venerdì, Luglio 1

Gerusalemme, il sindaco invita a girare armati Damasco bombarda l'Isis. La Corte dei Conti boccia la Rousseff

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Sono guai seri per la Presidente brasiliana Dilma Rousseff. La Corte dei Conti, infatti, ha bocciato il bilancio del 2014, e il Tribunale elettorale ha annunciato l’apertura di un’inchiesta su finanziamenti illeciti nella campagna elettorale per la sua rielezione, l’anno scorso. La 67enne esponente del Partito dei Lavoratori ora rischia davvero l’impeachment, anche se l’ipotesi era già stata avanzata nelle scorse settimane. Anche la prospettiva di una messa in stato d’accusa della Rousseff da parte del Parlamento aveva già preso corpo dopo che la Corte dei Conti ha bocciato il bilancio del 2014, accusandola di aver commesso una serie di atti illegali per coprire il crescente deficit. Tra gli atti illeciti commessi ci sarebbero anche le cosiddette ruote fiscali, manovre attraverso le quali il Governo trattiene denaro che deve consegnato a istituti di credito pubblici per pagare i destinatari dei programmi sociali. Da parte sua, il Governo nega che si sia trattato di irregolarità, precisando che tali pratiche sono state adottate da governi precedenti, senza essere messe in discussione dal tribunale. Tuttavia, la Corte ritiene che i conti pubblici del 2014 non sono in condizione di essere approvati. Benché la decisione non sia legalmente vincolante, sarà certamente usata dall’opposizione per aprire un nuovo fronte contro la Presidente, già fortemente indebolita dalle difficoltà economiche e dallo scandalo Petrobras, il giro di mazzette da oltre 2 miliardi di dollari che il colosso petrolifero di Stato distribuì a membri del suo partito.

La batosta di oggi non sembra preoccupare il Governo brasiliano secondo cui, comunque, la partita non è finita dopo il pronunciamento della Corte dei Conti. Il ministro della Giustizia, Luis Adams, ha preannunciato appello alla Corte Suprema e ha spiegato che non c’è alcuna base legale per giustificare la decisione della Corte federale sulla gestione del bilancio 2014 da parte del presidente. In difesa della Roussef è intervenuto anche il presidente della Camera bassa, Eduardo Cunha, da marzo sotto inchiesta per lo scandalo Petrobras insieme all’omologo del Senato, Renan Calheiros, preannunciando che un eventuale voto su Rousseff e i conti dello Stato richiederà tempo.

L’accordo per i rimpatri c’è. Dopo ore di accesa discussione, i ministri degli Interni dell’Ue hanno raggiunto l’intesa per quella parte dell’agenda migranti dedicata alla politica dei ritorni. Condiviso il principio del more for more, in base al quale l’UE farà di più per lo sviluppo dei Paesi terzi in cambio di impegni veri per i rimpatri. I 28 Ministri, dunque, hanno chiesto alla Commissione di presentare entro sei mesi delle misure mirate e complete da adottare nei confronti di questi singoli Paesi qualora dovessero esserci problemi nella riammissione e, laddove appropriato, l’UE dovrà poter avvalersi di condizionalità delle politiche di cooperazione internazionale.

Nel breve termine, poi, l’UE esplorerà le possibilità di attività in loco, da adottare entro la fine del 2015, in Egitto, Etiopia, Marocco, Niger, Nigeria,Senegal, Sudan, Turchia, Libano, Giordania e Pakistan. Inoltre, per agevolare i rimpatri e lo spostamento di migranti, il Consiglio ha deciso di chiedere alla Commissione europea di promuovere un lasciapassare Ue, cioè un documento standard per l’espulsione dei nazionali di Paesi terzi, che secondo le intenzioni dovrebbe diventare un documento accettato a livello comune ai fini del ritorno. Il consiglio ha deciso che le politiche di rimpatrio saranno possibili soprattutto lavorando con i paesi d’origine. «A ottobre sono già previsti dieci voli per i ritorni dei migranti che non hanno diritto all’asilo nell’UE» ha detto il commissario europeo per l’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, al termine della prima sessione dei lavori del consiglio Affari interni di Lussemburgo. «Ma non basta. Serve una politica per ritorni più incisiva». In tal senso, ha spiegato, si recherà nei prossimi giorni in Pakistan per cercare accordi di cooperazione con il Paese proprio per  favorire il rientro di cittadini pakistani.

Intanto, domani mattina il Commissario UE per l’immigrazione Dimitris Avramopoulos, il Presidente di turno del Consiglio UE Jean Asselborn e il Ministro degli Interni Angelino Alfano saluteranno all’aeroporto di Roma-Ciampino il primo gruppo di profughi che lascia l’Italia diretto in Svezia, nell’ambito del primo programma di redistribuzione di 40 mila rifugiati da Italia e Grecia. Subito dopo, Avramopoulos e Asselborn partiranno poi per Lampedusa, per visitare l’area di identificazione e registrazione (hotspot ndr) che le autorità italiane hanno avviato sull’isola assieme ai funzionari di Frontex. Il giorno dopo, i due dirigenti comunitari andranno ad Atene per incontrare il premier Tsipras e mettere a punto il piano per la realizzazione degli hotspot anche in Grecia. Nonostante la buona volontà, però, per il cancelliere austriaco, Werner Faymann è irrealistico pensare che possano essere pronti entro fine novembre. «In termini di tempistica e di organizzazione, nulla è stato approfondito» ha dichiarato Faymann di ritorno da una visita all’isola di Lesbo. «Ci sono ancora tante cose da fare, ci sono mancanze ovunque, nulla è stato valutato a fondo».

In ogni caso, la situazione migranti ha coinvolto tutta l’Europa e se da un lato si sono innalzate barricate, dall’altro è venuta fuori la solidarietà dei popoli. La Spagna è pronta a ricollocare fin da subito 50 profughi in arrivo dai centri di accoglienza italiani, come progetto pilota. Lo ha detto il segretario di stato spagnolo per la Sicurezza Francisco Martinez. «É un modo per iniziare a dare forma all’impegno assunto dal governo, di risposta solidale alla situazione di emergenza», ha detto Martinez. Così anche Morgan Johansson, ministro dell’Asilo della Svezia che accoglierà 19 profughi nell’area di Ostersund,nel nord del Paese. «Il volo col primo contingente di profughi ricollocati dall’Italia ha una grande importanza simbolica» ha detto. «Abbiamo rotto il ghiaccio, è importante che tutti i Paesi facciano ciò che ci siamo promessi».

 

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