lunedì, Ottobre 25

Germania: Merkel sola contro tutti?

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Nel week-end, Angela Merkel ha sbaragliato le carte sul tavolo. Ha parlato di un’ “Europa a due velocità”. Dichiarazione che arriva in un momento molto difficile per l’ Unione Europea, sferzata prima dalla Brexit poi dal ciclone Trump e quotidianamente afflitta dalle accuse di tecnicità, astrattismo, inutilità da parte dei partiti nazionalisti ed estremisti interni ai vari paesi componenti.  Almeno dalla caduta del Muro di Berlino e quindi dalla sua riunificazione, la Germania ha assunto una posizione quasi egemone in Europa. A guidare la Germania da dodici anni, è Angela Merkel. Le prossime elezioni tedesche sarebbero previste per il prossimo autunno. La cancelliera, che sta concludendo il suo terzo mandato, ha deciso di ricandidarsi, dichiarando il 20 novembre 2016, durante una conferenza stampa organizzata dalla CDU, il partito dei cristiano-democratici uniti: «In ogni caso questa elezione sarà difficile come mai in passato, almeno dalla riunificazione tedesca». Delle difficoltà di questa elezione federale, tra il populismo nazionale e quello europeo in una sfida elettorale che si prospetta dall’esito non scontato, ne parliamo con Ferdinando Nelli Feroci, già ambasciatore ed ex commissario europeo, oggi Presidente dello IAI, Istituto Affari Internazionali. Dopo una lunga carriera diplomatica e come dirigente presso il Ministero per gli Affari Esteri, nel giugno 2014 è indicato dal governo Renzi per sostituire Antonio Tajani, eletto membro del Parlamento europeo, come Commissario europeo dell’Italia. Il presidente José Manuel Durão Barroso gli conferisce il medesimo portafoglio del predecessore cioè quello per l’industria e l’imprenditoria.

Si sta per concludere il terzo mandato da cancelliera di Angela Merkel. L’economia tedesca ha una crescita annuale del Pil vicina al 2%,  il tasso di disoccupazione è inferiore al 5%. Il bilancio del suo governo è positivo o negativo?

La mia valutazione è altamente positiva, ha una crescita brillante, è molto competitiva sull’export. Perfino sul fronte della politica interna, nonostante tutto, l’ AFD (Alternative Fur Deutschland) è attestato solo al 10% dei consensi. Il paese che meno risente di questa onda lunga delle formazioni anti-sistema.

Frauke Petry. AFD

Quanto l’ AFD fa suo dell’esempio americano di Donald Trump?Quanto ne risulta influenzato?

Se dovessi giudicare sugli ultimi sondaggi direi di sì anche perché Trump ha preso di mira la Germania e quindi non mi sorprende che in Germania goda di minor popolarità rispetto a quanto avviene in altri paesi europei. Vedo le dichiarazioni della Le Pen in Francia, vedo le dichiarazioni di Grillo e di Salvini in Italia che testimoniano una grande popolarità in Italia, ma sembra che in Germania ci sia più cautela nei confronti della nuova amministrazione americana e mi sembra che abbia fatto meno breccia di quanto non stia facendo in altri paesi europei. Sono sicuramente minori rischi di una vittoria dell’ AFD rispetto ad altri paesi europei.  L’unico dubbio è quale coalizione potrà sostenere il prossimo governo in Germania.  Verosimilmente un nuovo governo guidato dalla Merkel. C’è una risalita della popolarità dopo la candidatura di Schulz, ma resterebbe per la Merkel un’ esigenza di alleanze. Bisogna vedere se si ripete l’esperimento della grande coalizione o quale altra coalizione potrebbe sostenere il governo. Ad oggi è difficile pensare ad un altro tipo di coalizione.

La cancelliera Merkel ha guidato un governo di coalizione SPD-CDU. Come si ritrovano questi due grandi partiti, a pochi mesi dalle elezioni?

I socialdemocratici hanno individuato un candidato: Schulz. Dagli ultimi sondaggi, si evince che democratico – popolari e socialisti restano i partiti protagonisti di questa campagna elettorale e direi che è l’unico paese europeo che va alle elezioni dove non c’è un rischio di vittoria delle formazioni euro-scettiche ed anti- sistema.

È possibile, secondo lei, un nuovo governo di grande coalizione?

È possibile, sarebbe abbastanza clamoroso se si separassero in vista di una campagna elettorale.

Singmar Gabriel, SPD

Pochi giorni fa, Singmar Gabriel, Presidente federale dell’ SPD, ha dichiarato: “Se corressi io, fallirei e con me la SPD”, ufficializzando la sua rinuncia alla guida del partito nella corsa alla carica di cancelliere tedesco. Era un’ azione politica necessaria?

A me è sembrato un gesto coraggioso da parte di un uomo politico che ha riconosciuto le proprie debolezze e magari qualcun altro seguisse il suo esempio anche in altri paesi. È talmente difficile che qualcuno rinunci alla propria carica, alla propria poltrona. Mi è sembrato un gesto da tenere in considerazione. Direi che, stando ai dati sulla popolarità di Schulz e di Gabriel, che è stato anche un gesto corretto nei confronti del suo partito, l’ SPD.

Come valuta la candidatura di Schulz per l’ SPD? E il risultato dell’ultimo sondaggio diffuso per il quale l’ex presidente del Parlamento europeo si attesterebbe più in alto rispetto ad Angela Merkel?

Martin Schulz, SPD

Per l’ SPD sicuramente, anche perché è un partito che al momento non poteva proporre un altro candidato della stessa statura, visibilità e successo di leadership che potrebbe avere Schulz. E’ anche molto incoraggiante poiché, dato che Schulz fa una politica molto filo-europea, dopo parte della sua carriera passata al Parlamento Europeo, sotto questo profilo, passa un messaggio molto positivo. Il tasso di consenso personale, però, è molto diverso dal consenso delle formazioni politiche. Di certo è una buona scelta da parte dei socialisti.

Durante il suo governo, Angela Merkel ha dovuto prendere decisioni cosiddette “impopolari”, tra le quali quelle sull’ immigrazione e sull’ accoglienza. Come questo tipo di politiche graveranno sulla corsa della Merkel alla rielezione? Quanto l’immigrazione sarà al centro di questa campagna elettorale? Chi sembra avere le proposte elettorali più credibili a questo riguardo?

Questo è un tema con il quale si confrontano un po’ tutte le società europee. Dietro quella posizione c’era un profondo convincimento personale di fronte ad un ‘emergenza umanitaria come quella dei profughi dalla Siria. E’ un’ emergenza forse ora più sotto controllo con l’accordo Europa – Turchia, con meno pressione sul fronte migratorio dai Balcani, consentendo alla Germania di non dover ricorrere a misure di accoglienza massiccia, ma con strumenti più ordinari, senza dover fare un gesto così clamoroso ed importante come quello che ha fatto quanto ha aperto ai profughi.

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