domenica, Giugno 20

Germania, stabilità alla prova della politica sull'immigrazione field_506ffbaa4a8d4

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La Baviera ha lealmente applicato le nuove disposizioni eccezionali emanate per far fronte all’emergenza ma ora vorrebbe, appunto, tornare a una situazione normale. E’ tuttavia evidente che sulla questione dell’immigrazione il rapporto di fiducia fra Berlino e Monaco si è incrinato e difficilmente verrà sanato fino a quando nella capitale federale resterà la Merkel e in quella regionale Seehofer. Lo scontro fra le due personalità, ognuna forte a modo suo, ha avuto riflessi anche in politica estera. La settimana scorsa, il 4 febbraio, Seehofer ha compiuto una vista ufficiale al Cremlino non gradita alla Cancelliera. Al termine dei suoi colloqui con Putin il politico bavarese, come era da attendersi, si è dichiarato contrario alle sanzioni imposte alla Russia, che la Merkel ha fortemente voluto. Oltre alla questione delle sanzioni, Seehofer da tempo lascia intravedere una certa comunanza di valutazioni sul futuro dell’Europa con alcuni attori dei paesi vicini, orientali e centro-orientali, in particolare con l’ungherese Orbán. Questi, non a caso, fu invitato nell’autunno dello scorso anno con grande impatto mediatico a un seminario della CSU sul tema dell’immigrazione e fu accolto in Baviera con accentuata cordialità (In riferimento al tema dei profughi Seehofer dichiarò all’epoca: «Orbán aveva ragione fin dall’inizio»). I media liberal tedeschi criticano Seehofer per le frequentazioni con personalità politiche che essi accusano di autoritarismo, se non di fascismo tout court, come appunto Orbán. Ma, entrando in quest’ottica, Seehofer ha buon gioco nel far presente che la Merkel, appoggiata da quegli stessi media, si attende la soluzione del problema dell’immigrazione, da lei in parte provocato, dalla Turchia di Rayyip Erdogan, che difficilmente può passare per un sostenitore della democrazia e sulla cui volontà collaborativa con l’Europa non tutti sono disposti a giurare.

E, in effetti, la disponibilità al dialogo infratedesco, così carente oggi nel campo della sinistra e, in parte, in quello della destra, non si ritrova neppure presso la Cancelliera, che pure avrebbe tutti i motivi per promuoverlo. La Merkel dall’agosto scorso in qua ha formulato un solo messaggio, sempre identico e con minime variazioni lessicali. Un messaggio, il “ce la faremo!”, di generico ottimismo, di fiducia, di incoraggiamento sulle illimitate possibilità della Germania. Lo ha ripetuto e lo ripete molto spesso, ma non dimostra mai di voler capire o almeno ascoltare i dubbi e le preoccupazioni di chi non la pensa come lei. Non è mai entrata in dialogo con chi la critica e le sue apparizioni televisive sono sempre senza contraddittorio. Solo una volta, in pubblico, ha assistito a una manifestazione di dissenso dalla sua politica sull’immigrazione. Fu il 15 dicembre 2015 al congresso della CSU, allorché  Seehofer, fuori programma, salì sul palco degli oratori quando la Cancelliera aveva appena finito il suo discorso e la costrinse per ben dieci minuti ad ascoltare i motivi per i qual occorreva mettere un tetto al numero degli immigrati. La Merkel se ne andò senza salutare. E di un tetto non si parlò più.

L’economia tedesca è da tempo in piena efficienza e il 2016 si annuncia per la Germania un anno ricco di profitti come non mai. Questo potrà mettere in secondo piano il degradarsi del clima sociale e politico. E, per la stabilità del paese, cui si basa quella dell’Europa, c’è da augurarsi che nulla inceppi la macchina produttiva e commerciale tedesca.

 

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