mercoledì, Aprile 21

Gerusalemme, l’Unesco boccia Israele L'America protesta per l'accoglienza di Assad a Mosca. Davutoglu promette mogli in cambio di voti

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Nel giorno della preghiera, l’Unesco ha condannato Israele per la gestione della Spianata delle moschee a Gerusalemme. Il comitato esecutivo dell’agenzia Onu, infatti, ha approvato una risoluzione che censura la gestione israeliana del luogo sacro dei palestinesi proprio alla luce delle limitazioni imposte nelle settimane scorse. I divieti e le continue violazioni dello status quo avrebbero fomentato le violenze di questi ultimi giorni dividendo l’opinione pubblica internazionale. E infatti anche questa risoluzione non è stata votata all’unanimità: secondo alcune fonti diplomatiche israeliane, infatti, sarebbe passata con 26 voti a favore, 5 contrari (tra cui Usa, Gran Bretagna e Germania) e ben 25 astensioni. Non si conoscono i dettagli del testo, anche se pare siano stati eliminati dei passaggi proprio all’ultimo momento. che definivano il Muro del Pianto come parte integrante della Moschea di al Aqsa. Irina Bokova, direttrice generale dell’Unesco, ha invitato tutti a prendere decisioni che non infiammino ulteriormente le tensioni sul campo e incoraggino il rispetto per la sacralità dei luoghi santi. Depurata da alcune dichiarazioni, dunque, la risoluzione è stata adottata, pur con la totale disapprovazione dello Stato d’Israele, che l’ha definita vergognosa.

In ogni caso, però, oggi la polizia israeliana ha fatto sapere che non ha innalzato i limiti di età per i fedeli che andranno a pregare ed è la prima volta da settimane che non viene ristretto l’accesso ai maschi di età inferiore ai 50 anni. Forse per le pressioni internazionali, per le parole di Ban Ki Moon, che nei giorni scorsi ha avuto dei colloqui sia con Netanyahu sia con Abu Mazen, o forse per il colloquio di giovedì con il segretario di Stato americano, John Kerry. La tensione, però, non è calata e anche oggi si sono registrati numerosi casi di violenza. A Beit Shemesh, poco lontano da Gerusalemme, un uomo è stato accoltellato all’ingresso di una sinagoga da due palestinesi colpito subito dopo dalle forze dell’ordine. Uno dei due è morto, l’altro, invece, versa in gravi condizioni. Per Israele ormai è diventato così automatico sparare, che la notte scorsa i soldati hanno ammazzato un ebreo, scambiato per un aggressore. Nella giornata di oggi, poi, Israele ha dovuto far fronte anche al primo attacco dell’Isis. Il califfato islamico, infatti, ha inviato un messaggio in ebraico in cui minaccia nuove e ben più vaste violenze. «La guerra vera non è ancora iniziata», ha avvertito un miliziano incappucciato: «Stiamo arrivando. Questo è un messaggio importante per gli ebrei che hanno occupato la terra dei musulmani», esordisce il miliziano dell’Isis, che compare armato di tutto punto e che si esprime in un ebraico fluente. «Quello che state provando adesso è solo un gioco da ragazzi rispetto a quanto vi attende nel prossimo futuro. Per ora fate quello che volete. Ma sappiate che vi faremo pagare il conto, dieci volte per quanto avete fatto».

Per l’Afghanistan è stato un altro giorno difficile oggi, iniziato con un bombardamento americano avvenuto nel distretto di Achin della provincia orientale afghana di Nangarhar. Un drone ha colpito una base dell’Isis e avrebbe ucciso circa 11 militanti di Abu Bakr Al Baghdadi.  Intanto, i talebani continuano a far sentire la loro potenza crescente, rinsaldata dopo la presa di Kunduz. Il capo della polizia del distretto, Ghormach , che era stato sequestrato giorni fa dai talebani, è stato ucciso e il suo corpo è stato rinvenuto dalla Mezza Luna rossa afghana (Arcs). Si tratta di Abdul Majeed Galimbafi, un ex comandante jihadista, che nel 2014 aveva condotto una intensa campagna elettorale a sostegno della candidatura presidenziale dell’attuale coordinatore del governo, Abdullah Abdullah. Prima che gli insorti lo catturassero Galimbafi aveva ripetutamente chiesto rinforzi ed eventualmente l’invio di elicotteri per mettere in salvo se stesso e gli agenti in servizio, cosa, però, che non è accaduta.

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