mercoledì, Settembre 22

Germania, stabilità alla prova della politica sull'immigrazione field_506ffbaa4a8d4

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L’Europa può zoppicare qua e là, come di solito succede, ma se la Germania è stabile, i problemi non sono poi così gravi: o possono essere risolti oppure ci si può convivere. Da duecento anni in qua l’unico problema in grado di mettere in pericolo il continente è l’instabilità, per eccesso di debolezza o per eccesso di forza, della Germania. E’ comprensibile perciò che gli ultimi sviluppi legati alla questione dei profughi diano spazio a qualche preoccupazione. Gli stessi giornali tedeschi e i talk shows televisivi, senza timore di diventare monotematici, da mesi consacrano a questo problema le loro prime pagine e il loro tempo di trasmissione. Il fatto è che dall’agosto in qua di fronte ad un’emergenza che per essere efficacemente affrontata richiederebbe quell’unità d’intenti che i tedeschi hanno in passato spesso raggiunto, la società e la politica del Paese sono ora invece al loro interno profondamente divisi e si è innescata una radicalizzazione delle posizioni, di cui è difficile prevedere gli esiti. Perfino il dialogo sembra diventato problematico.

La segretaria del nuovo, e probabilmente effimero, raggruppamento di destra Alternative für Deutschland invitata per fine gennaio da alcuni consiglieri comunali del suo partito (regolarmente eletti) a visitarli in una sala del Municipio di Augsburg è stata avvisata dal sindaco stesso a non farsi vedere: la sua sola presenza sarebbe «non solo un’insopportabile ferita per la sensibilità morale e per la dignità dei cittadini di Augusta ma anche un vulnus allo spirito che dà alla città la sua identità e il senso civico». Da una visita di Frauke Petry «la città verrebbe letteralmente degradata». Niente meno. Davanti al Municipio i sostenitori del sindaco hanno formato un picchetto denominatosi ‘Lega per la dignità umana’, con lo scopo di limitare la libertà di movimento a un segretario democraticamente scelto da un partito presente in molte istituzioni elettive. Il Tribunale amministrativo, adito dall’AfD, ha con procedimento d’urgenza revocato il divieto (Hausverbot) opposto dal sindaco alla Petry, ma se una cosa normale, come una visita politica, è tornata ad esserlo per ingiunzione del giudice, l’atmosfera resta comunque pesante.

Su un livello molto diverso, ma indicativo dello stesso stato d’animo, si situa la polemica sorprendentemente innescata mercoledì scorso dal presidente della Baviera Horst Seehofer per il quale la politica di Angela Merkel sull’immigrazione ha provocato «un fallimento di stato», fa vivere la Germania in una «permanente violazione del diritto» e ha instaurato «il governo dell’arbitrio». Non c’è dubbio che con le sue decisioni estive in favore dell’accoglienza illimitata e incontrollata la Merkel abbia di fatto sospeso l’applicazione di parecchie norme, tedesche ed europee, riguardanti l’ingresso nel Paese. Ma altrettanto chiaro è che le accuse di Seehofer vanno oltre il segno e sono comunque in parte contraddittorie. Il partito di Seehofer, la democristiana CSU, siede al governo centrale accanto a quello della Merkel, non presente in Baviera, e dei socialdemocratici. Sarebbe dunque corresponsabile del fallimento dello Stato, che ancora nessuno vede. E il quadro si complica ancor più se si pensa che è proprio grazie alla Baviera se la politica della Merkel non è, fino ad oggi almeno, sprofondata nel caos. La Baviera infatti, trovandosi in prima linea sulla frontiera della via dei Balcani, è il Land tedesco che ha organizzato con la miglior efficienza la sistemazione degli immigrati, e in un numero molto maggiore di qualsiasi altro, sia in termini assoluti che relativi (il flusso dai Balcani continua: in gennaio sono entrati in Germania 92 mila richiedenti asilo. Nel gennaio del 2015 erano stati 17 mila).

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