venerdì, Maggio 7

Germania: l’Spd vota sì, ma l’incertezza rimane Nel congresso di Bonn, 362 i voti a favore dell'alleanza con Merkel, 279 i contrari. Ne abbiamo parlato con Gian Enrico Rusconi, Professore emerito di Scienze politiche presso l'Università di Torino

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É possibile, a questo punto, che Angela Merkel abbia considerato, anche in parte, un governo di minoranza?

Come detto ieri da Schulz, e come ha precisato la Merkel in altre occasioni, una delle cose che si volevano scongiurare è proprio la formazione di un governo di minoranza che andasse alla ricerca della maggioranza in ogni votazione parlamentare, anche perché non l’hanno mai fatto prima, sarebbe una novità assoluta che comunque avrebbe come capo la Merkel che in questo momento non è politicamente abbastanza forte per sostenere una minoranza di Governo e i rischi che questo comporta. La posizione della Merkel comunque non è chiarissima, e la chiarezza è sempre stata dalla parte sua, e la votazione di ieri è stato un incentivo per spingere la Cancelliera a sedersi intorno ad un tavolo.

Un compito che, anche per la Merkel, risulta difficile. E con una coalizione possibilmente non solidissima, soprattutto alla luce delle divisioni interne all’Spd, quali difficoltà troverà nel tenere assieme Cdu e socialdemocratici?

Credo che molto dipenderà da come sarà affrontato il problema dell’eurozona e sarà molto difficile, in quanto lo status quo per i tedeschi rappresenta un qualcosa da cui poi è difficile uscirne, specialmente se questo status è positivo, quindi ogni riforma viene considerata con molta cautela . Il punto critico principale, e difficile, non riguarderà i provvedimenti sulle politiche sociali, ma riguarda appunto questa riforma dell’eurozona che tutti ormai si aspettano e la tenuta della coalizione sarà misurata in base a quello. La posizione attuale della Merkel inoltre, molto diversa da due anni fa quando da sola rappresentava l’Europa, inciderà molto su queste scelte. Oggi, è Macròn che si sta facendo carico delle riforme necessarie all’Europa

In chiave Europea, il ritorno alle urne in Germania a quali rischi porterebbe e quali ripercussioni potrebbe avere sull’asse franco tedesco?

Un ritorno alle urne vorrebbe dire un rischio enorme. Il principali partiti, Cdu e Spd, rischiano di scendere tutti e due sotto il 20%, e questo significherebbe una crisi senza precedenti per l’intero sistema tedesco, sia per l’avanzata della destra, sia per gli equilibri europei, sia per l’estrema instabilità del sistema politico in sè. Quando si parla di possibili ragioni alla base delle decisioni tedesche, bisogna tenere presente il discorso del desiderio del mantenimento della stabilità e dello status quo. Ogni decisione che va in direzione contraria viene presa con diffidenza e la questione, per esempio, del Ministro delle Finanze europeo invocato da Macròn ha richiamato l’attenzione della politica tedesca, tra cui Schulz stesso, che vuole ridare alla Germania quel ruolo di egemonia che ricopriva fino a poco tempo fa e che ora è seriamente minacciato dal Presidente francese.

Alcuni dei grandi Paesi europei, come Italia e Spagna, non stanno attraversando un periodo di estrema stabilità, e in generale l’Europa. Per quanto riguarda l’Italia, la principale preoccupazione si concentra attorno alla prossima squadra di governo. Secondo lei quanto può incidere l’instabilità italiana all’interno dei meccanismi europei, tenendo anche conto della possibilità di un mancato governo in Germania?

Per quanto riguarda la Germania, se non si trova l’accordo si andrà avanti con la situazione d’incertezza che stiamo vivendo e si continuerà a fare di tutto per scongiurare le urne fino alla scadenza naturale della legislatura, e in Europa questo creerà ancora più instabilità che è la cosa peggiore. Da qui, come si sta vedendo negli ultimi tempi, a prendere l’occasione per far valere la propria sovranità nazionale saranno i Paesi dell’Europa orientale, che non rispetteranno più molti dei punti europei sui temi con derive nazionaliste come l’immigrazione e le decisioni interne, si veda la Polonia ad esempio, e possibilmente avremo anche un inserimento della Russia che potrà sfruttare l’indebolimento della Germania. Per l’Italia, purtroppo, non vale lo stesso discorso, nel senso che sebbene un governo anti europeista rappresenti una minaccia per gli equilibri europei, non ha lo stesso peso ed influenza tedesca. In Europa la visione verso l’Italia è di sufficienza, e comunque non in grado di spostare eventuali equilibri, anche perché da anni c’è la tendenza a ritenere che l’Italia non si affidabile e che quindi non possa avere un governo stabile e duraturo.

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