martedì, ottobre 23

Gerusalemme: iniziano le 3 giornate della rabbia; nuova intifada alle porte?

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6 dicembre 2017: una data che sicuramente resterà cerchiata in rosso negli annali della storia di Israele, così come in quelli della popolazione palestinese. Oggi, infatti, gli Stati Uniti d’America -l’ex guardiano del mondo, il Paese che più di ogni altro averebbe dovuto svolgere il ruolo di mediatore nella questione israelopalestinese, smette questi suoi panni e si schiera dalla parte di Israele, dell’Israele sionista. Donald Trump annuncerà, infatti, che gli Stati Uniti d’America sposteranno la sede della loro Ambasciata in Israele da Tel Aviv -dove hanno sede tutte le Ambasciate dei Paesi che intrattengono relazioni diplomatiche con lo Stato d’Israele- a Gerusalemme, la città contesa, la città santa delle tre religioni monoteiste. Un trasferimento che di fatto significa il riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Israele; Gerusalemme indivisibile, in barba a tutte le risoluzioni ONU degli ultimi decenni e al diritto internazionale.

Il 6 dicembre 2017, altresì, è molto probabile segni l’inizio di una nuova intifada. Oggi, infatti, iniziano i tre giorni di rabbia proclamati ieri dai palestinesi.

Le fazioni che fanno capo all’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) e Hamas hanno fatto appello a tregiornate della rabbia’ per oggi, giovedì e venerdì, per protestare contro la decisione americana. Al termine di una riunione a Ramallah, le fazioni palestinesi, sia quelle di orientamento nazionalista che quelle di orientamento islamico, hanno invitato la popolazione a partecipare a una marcia nel centro di Ramallah, che sarà l’iniziativa centrale della tre giorni. «La misura che intende adottare l’amministrazione Usa spalancherà le porte ad uno scontro politico e sul campo a tutti i livelli, locale, regionale e internazionale, poiché Gerusalemme è una linea rossa per i popoli arabi e islamici e per tutti i Paesi del mondo che amano la pace e che rispettano il diritto internazionale», si legge in un comunicato delle fazioni.
Secondo le fazioni, queste misure «basate sulla provocazione politica» porranno fine «totalmente a qualsiasi ruolo degli Stati Uniti nella soluzione politica, trasformandolo da mediatore parziale, quale è stato per lunghi anni, in nemico vero e proprio del popolo palestinese e della comunità araba e islamica».
Le fazioni hanno fatto quindi appello «ai re, ai capi di Stato, agli emiri e ai governi arabi ad assumersi le proprie responsabilità storiche e annunciare chiaramente il proprio rifiuto di qualsiasi passo per trasferire l’ambasciata Usa a Gerusalemme o per dichiararla capitale d’Israele» e alla convocazione di «un summit d’emergenza dei leader degli Stati islamici e della Commissione di Gerusalemme per dire no» alle misure che gli Stati Uniti intendono adottare.
Intanto, la sicurezza israeliana ha innalzato lo stato d’allerta per prepararsi a far fronte a un’eventuale escalation degli eventi nei Territori palestinesi nel caso in cui Trump facesse il suo annuncio.

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