giovedì, Dicembre 2

Germania: quale soluzione alla paralisi post-elettorale?  Come uscire da questa paralisi istituzionale? Quali conseguenze per l’ Unione Europea? Ne abbiamo parlato con il Professor Gian Enrico Rusconi

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«Mi aspetto che siano disponibili al dialogo per formare un governo in tempi vicini. Tutti i partiti sono tenuti a servire il Paese. Chi si presenta alle elezioni per avere la responsabilità politica non può tirarsi indietro quando ce l’ha nelle sue mani. Non può essere semplicemente rimandata agli elettori» questo l’ appello rivolto dal Presidente Frank-Walter Steinmeier a tutti i partiti tedeschi, dopo l’ incontro con la Cancelliera Angela Merkel.

Dopo il naufragio delle trattative per una coalizione di governo di tipo ‘Giamaica’, ossia formata da CDU/CSU-Liberali-Verdi, incerto pare il futuro. A far saltare il tavolo, i Liberali, il cui leader, Christian Lindner, ieri sera, ha dichiarato: « è meglio non governare che governare male». Diversi i temi su cui era difficile trovare un compromesso: il clima, i trasporti, l’economia e quindi anche l’ atteggiamento da tenere rispetto all’ Eurozona, l’ immigrazione. In riferimento all’ economia, dopo l’ assegnazione della Presidenza del Bundestag all’ ex Ministro Shauble, i Liberali puntavano alla conquista del Dicastero delle Finanze, nell’ ottica di difendere i cittadini tedeschi, imponendo maggior rigore ai Paesi europei incapaci di rispettare i parametri del Fiscal Compact.

«Alle elezioni del 24 settembre i partiti della Cdu-Csu e dell’Spd hanno perso insieme ben il 14% dei consensi e non hanno così ottenuto un mandato dai cittadini per la nuova legislatura» ha detto Martin Shulz, leader dell’ SPD che, fin dalla chiusura delle urne, si era detta contraria ad una riedizione della Grande Coalizione. L’ unica via d’ uscita, secondo l’ ex Presidente dell’ Europarlamento, è il ritorno alle urne.

Dello stesso parere, oltre ai socialdemocratici e ai liberali, anche i postcomunisti della Linke e l’ Alternative für Deutschland, il cui boom è stato registrato alle ultime elezioni. «I vecchi partiti dell’establishment e delle lobby sono falliti miseramente» ha sentenziato la leader della Afd Alice Weidel. Ad aggiungersi, nelle ultime ore, al coro, la CDU di Angela Merkel, che si è detta disponibile a condurre il partito a nuove elezioni, piuttosto che ad un governo di minoranza.

Come uscire da questa paralisi istituzionale? Quali conseguenze per l’ Unione Europea? E’ iniziata la parabola discendente del ‘pragmatismo merkeliano’? Ne abbiamo parlato con il Professor Gian Enrico Rusconi, grande esperto di storia tedesca, che ha insegnato Scienza Politica all’ Università di Torino.

Christian Lindner, leader dei liberali, ha dichiarato che «manca la fiducia di base» fra i partiti, e che, in queste condizioni, «è meglio non governare». Ha detto inoltre che dopo tante settimane giaceva sul tavolo un «foglio pieno di contraddizioni, domande aperte e conflitti sugli obiettivi». Su quali temi è stato impossibile il compromesso, facendo saltare il tavolo?

Ad esempio il tema della migrazione, sul quale, tra l’altro, i liberali sono più vicini alla CSU interna all’ Unione: la Merkel, secondo loro, dovrebbe imporre un tetto, impedire i ricongiungimenti familiari. Ma veniamo alla sostanza. I liberali hanno deciso di prendere posizioni rigorose che sono molto più vicine all’ ‘Alternative für Deutschland’. Ssecondo me, il discorso è più serio di quanto non dica Angela Merkel: viene messa in discussione la sua politica ‘moderata’ sull’ immigrazione, ma anche sull’ Eurozona. L’ ambizioso leader dei liberali vuole andare a prendere il posto di Schäuble perché teme che il suo possibile successore ammorbidisca il cosiddetto ‘rigore’. In parole povere, dietro a quello che sta succedendo, l’ orientamento che hanno alcuni partiti, in particolare i liberali, di spostare la politica tedesca su linee più conservatrici. In un certo senso, quindi, andare nella direzione di quello che vuole l’ ‘Alternative für Deutschland’, evidentemente, impedendo, però, che altri elettori vadano verso l’ AfD. Secondo il mio punto di vista, quanto sta accadendo è un evidente tentativo di spostare l’ intero discorso politico tedesco. Quindi ritengo l’instabilità della Germania molto più seria per l’ Europa di quanto non fosse la Brexit perché la Germania, che fino all’ anno scorso sembrava l’ egemone, oggi è in crisi con se stessa. Dunque, non sottovaluto quanto sta avvenendo. I liberali si stanno assumendo questa responsabilità con l’ alibi, ovviamente, di non dare i voti all’ estrema destra. Il discorso è molto più ampio. Comunque vada a finire, è un grosso scossone alla politica merkeliana.

Tra le cause della scarsa disponibilità al compromesso dei liberali, secondo lei, compare la circostanza per cui sono da poco rientrati in Parlamento, dopo essere rimasti fuori per una legislatura?

