martedì, Maggio 17

Germania – USA: vaghezza strategica Sul tema centrale delle possibili sanzioni contro la Russia, nell’incontro con Biden, Scholz è stato evasivo, così come è stato evasivo sul tema del possibile aiuto militare da dare all’Ucraina

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Sul fronte della crisi ucraina, la scorsa settimana ha assistito a quello che sembra essere un ritrovato attivismo europeo. L’incontro fra il presidente francese Emmanuel Macron e Vladimir Putin, seguito da quello fra lo stesso Macron e il suo omologo ucraino, Volodymyr Zelensky, con le sue nemmeno troppo velate ambizioni di mediazione, ha rappresentato forse l’aspetto più eclatante. È comunque significativo che, pressoché negli stessi giorni, il nuovo cancelliere tedesco, Olaf Scholz, si sia recato in visita alla Casa Bianca. Una visita per molti aspetti ‘istituzionale’ma che assume un valore particolare alla luce degli avvenimenti in corso. Tradizionalmente, la Germania intrattiene buone relazioni diplomatiche ed economiche con la Russia, relazioni che si sono rafforzate negli anni della cancelleria Merkel, quando Berlino ha rappresentato uno dei principali interlocutori del Cremlino in Europa. In campagna elettorale, Scholz ha cercato di presentarsi come una sorta di continuatore di questa linea. L’acuirsi delle tensioni ha reso, tuttavia, questa posizione più difficile da sostenere, soprattutto alla luce del ‘rapporto privilegiato’ che – durante e dopo la guerra fredda – è sempre esistito fra Germania e Stati Uniti.

Prima dell’incontro del 7 febbraio, ambienti vicini all’amministrazione statunitense avevano fatto trasparire un certo disagio per la vaghezza della posizione tedesca; una vaghezza che nemmeno il colloquio fra il presidente e il cancelliere ha dissipato. Sul tema centrale delle possibili sanzioni contro la Russia, Scholz è stato evasivo, così come è stato evasivo sul tema del possibile aiuto militare da dare all’Ucraina. Sinora, il governo tedesco si è, infatti, rifiutato di fornire armi a Kiev e non ha permesso alle forniture provenienti da altri Paesi di attraversare il territorio e lo spazio aereo nazionale. Anche se presentata come una scelta coerente con la consolidata politica tedesca di non alimentare i conflitti in corso, a Washington questa decisione è stata oggetto di critiche bipartisan. I rapporti che Berlino e Mosca intrattengono in materia di forniture energetiche è un altro punto di divergenza. In particolare, il gasdotto Nord Stream 2 è da anni al centro del mirino di Washington e, anche se la realizzazione del progetto non si è mai veramente interrotta, la questione della sua entrata in servizio è ancora aperta e continua a rappresentare un elemento di disaccordo fra gli Stati Uniti e il loro alleato.

Nemmeno l’ultimo incontro ha fatto eccezione. Il timore statunitense – ripetutamente espresso – è che l’entrata in servizio di Nord Stream 2 possa offrire al gas russo una strada per bypassare quella che sino ad oggi è stata la via obbligata attraverso l’Ucraina, privando Kiev di una fonte importante di valuta pregiata e ridimensionandone il valore geopolitico agli occhi dei Paesi occidentali. Negli ultimi mesi, con l’aumentare dei timori per una possibile invasione, Washington ha via via irrigidito le sue posizioni, minacciando il blocco del gasdotto nel caso di un intervento armato da parte del Cremlino. Anche su questo punto, tuttavia, la posizione tedesca appare evasiva. La vulnerabilità europea alla minaccia energetica (una vulnerabilità che si è espressa ampiamente nel corso dell’ultimo inverno) spiega in buona parte questo atteggiamento, che non è monopolio della sola Germania. D’altro canto, l’amministrazione statunitense non sembra essere riuscita, sinora, a proporre alternative credibili agli alleati, anche se la Casa Bianca avrebbe avviato colloqui con una lunga serie di potenziali fornitori per fare fronte almeno temporaneamente all’eventuale venire meno delle disponibilità garantite da Mosca.

Nonostante Scholz abbia confermato l’allineamento della Germania alla posizione degli alleati, la distanza che separa Berlino e Washington rimane, quindi, notevole. Una cosa non nuova, specie se si riflette sull’esperienza degli scorsi anni, e che, se da una parte mette in luce le divisioni che esistono nel ‘fronte’ occidentale, dall’altra pare confermare quanto notato riguardo al ritrovato attivismo europeo. Nei prossimi giorni, il cancelliere incontrerà a sua volta sia Putin sia Zelensky, in una sorta di ripetizione del tour di Emmanuel Macron, mentre il ministro degli Esteri tedesco, Annalena Baerbock, si è recata negli scorsi giorni a Kiev per la seconda volta in tre settimane. In questo caso, ha fatto notizia la cancellazione dell’incontro con il Presidente Zelensky, ufficialmente per i troppi impegni di quest’ultimo. Anche questo è, tuttavia, un segnale di come la politica tedesca sembri intenzionata a muoversi ‘a tutto campo’ su una scena in cui la Germania ha numerosi interessi. Non stupisce, quindi, che al rientro da Washington, Scholz si sia visto a Berlino con Macron e il presidente polacco Andrzej Duda, dopo che, nelle ultime settimane, anche Varsavia sembra avere alzato il suo profilo diplomatico.

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