mercoledì, Ottobre 20

Germania: Merkel sarà affondata dai migranti?

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Invece di suggerire una rapida opzione alternativa alla recinzione, la Germania, con tutta la sua autorità morale di Paese leader in pectore, si è unita al coro di coloro che facevano dell’Ungheria poco meno che il responsabile della crisi e di Orban un mascalzone (ha nuociuto molto a quest’ultimo la distinzione verbale fatta fra immigrati cristiani e mussulmani).

Ma le critiche non hanno reso difficile il compito degli ungheresi di mettere ordine alle porte del territorio dell’Unione, quanto le improvvise dichiarazioni fatte come a gara dai dirigenti politici tedeschi, secondo i quali la Germania era perfettamente in grado di accogliere ora mezzo milione, ora 800.000, e quindi un milione di richiedenti asilo. Si è così arrivati all’insuperabile affermazione di Angela Merkel, un tempo nota per la sua prudenza, secondo cui «non c’è un limite massimo» all’accoglienza dei profughi. Nel frattempo già circolavano in molti Paesi in difficoltà i selfies della Cancelliera con profughi arrivati (illegalmente) in Germania, cosa che ha dato un impulso all’emigrazione verso l’Europa, forse anche al di là delle intenzioni, per quanto confuse, della Merkel.

Messo sotto la pressione non politica né diplomatica ma emozionale di Berlino, il Governo ungherese il 5 settembre ha deciso così di lasciar transitare tutti coloro che dal sud volevano raggiungere la Germania, rinunciando al tentativo di effettuare controlli. Per una settimana il Governo tedesco ha lasciato che entrassero in Germania migliaia di profughi (se tutti lo erano per davvero) senza documenti. Poi il 13 settembre, senza avvisare i suoi partner europei, la Germania ha improvvisamente deciso di bloccare i treni provenienti da Budapest tramite l’Austria e di ripristinare quel controllo alle frontiere, che piuttosto leggermente aveva soppresso.

Nonostante tutte queste decisioni unilaterali, la Germania ha poi ispirato la sua azione diplomatica all’idea che il problema dell’immigrazione èun problema europeo‘ (cosa che aveva negato fino al maggio di quest’anno) e quindi alla necessità di distribuire i profughi (di cui nessuno sa il numero finale) fra tutti i Paesi dell’Unione. Gli Stati che hanno sollevato perplessità di fronte a questa misura non sono stati sottoposti a una moral suasion ma, per bocca del Ministro degli Interni Thomas de Maziere, sono stati prima discreditati moralmente e collocati al di fuori del ‘sistema dei valori europei’, poi semplicemente minacciati di ritorsioni ovvero di sanzioni economiche, se non cedevano. Ora a questi mezzi estremi nei confronti di alleati si può forse arrivare per motivi di eccezionale importanza, ma le quote fissate per i Paesi dell’Est sono complessivamente quasi irrisorie, poche migliaia in tutto, difronte al milione di profughi che la Germania spontaneamente vuole accogliere (senza contare il fatto che non sarà facile trovare neppure mille profughi disposti a stabilirsi a Praga o a Budapest. Probabilmente li si dovrà portare a forza, e non è chiaro chi potrebbe incaricarsene).

Il nervosismo, la volubilità, l’arroganza hanno contraddistinto la politica estera tedesca in queste settimane estive. Ne risulta un quadro che dimostra come la Germania sia ancora lontana dal possedere quelle caratteristiche che un Paese leader su scala internazionale dovrebbe possedere.

Tale conclusione riguarda, però, soltanto il piano politico.

Sul piano dell’atteggiamento verso i profughi, invece, sia i dirigenti tedeschi sia la stragrande maggioranza della popolazione hanno dato negli ultimi tempi non solo lezioni ma anche molti esempi di umanità, di solidarietà e di generosità degni di una causa come questa. C’è da augurarsi che questi esempi trovino il giusto riconoscimento presso coloro che ne beneficiano così come, più in generale, presso le comunità religiose e nazionali da cui questi ultimi provengono.

 

 

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