domenica, Ottobre 17

Germania, l’SPD ha votato per lo status quo field_506ffb1d3dbe2

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German Chancellor Merkel visits flood affected town of Passau

Com’era prevedibile, nel referendum post-elettorale l’elettorato socialdemocratico tedesco ha appoggiato la decisione dei vertici di costituire un Governo di coalizione coi democristiani dell’Union (CDU/CSU): il 76% dei quasi 338.000 voti inviati dai tesserati SPD ha così permesso il lancio del terzo Governo di Angela Merkel. Ma ha anche rilanciato il Presidente dell’SPD Sigmar Gabriel, convinto sostenitore della nuova ‘Große Koalition’ e presto Ministro per l’Energia e l’Economia. Nel nuovo Governo saranno sei, infatti, i dicasteri a direzione socialdemocratica: in particolare, Frank-Walter Steinmeier tornerà alla guida degli Esteri come già nel 2005, mentre la Segretaria Generale del Partito Andrea Nahles si occuperà del Lavoro. Proprio l’ex titolare di questo ministero, la democristiana Ursula von der Leyen, sarà la prima donna a guidare la Difesa, mentre non ci sono novità per quanto riguarda le Finanze, che rimangono nelle mani di Wolfgang Schäuble.

Nuove nomine in vista anche per il Governo ucraino, dopo che le proteste che da due settimane occupano la ‘Maidan’, cioè la piazza centrale di Kiev, hanno spinto il Partito delle Regioni del Presidente Viktor Janukovič a chiedere al Primo Ministro Mykola Azarov un rimpasto di «almeno il 90%» dell’Esecutivo. Nel frattempo, però, l’Unione Europea sembra avere sospeso i negoziati sull’Accordo di Associazione. Come dichiarato su Twitter dal Commissario per l’Allargamento Štefan Füle, «le parole e le azioni di Presidente e Governo divergono sempre più. I loro argomenti non hanno basi reali».

Se Janukovič non sembra decidersi tra Europa e Russia, il Presidente francese François Hollande sembra voler seguire il suo omologo tedesco Joachim Gauck, avendo annunciato che non si recherà alle Olimpiadi invernali di Soči. Diversamente da Gauck, il Presidente francese non ha però motivato l’assenza criticando le violazioni dei diritti umani da parte di Mosca. Ciononostante, la lista di assenti celebri all’evento di febbraio si allunga: al momento, è stata definita «improbabile» anche la presenza del Presidente statunitense Barack Obama.

Intanto, il ballottaggio ha riportato alla Presidenza del Cile Michelle Bachelet, che col 65,3% dei voti ha vinto comodamente contro la candidata di destra Evelyn Matthei e subentrerà all’attuale mandatario Sebastián Piñera il prossimo 11 marzo. «Ringrazio i milioni di persone che oggi hanno dimostrato col loro voto di credere in me, proprio come io credo in loro» ha dichiarato la candidata socialista, nonostante un’affluenza ulteriormente in calo dopo il primo turno: si è recato alle urne solo il 42% degli aventi diritto, contro il 49% di novembre, un dato che va ascritto all’ordinamento elettorale entrato in vigore nel gennaio 2012.

Altro tipo di astensione è quella che si annuncia in Egitto, dove i Fratelli Musulmani hanno deciso di boicottare il referendum costituzionale del 14 e 15 gennaio. Inizialmente, i sostenitori dell’ex Presidente Mohamed Morsi avevano optato per il voto di opposizione, ma la violenta repressione del Governo ai danni del loro elettorato ha portato la Fratellanza a proporre di disertare direttamente le urne. Il messaggio, come dichiarato dal portavoce Hamza al-Farawy, rimane lo stesso: «ci rifiutiamo di votare sotto un regime militare».

E un regime militare è stato il rischio corso più a meridione dal giovane e instabile Stato del Sud Sudan, il cui Presidente Salva Kiir ha annunciato il fallimento di un colpo di stato organizzato da settori dell’esercito fedeli all’ex Vicepresidente Riek Machar, destituito a giugno. I combattimenti avrebbero avuto luogo prevalentemente nella capitale Juba, ma ora la situazione sarebbe «sotto controllo». È comunque stato imposto un coprifuoco tra le 6 di sera e le 6 del mattino.

