martedì, Aprile 13

Germania: l’Spd vota sì, ma l’incertezza rimane Nel congresso di Bonn, 362 i voti a favore dell'alleanza con Merkel, 279 i contrari. Ne abbiamo parlato con Gian Enrico Rusconi, Professore emerito di Scienze politiche presso l'Università di Torino

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Per ora, la Germania ha scongiurato una nuova chiamata alle urne. Nella giornata di ieri, infatti, il congresso dei socialdemocratici (Spd), riunito ieri a Bonn, ha dato il via libera all’avvio dei negoziati per la formazione della nuova ‘Grosse Koalition’ – grande coalizione – con l’Unione di Centro (Cdu) guidata dalla Cancelliera Angela Merkel. Tra i 642 delegati presenti, 362 hanno votato favore della linea sostenuta dal leader ed ex Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, 279 i voti contrari. Una maggioranza del 56% dunque, che fa percepire una divisione profonda interna al partito stesso circa la leadership di Schulz e le direzioni politiche future del gruppo socialdemocratico.

A guidare quella parte dell’Spd stanca di larghe intese e coalizioni a largo respiro, è stato Kevin Kuehnert, capo dei Jusos (Comunità di lavoro delle Giovani Socialiste e dei Giovani Socialisti nella Spd) e promotore della campagna ‘No-GroKO‘. Il timore, espresso dal leader dei giovani democratici, ha riguardato la scelta del partito di far parte di un Governo che, nell’elezioni dello scorso settembre, ha portato l’Spd ad ottenere il risultato più basso  dal secondo dopoguerra, appena il 20%. Inoltre, Kuehnert ha criticato le poco chiare posizioni di Schulz che fino ad un mese fa sembravano essere stabili sulla decisione di restare all’opposizione per il resto della legislatura, salvo poi tornare sui suoi passi dopo il fallimento della coalizione Giamaica guidata da Angela Merkel.

A pesare sul voto del Congresso di Bonn, è stata principalmente la minaccia di possibili elezioni anticipate, che, con molte probabilità, avrebbero favorito l’ulteriore avanzamento del movimento di destra radicale Alternative für Deutschland (Afp)  , che nelle precedenti elezioni ha ottenuto il 12% delle preferenze popolari, e avrebbero portato alla caduta dei partiti centristi, mettendo così in crisi il sistema politico tedesco.

Inoltre, l’ombra dell’Europa e del cambiamento degli equilibri europei ha giocato un ruolo importante durante la votazione. Molti dei delegati presenti hanno visto il voto come a favore dell’Europa e per l’Europa; un voto contrario, e quindi la reale possibilità di nuove elezioni, avrebbe potuto minacciare i già precari equilibri europei, soprattutto in un contesto politico dove sempre più Stati scelgono la strada della sovranità nazionale, e dove i sentimenti euroscettici hanno ormai un peso specifico.

Nonostante le difficoltà, il voto ha comunque aperto la strada ad una trattativa di governo, che dovrebbe concludersi entro la metà di febbraio. Tuttavia, una volta raggiunto l’accordo finale, il partito si troverà a dover ascoltare la decisione dei 450 mila tesserati della Spd, che attraverso un referendum per posta, decideranno se approvare o meno l’accordo sulle larghe intese.

Della vittoria del fronte pro intese, delle divisioni interne all’Spd e delle ripercussioni in chiave europea di un eventuale crisi interna, ne abbiamo parlato con Gian Enrico Rusconi, filosofo e Professore emerito di Scienze politiche presso l’Università di Torino.

Il 56% dell’SPD ha dato il via libera all’alleanza con il CDU per la formazione di un Governo di larghe intese, come il precedente. La Merkel però è apparsa prudente dicendo che molte cose devono essere chiarite. La strada per nuova formazione di Governo è più lontana di quello che sembra?

Vincere con il 56% non significa avere un distacco sufficiente e porta un carico di preoccupazioni importante, soprattutto alla luce dei problemi interni ai socialdemocratici, come le divisioni riguardo le pensioni, le tasse. Inoltre, bisogna aggiungere la questione europea. Da una parte Schulz ha puntato tantissimo sul rilancio dell’Europa e del ruolo tedesco, dall’altra parte il dibattito interno al partito non ne ha risentito. Quindi se il voto doveva essere un voto a favore dell’Europa, l’Europa in realtà è mancata. Tra Cdu e Spd è necessario che si trovino degli accordi sulle politiche interne, ma la vera sfida è che cosa fare con la riforma dell’eurozona e con le avances fatte dal Presidente francese Emmanuel Macròn, e su questo ci sono posizioni molto diverse.

Il voto di ieri è stato comunque molto discusso, soprattutto dalla parte dei giovani democratici guidati da Kuhnert. Crede che in futuro ci sarà un riavvicinamento con quella parte che invece ha deciso in favore della GroKo?

I giovani guidati da Kunhert sono in parte artefici delle divisioni, ma i veri responsabili non fanno parte di quel gruppo, anzi, appartengono a quella parte del partito che ha votato Schulz come Presidente, e che ora si sono accorti della mancanza di una leadership forte in grado di poter portare avanti un progetto a lungo termine. Aver votato si nella votazione di ieri, risponde in parte al timore di nuove elezioni, e alla necessità di ricontrattare i termini per la formazione di un Governo di larghe intese per evitare le urne. La votazione di ieri non è stata un sì alla grande coalizione, ma è stata un sì per l’apertura di nuove trattative in direzione di un possibile nuovo governo, ma niente è ancora certo

Alla luce della nuova coalizione, con un’eventuale spaccatura interna dell’Spd, quali prospettive si aprirebbero per il partito? É possibile pensare ad una secessione interna sulla linea di quello che, per esempio, è successo in Italia tra PD e LeU?

A questo si può rispondere solo con una risposta incerta, e proprio l’incertezza della risposta drammatizza la situazione. Tutta questa paralisi politica, è stata creata dal fatto che alle elezioni di settembre il 12% delle preferenze sono andate all’Alternative für Deutschland (Afp), ed è bastato questo 12% per mettere in crisi un sistema politico considerato il più stabile d’Europa, ed il problema più grave è che fin ad ora non è stata trovata una risposta a questa alternativa, che non è semplicemente un estremizzazione della destra, ma risponde a ramificazioni molto più complesse. In questo senso, la divisione dopo la vittoria di ieri è ancora più emblematica e la cosa che spaventa di più è il timore del peggio, ed andare a votare sarebbe il peggio.

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