martedì, Aprile 13

Germania, Norvegia e il buon esempio

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Salvare il pianeta e fermare il cambio climatico sono una bandiera universale sventolata da tutti i Paesi: è politicamente corretta e porta voti e credibilità, almeno fino a quando gli scienziati informano che, per ottenere ciò, si devono ridurre le emissioni contaminanti, cioè diminuire l’attività industriale. I Paesi sviluppati dicono di essere pronti a farlo solo se gli altri faranno lo stesso, e le nazioni povere ed emergenti denunciano, a ragione, che si sta impedendo loro di svilupparsi.

Per il momento, si è trovata una soluzione che sembra giusta per uscire dall’impasse: le nazioni ricche pagano le altre per proteggere risorse come, per esempio, i boschi. Su questa linea, Germania e Norvegia hanno deciso di non seguire la burocrazia del sistema di cooperazione internazionale e hanno deciso di firmare con la Colombia un accordo da 65 milioni di dollari per salvare l’Amazzonia.

Il tasso ufficiale di deforestazione in Colombia nel 2013 è stato del 120933 ettari, di cui il 57% in Amazzonia. Ma i boschi non sono gli unici che stanno sparendo a un ritmo accelerato; con essi, si sta anche perdendo tutta la diversità che contengono. Inoltre, la regione rappresenta il sostentamento per molte comunità rurali del Paese e regola il clima dell’intero pianeta. In realtà, si stima che la metà dei gas a effetto serra prodotti dalla Colombia siano il risultato di questa deforestazione.

Secondo quanto spiega Mary Lou Higgins, direttrice di WWF Colombia, il fondo per la natura prima includeva Paesi, come il Regno Unito, che stanno provando un approccio diverso, il che non significa che non siano interessati ad appoggiare la riduzione della deforestazione in Colombia, ma che cercheranno di ottenerla tramite altri meccanismi di cooperazione. In ogni caso, era necessario agire immediatamente, motivo che ha portato la Germania e la Norvegia a firmare l’accordo con la Colombia e con l’Ecuador, Paese con cui stavano negoziando dal 2013.

L’accordo è un «risultato concreto della Dichiarazione di New York dell’inizio dell’autunno», ha affermato il Ministero dell’ambiente norvegese in un comunicato stampa in cui dice che «la Norvegia ha lavorato attivamente per la salvaguardia della foresta dal 2008, e destina ogni anno fino a 400 milioni di dollari a Paesi che riescono a ridurre la deforestazione».

Le azioni di questo tipo sono iniziate nel 2005, quando un gruppo di Paesi, guidato dalla Papua Nuova Guinea, presentò il tema della deforestazione nell’agenda della Conferenza delle Parti di Montreal (COP 11). Facendo ciò, hanno trasportato sul piano internazionale il dibattito sull’importanza dei boschi nella lotta al cambio climatico. Durante la COP 13 del 2007 a Bali, la Riduzione delle emissioni causate dalla deforestazione e dal degrado dei boschi (REDD+) è stata riconosciuta come un meccanismo valido nella lotta al cambio climatico.

REDD+ è un meccanismo finanziario per la riduzione delle emissioni derivate dalla deforestazione e il degrado forestale; oltre alla conservazione, all’uso sostenibile e al miglioramento dello stock di carbonio dei boschi nei Paesi in via di sviluppo con l’aiuto di quelli sviluppati, che possono così ridurre la propria impronta di carbonio. In base a quanto annunciato nella COP 20, che si è svolta la scorsa settimana a Lima, in Perù, stiamo già vivendo cambi irreversibili delle condizioni climatiche, «ma siamo ancora in tempo per cambiare rotta, per passare dalla distruzione all’appoggio alla conservazione dei boschi e alla riduzione della deforestazione in modo da mitigare gli effetti del cambio climatico e da adattarci alle nuove condizioni», assicura Lou Higgins.

Lo schema proposto da Germania e Norvegia si basa sul pagamento per risultato, il che significa che i soldi saranno consegnati alla Colombia solo nel caso in cui si raggiungano risultati reali e quantificabili di riduzione della deforestazione nel Paese, fatto che obbliga il governo colombiano a svolgere azioni puntuali sul campo, a che, si spera, riesca a diminuire sul serio la deforestazione e, in alcuni casi, a favorire l’incremento delle aree boscose nel paese.

Secondo quanto dichiarato da Pablo Vieira Samper, viceministro all’ambiente in Colombia, i 65 milioni di dollari nei prossimi quattro anni sono un aiuto, ma il Paese ha bisogno di investire quasi 400 milioni di dollari per arrivare al traguardo di azzeramento della deforestazione. Secondo la direttrice di WWF Colombia, è un accordo positivo per tutti i partecipanti: per Germania e Norvegia è un buon modo di rispettare gli impegni internazionali di riduzione delle emissioni e di appoggio ai Paesi in via di sviluppo ad affrontare il cambio climatico; la Colombia, d’altra parte, genera nuove alternative sostenibili di produzione forestale, agricola e d’allevamento e, allo stesso tempo, rafforza le attività ecologiche e sviluppa un’economia a bassa produzione di carbonio che la renderà competitiva a livello globale.

Le relazioni di cooperazione tra questi Paesi non è nuova; la Norvegia, insieme a Cuba, è garante dei negoziati di pace instaurati tra il governo colombiano e la guerriglia conosciuta come Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), in un tentativo di entrambi di porre fine al conflitto armato esistente da 50 anni. La Germania, invece, appoggia economicamente il Paese perché porti a termine una serie di progetti che aiutino nella fase postconflitto. Inoltre, ai primi di dicembre, è stato comunicato che la somma totale degli aiuti per i prossimi due anni sarà di quasi 400 milioni di dollari destinati alla riforma agraria, alle spese penali legate al conflitto e ai risarcimenti destinati alle vittime, secondo quanto riferito a suo tempo dal ministro tedesco Gerd Müller.

 

Traduzione di Emma Becciu

 

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