Violenze e problemi politici hanno interessato anche la Cina. Nonostante lo storico traguardo raggiunto sabato da Pechino con l’allunaggio del veicolo spazialeConiglio di Giada’ (l’ultima sonda ad aver raggiunto la luna fu la sovietica ‘Luna 21’ nel 1973), l’attenzione della politica cinese è ora volta alle indagini su Zhou Yongkang, potente ex Direttore del Servizio di Sicurezza interno accusato di corruzione. Autorizzate dal Presidente Xi Jinping, le ricerche della polizia riguardano per la prima volta nella storia della Repubblica Popolare un personaggio di così alto rango: Zhou è stato infatti membro del Comitato permanente del Politburo del Partito Comunista.

Pechino ha anche dovuto seguire gli sviluppi della situazione nello Xinjiang, regione interessata dagli scontri con la comunità musulmana degli Uiguri: il bilancio provvisorio parla di quattordici morti fra questi ultimi e due tra le forze di polizia intervenute. Ma è stata una giornata di violenza in varie aree del mondo musulmano: 12 sciiti sono stati uccisi in Iraq lungo la strada per Baghdad, ma altre 42 persone sono morte anche in altre parti del Paese, che si prepara al pellegrinaggio sciita a Karbala in occasione dell’Arba’een.

In Siria, inoltre, 83 persone sono morte ieri ad Aleppo per i raid aerei del Governo, accusato peraltro dalle Nazioni Unite di rallentare per via burocratica gli aiuti umanitari, secondo modalità che permetterebbero di usare la fame come arma di ricatto verso la già stremata popolazione del Paese mediorientale. La gravità della situazione ha portato la stessa ONU a lanciare un appello per raccogliere 6,5 miliardi di dollari, la cifra più alta mai richiesta dall’organizzazione per una singola zona di crisi.

Una crisi latente è invece quella che si è andata sviluppando nelle ultime ore nell’enclave russa di Kaliningrad. A metà giornata, il Ministro della Difesa Sergey Shoygu ha infatti confermato l’installazione di missili Iskander nel fazzoletto di terra che fu patria di Immanuel Kant, asserendo che ciò «non è in contraddizione agli accordi internazionali». Questo non sembra rassicurare né la Polonia, il cui Ministro degli Esteri Radosław Sikorski ha espresso preoccupazione, né la Lituania, dove il Ministro della Difesa Juosaz Olekas ha messo in guardia da un’ulteriore militarizzazione della regione. Fonti NATO asseriscono che la decisione russa «non contribuisce alla sicurezza Euro-atlantica e non manterrebbe quello spirito di cooperazione in cui NATO e Russia hanno lavorato».

Per contro, la cooperazione, o meglio la riconciliazione, è il tema della festività nazionale odierna in Sudafrica. La giornata di commemorazione del riavvicinamento post-apartheid, istituita nel 1994 nella data di una precedente festività Afrikaner, cade proprio il giorno successivo al funerale di Stato per Nelson Mandela. Altissima la partecipazione alle esequie a Qunu, villaggio natale del leader sudafricano, che hanno chiuso i dieci giorni di cerimonie postume.

Infine, una riconciliazione sui generis si è avuta in Grecia, dove l’ex monarca Costantino II ha posto fine ad un esilio iniziato durante il regime dei colonnelli e durato 46 anni. L’ex sovrano risiedeva da anni nel Regno Unito, con la cui famiglia regnante è imparentato, ed è giunto ad Atene dopo aver ceduto in modo proficuo la propria storica residenza londinese. Il difficile momento politico greco non sembra dare grande enfasi alla storica opposizione verso il sovrano che non si oppose alla dittatura militare e che ora sembra più interessato al profittevole mercato immobiliare locale che ad una proposta politica.

 

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