martedì, Aprile 13

Germania: pericolo bolla immobiliare field_506ffb1d3dbe2

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Il valore delle abitazioni della prima economia d’Europa è sopravvalutato di anche il 25% in alcuni casi nemmeno tanto estremi. A lanciare l’allarme è la Banca centrale tedesca, la Bundesbank, la quale conferma i timori che circolano da un po’ di tempo circa una bolla immobiliare nel Paese. I prezzi sono saliti in ben 125 città tedesche. A scatenare il fenomeno è stato il boom della domanda, a sua volta alimentato dall’interesse degli investimenti esteri e dai bassi costi di finanziamento per l’acquisto di una abitazione.

In media, i prezzi sono sopravvalutati del 10-20% e nelle sette principali città le quotazioni degli appartamenti sono balzate del 9%. «I prezzi delle proprietà residenziali sono cresciuti a un ritmo più veloce di quello che i fondamentali economici e demografici suggerirebbero», ha precisato la Bundesbank. Secondo quanto riportato dall’emittente ‘CNBC, la banca ha già lanciato un simile avvertimento lo scorso ottobre, ma i toni non erano altrettanto allarmistici.

La situazione è completamente opposta a quella italiana, dove le attività di costruzione e i prezzi rimangono ancora sottotono, in un mercato del mattone in perdurante crisi. Nella media dell’intero anno 2013 la produzione nelle costruzioni è scesa del 10,9% rispetto all’anno precedente. In dicembre, comunica l’Istat, l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni è aumentato, rispetto a novembre 2013, dell’1,3%.

Nella media del trimestre conclusosi a dicembre l’indice ha registrato una flessione del 4,4% rispetto ai tre mesi precedenti. Il numero corretto per gli effetti di calendario a dicembre 2013 è diminuito in termini tendenziali dell’8,8%. A dicembre 2013 l’indice grezzo ha segnato un calo tendenziale del 5,5% rispetto allo stesso mese del 2012. Nel confronto tra la media del 2013 e quella dell’anno precedente, la produzione è diminuita del 10,9%.

A Roma intanto Matteo Renzi, il Primo Ministro in pectore, ha incominciato a sondare il terreno per la formazione del gabinetto dei ministri. Le discussioni andranno avanti fino a questo fine settimana quando, almeno secondo quanto riferito dal Ministro uscente degli Affari regionali Graziano Delrio, la squadra dovrebbe essere pronta per essere annunciata. I mercati sono curiosi sapere in particolare a chi andrà l’ambito posto di capo del Tesoro. Non è ancora ben chiaro chi verrà scelto, ma alcune voci danno favorito addirittura l’ex Premier Enrico Letta.

Se per Renzi il 2014 è iniziato nel migliore dei modi, per le banche italiane l’anno ha avuto un avvio sulla stessa linea d’onda di quello precedente: in sordina. Quattro istituti rischiano di essere bocciati negli stress test europei, a causa della scarsa tempestività nel fornire informazioni sui livelli di capitale, mentre due corrono il pericolo di non superare gli esami della Bce per via della bassa qualità dei bilanci.

Il tutto mentre il credito ristagna, complice l’assenza della domanda di investimenti. Sebbene i depositi a breve siano in lieve aumento, pesano il crollo del 10% della raccolta da obbligazioni e la qualità delle attività di prestito in continuo peggioramento. Solo per fare un esempio, le sofferenze lorde su impieghi al massimo dal maggio 1999.

È la fotografia in cifre del rapporto Abi di febbraio, i cui dati su raccolta e impieghi sono aggiornati a gennaio, mentre quelli delle sofferenze sono fermi a dicembre 2013. Il report continua a evidenziare le stesse dinamiche con le quali si è chiuso lo scorso anno. Le sofferenze lorde a dicembre sono arrivate vicine a 156 miliardi di euro e quelle nette hanno superato 80 miliardi.

Se da un lato la stretta creditizia penalizza le banche, dall’altra imprese e famiglie fanno fatica ad ottenere prestiti. Ciononostante in Europa il debito privato è pari a quasi il doppio di quello sovrano. I Governi non hanno fatto molto per risolvere questo nodo. Considerati i tassi di interesse imposti dalle banche molto più elevati di quelli che deve pagare il Tesoro, il rischio di scoppio della crisi è più alto rispetto alla questione del debito sovrano dell’area euro, dicono gli analisti.

A Bruxelles i Ministri delle Finanze sono riuniti per decidere come fare per risolvere una volta per tutte i problemi delle banche.  L’Eurogruppo è al lavoro per trovare un unico meccanismo di risoluzione bancaria. Quanto all’operato dei Governi, la conclusione che i capi del Tesoro sembrano trarre per il momento, a giudicare dal report ufficiale, è se le autorità presteranno tutte attenzione ai Patti di Stabilità e di Crescita, tutto andrà bene. Il ritornello, insomma, non cambia.

Renzi è stato avvisato anche dal Commissario europeo Olli Rehn: l’Italia dovrà muoversi entro i confini del 3%, la soglia da non superare del rapporto tra deficit e Pil. Anche se cambiano gli interlocutori, il concetto e le preoccupazioni dell’Europa non cambiano: il debito elevato, l’ottavo più alto al mondo e il quarto maggiore tra le economie industrializzate dopo Giappone, Usa e Grecia, va abbattuto, la scarsa competitività va recuperata e i vincoli europei sui conti vanno rispettati.

A cambiare sembra invece la situazione in Spagna, dove la Banca di Spagna stima che la crescita continuerà a prendere slancio, anche se in modo graduale. Le previsioni per il 2013 sono di un rialzo del Pil dell’1%. Una percentuale che all’Italia farebbe invidia. Le stime sulla crescita economica, ha detto il numero uno dell’istituto centrale Luis Maria Linde, si confrontano con quelle per un aumento dello 0,7% rese note in precedenza.

 

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