’arte ai due protagonisti, lei, Tosca, una cantante e lui Cavaradossi un pittore: rappresentanti di un’umanità e di una sensibilità diverse. In questa messa in scena, il Tevere appare significativamente tinto di fucsia, colore simbolo della violenza contro le donne, quasi una ferita aperta, l’allusione ad  una violenza di genere, flagello della nostra società, com’è simboleggiato anche dalla presenza di scarpe rosse, triste simbolo della violenza e dei tanti femminicidi che segnano il nostro presente.

E’ dunque anche per il fatto che l’opera di Puccini  contenga così tanti spunti volti ad alimentare il dibattito  contemporaneo, che il Festival puccianiano – oltre alle atmosfere che evoca – merita una  particolare segnalazione fra i maggiori Festival italiani e internazionali. Sul podio di Tosca, la bacchetta del maestro Alberto Veronesi, specialista della partitura pucciniana. “Un’opera – racconta Veronesi – fatta di estremi in cui si rintracciano esasperazione, conflitto, ipocrisia e sensualità. E’vestita di fucsia, la cantante Floria Tosca HiromiOmura, soprano giapponese già applaudita dal pubblico del Festival Puccini. Torre del Lago è per me un luogo sacro, perché qui Puccini ha vissuto e per questo emana fascino e ci dà energia. Come la sua scrittura, che è capace di esprimere e dipingere tutte le emozioni proprie di ogni donna”. Le emozionanti arie di Tosca Recondita Armonia e luce e le stelle saranno interpretate dal tenore Vincenzo Costanzo, Cavaradossi. Vincenzo Costanzo vanto del belcanto nel mondo, voce importante e intensa come le emozioni che prova sul palco del Festival Puccini, fa il suo debutto sul palcoscenico in riva al lago: “L’emozione che si prova in questo luogo magico, pervasa dalla grandezza del genio di Puccini, è qualcosa che tocca l’anima e il cuore ad ogni singola nota che emetto”.

Oltre a Tosca, il Festival propone anche le altre opere pucciniane. E quest’anno la Villa museo di Giacomo Puccini,  si  è arricchita di un nuovo Auditorium , vale a dire  una sala multifunzionale per mostre e musica, realizzato nell’edificio adiacente alla Villa, un tempo adibito ad albergo. L’ Auditorium, inaugurato il 3 agosto scorso, è dedicato a Simonetta Puccini, nipote e unica erede del compositore, la quale acquistò anche alcuni edifici ad essa adiacenti con la volontà di ampliare il museo e ricavarvi all’interno l’archivio, una biblioteca, un auditorium, uffici e stanze per gli ospiti. Oggi tutto questo continua ad essere possibile grazie alla Fondazione Simonetta Puccini, nata nel 2005 per conservare e divulgare il patrimonio culturale e artistico del Maestro. Il quale, per oltre vent’anni è vissuto nell’amatissima residenza che vide nascere molti dei suoi capolavori, e che ora permette di immergersi nell’atmosfera dei luoghi originali, conservando intatti gli ambienti di inizio ‘900, dei quali Puccini aveva curato personalmente ogni dettaglio: il pianoforte Förster, il paravento, prezioso dono dal Giappone, i quadri degli amici macchiaioli, compagni di vita e di caccia: tutto, in questi ambienti, introduce il visitatore in quei luoghi famigliari sospesi nel tempo, immersi nell’intimità quotidiana e nell’atmosfera della casa tanto cara al compositore.

Negli ultimi anni, ancora grazie a Simonetta Puccini e alla Fondazione, la Villa Puccini di Torre del Lago è stata sottoposta a varie operazioni di restauro e recupero. Nel 2015 la camera da letto dei coniugi Puccini è stata accuratamente restaurata e riportata all’aspetto originale del 1905, anno in cui fu proprio il compositore ad occuparsi del rinnovo degli arredi, ispirandosi alle tonalità del verde che circondava la residenza. Nel 2019 è stato inaugurato il primo piano del Museo, da sempre chiuso al pubblico, nel mese di maggio di quest’anno, si sono inoltre conclusi i lavori di restauro del pavimento musivo al piano terreno, adesso visibili nel loro splendore.

La Fondazione custodisce inoltre un Archivio storico che comprende circa 28.500 carte, tra lettere, fotografie, carteggi e documenti amministrativi, oltre che da musica manoscritta e a stampa. Recentemente dichiarato «di interesse storico particolarmente importante» dalla Soprintendenza Archivistica per la Toscana, l’Archivio contiene preziosi materiali autografi del compositore, che siano brevi annotazioni di idee o primi abbozzi di composizioni.

Delle vita artistica e della travagliata vicenda umana del Maestro ( fuggevoli amori, il rapporto con Elvira, il tragico suicidio della ventenne Doria Manfredi, a servizio di casa Puccini)  si parla anche nello spettacolo che ‘La Compagnia delle Seggiole di Fabio Barontidedica ad Enrico Caruso, che di Puccini fu il cantore e pupillo dal titolo ‘Enrico CarusoLa voce e la passione’. Qui lo scenario è diverso, non la Villa di Torre del Lago, ma la Villa del celebre tenore  che si trova nelle colline intorno a Firenze ( a Lastra a Signa), e dove  visse la sua travagliata vicenda d’amore con la cantante lirica Ada Giachetti ( che poi lo piantò andandosene in Argentina con l’amante ) e con Rina la sorella di Ada, che cercò  disperatamente di consolarlo. Poi lui, invece, sposò un’americana. Ebbene,  in questo spettacolo quella di Puccini, e’ una presenza narrativa importante per conoscere il rapporto d’amicizia che si stabilì tra i due -Puccini e Caruso –  per ascoltare dal vivo le arie che hanno reso famosi  nel mondo i due protagonisti e per conoscere il parco e la Casa-Museo ove Enrico Caruso visse forse gli anni migliori della propria esistenza. Lo spettacolo ‘Enrico Caruso, la voce e la passione’ sarà rappresentato nello spazio all’aperto della villa, l’11 il 12 e il 13 agosto, per celebrare i 100 anni della scomparsa del tenore napoletano avvenuta il 22 agosto del 1921, all’età di 48 anni.

Dunque, per gli amanti  della lirica, e del repertorio pucciniano due occasioni da non perdere: Torre del Lago Puccini e Villa Caruso a Lastra a Signa.

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