martedì, Maggio 11

Germania: Merkel sarà affondata dai migranti?

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Da diversi anni era diventato un luogo comune nel campo delle relazioni internazionali lamentare il fatto che la Germania fosse un gigante economico e un nano politico. Berlino si impegnava poco nelle grandi questioni mondiali, non faceva sentire il suo peso o, detto altrimenti, scansava le responsabilità. Non esercitava politicamente quella leadership che deteneva in molti altri campi e di cui, si diceva, l’Europa aveva bisogno. Era una Svizzera in grande.

Gli ultimi avvenimenti legati al problema dell’immigrazione hanno dimostrato che il ruolo di grande potenza non si improvvisa e che la Germania non dispone ancora di una cultura corrispondente. Al di là dei singoli errori di valutazione, ha colpito il modo con cui la Germania ha gestito la crisi, ovvero con decisioni unilaterali, con improvvisi cambi di marcia che hanno seminato confusione fra gli alleati, con piccole impuntature e dichiarazioni sprezzanti. Ora, nell’esercizio di una vera leadership, la forma è quasi tutto.

Per lunghi mesi la Germania ha sottovalutato il problema dell’immigrazione, trattando, anzi, chi cercava di metterlo all’ordine del giorno dell’Unione europea, fra cui l’Italia e l’Ungheria, come Paesi incapaci a darsi un minimo di organizzazione, e in sostanza inaffidabili. Già a gennaio, durante una famosa visita a Bruxelles, il Primo Ministro ungherese Viktor Orbán aveva avvertito dell’arrivo di milioni di persone dall’Asia e dall’Africa, ma senza ottenere ascolto perché, considerata la sua parte politica, non poteva trattarsi che di allarmismo populista (è emerso poi che gli stessi allarmi, sempre in gennaio, erano stati dati anche dai servizi al ministro degli interni tedesco, che li aveva ignorati).

Lasciata sola, l’Ungheria ha deciso, allora, di creare una recinzione alla frontiera con la Serbia. Questa misura ha attirato le ire di Berlino, per la quale era diventato fin da subito un principio indiscutibile che «i problemi non si risolvono con i muri». Non indicava, però, un’alternativa: cos’altro si poteva fare per mettere in sicurezza le frontiere esterne dell’Unione, così come vogliono i trattati vigenti? Cosa, da un punto di vista più ristretto, poteva alleggerire una pressione che l’Ungheria (e forse si potrebbe dire: qualunque paese al mondo) non era in grado di sopportare da nessun punto di vista? Comunque, gli ungheresi non hanno mai chiuso la frontiera, come da taluni riportato o lasciato intendere. Sono, infatti, rimasti sempre aperti i normali punti di transito, dove i richiedenti asilo avrebbero potuto dirigersi, se non avessero voluto evitare di essere registrati o solo di perdere tempo nel loro viaggio verso nord.

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