Certamente. Questo è il discorso. Veniamo alla nostra politica nazionale: la sinistra che rischia di andare incontro ad un fallimento collettivo perché una piccola minoranza vive ossessionata dalla propria identità. Non sto facendo un banale confronto, ma voglio rendere l’ idea di come tutti i partiti siano fatti così. In questo momento, l’elemento identitario dei liberali, ossia spostarsi sulla destra conservatrice, vuole essere alternativo all’ estremismo dell’ AfD, impedendo a quest’ ultima di acquisire consenso. E’ molto seria la sfida che viene lanciata alla Merkel. C’ è poi l’ incognita ‘Macron’ che fa sempre un po’ paura ai tedeschi. Personalmente, non ho ancora capito quale sia la linea di Macron e se ce la farà, ma i tedeschi non vogliono perdere quel ruolo vagamente egemone che avevano.

La ‘Brexit’ è stata l’ uscita dall’ Unione Europea di un Paese che, in fondo, non si era mai trovato bene. Ora, però, si sta configurando una virtuale tensione interna all’Unione Europea, provocata dai liberali. Ecco perché dico che quello che è successo in questi giorni in Germania è molto serio: perché mette in discussione l’ orientamento ‘merkeliano’, laddove per ‘merkeliano’ si intende ‘di rigore, ma con una certa elasticità’, come nell’ atteggiamento verso Draghi, in cui si è critici, ma fino ad un certo punto. Chiaramente ne viene fuori una volontà più conservatrice dei tedeschi. Ma la grande novità è che in Germania sono ricomparsi tanti partiti minori, cosa che per decenni non c’ era mai stata. Frammentazione che noi conosciamo bene, ma che per loro è uno shock. Ma, detto in una battuta, ‘mentre i nostri problemi rimangono i nostri, i problemi interni diventano subito europei’. Ecco perché dobbiamo stare attenti a come ci comportiamo con questo paese. Ma la nostra classe politica, proprio sulla Germania, è carica di pregiudizi.

Ma è dunque possibile dire che questa vulnerabilità della Germania è, per l’ Unione Europea, un vantaggio?

Certamente. Si va verso una sostanziale paralisi.  L’ Europa non riuscirà quindi a darsi una personalità e a risolvere il problema della costruzione: non dimentichiamo che la commissione europea non ha competenze di governo e si andava avanti con quello che abbiamo chiamato il ‘federalismo degli esecutivi’. Ma questi esecutivi sono spesso divisi tra di loro. Quello che sta avvenendo è dunque l’ ultimo atto, forse il più serio, della sostanziale paralisi dell’ Europa che non va né avanti né indietro, ma rimane così come è. Nessuno deve essere contento, nemmeno Mario Draghi credo lo sia. Peraltro egli ha fatto quello che doveva fare, secondo la logica europea. E’ vero che la Merkel ha mandato avanti Weidemann contro di lui, però, anche lì, i tedeschi sono stati molto corretti: criticavano, ma poi non l’ hanno mai bloccato.

Ricorda una trattativa post-elettorale così complessa?

No. Che impiegassero tante settimane per definire rigorosamente il programma di governo era abbastanza ovvio. Invece questa volta hanno litigato pesantemente. Direi che quegli italiani che si contentano della crisi tedesca capiscono ben poco perché è una crisi che colpisce tutti. E’ meglio avere una Germania con la quale si può anche ‘litigare’ piuttosto che avere una Germania di cui non si capisce più la direzione.

Questa fragilità tedesca è legata ad una progressiva erosione della leadership di Angela Merkel?

Diciamo che la Merkel ha gestito un’ egemonia che era molto meno solida di quanto non sembrasse. La caratteristica di questa Cancelliera è la sua ‘pragmaticità’, il fatto di esser sempre riuscita a combinare, a comporre le diverse posizioni. In fondo, la qualifica che a lei piaceva era quella di ‘donna capace di gestire le crisi’, cosa che al momento non le riesce. Gestire le crisi vuol dire, tra l’ altro, scontentare qualcuno. E’ una leader che non ha mai suscitato entusiasmo, a parte la sua antiretorica. Il suo pragmatismo non è più sufficiente perché evidentemente ha sopravvalutato la sua capacità di fare accettare la migrazione.

Peraltro, proprio la migrazione ha fatto apparire le prime crepe nell’ Unione CDU/CSU.

C’ è sempre stata e la nostra stampa, forse perché abbiamo anche noi i nostri problemi, non se ne è mai accorta. La CSU e la CDU da mesi e mesi erano su posizioni antagonistiche, sennonché non possono fare a meno l’una dell’ altra.

Il Presidente Steinmeier ha dichiarato: «Mi aspetto che siano disponibili al dialogo per formare un governo in tempi vicini. Tutti i partiti sono tenuti a servire il Paese. Chi si presenta alle elezioni per avere la responsabilità politica non può tirarsi indietro quando ce l’ha nelle sue mani. non può essere semplicemente rimandata agli elettori». I socialdemocratici hanno escluso una nuova edizione della Grosse Koalition dopo il fallito tentativo di un governo CDU-CSU, Verdi e Liberali. L’ SPD potrebbe decidere di tornare a comporre una Grande Koalition?

Non lo so. Capisco che la Spd è talmente bruciata dall’ ultimo esito elettorale, ma è tutto molto instabile. In questa instabilità, i tedeschi non riescono più ad orientarsi. Io ripeto spesso una battuta: “Temo più i tedeschi quando sono insicuri di sé rispetto a quando fanno gli arroganti”. In questo momento una sola cosa è certa: l’ insicurezza del futuro.

Molti, compresa la Cancelliera, parlano di un ritorno alle urne per i cittadini tedeschi. E’ possibile?

Sarebbe uno shock. E’ successo, ma in circostanze diverse.

Considerando il successo avuto dall’ AfD a settembre, ci sarebbe da preoccuparsi.

Ci rendiamo conto che è bastato il 13% per mettere in crisi un sistema? Ecco la famosa vulnerabilità. Ci sarà pure qualche neonazista, ma non sono neonazisti. E’ un discorso più complicato. E’ qualcosa di più insidiosa.

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