sabato, dicembre 15

Germania: le elezioni in Assia mettono fine all’ ‘era Merkel’ Nuovo grande exploit per Verdi e AfD e la Cancelliera annuncia il suo ritiro dalla politica a fine mandato

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È stato il pessimo risultato delle elezioni nel land dell’Assia, a quindici giorni dall’ esito del voto in Baviera, la goccia che ha fatto traboccare il vaso, infliggendo l’ultimo colpo di grazia alla leadership cristianodemocratica di Angela Merkel che ha ammesso: «come Cancelliera ho la responsabilità di tutto, per quello che riesce e per quello che non riesce». Perciò, ha spiegato al direttivo del suo partito nella Konrad Adenauer Haus di Berlino, «Non sono nata cancelliera e non l’ho mai dimenticato. È giunto il momento di aprire un nuovo capitolo: non mi ricandiderò come presidente della CDU, questo quarto mandato è l’ultimo come cancelliera, non mi ricandiderò al Bundestag nel 2021 e non voglio altri incarichi politici». Questo vuol dire che qualora il suo governo dovesse cadere o, nella migliore delle ipotesi, quando giungerà a scadenza naturale, si ritirerà, rifiutando anche ruoli a livello europeo.

«È chiaro che così non si può andare avanti, l’immagine del governo è inaccettabile. Questo ha ragioni più profonde che problemi di comunicazione», una mancanza di «cultura del lavoro» della Grosse Koalition, ha denunciato senza mezzi termini Merkel, presidente dell’Unione Cristiano democratica dal 2000 e dal 2005 Cancelliera, la prima donna ad assumere questo incarico con cui è giunta a guidare il quarto governo consecutivo. L’ annuncio ha causato una breve perdita di valore dell’euro, ma non arriva inaspettato. La stessa leader cristiano-democratica ha rivelato di aver preso la decisione prima della pausa estiva. Il che dimostra che trattasi dell’epilogo di un lungo percorso discendente, iniziato, con tutta probabilità, nel 2015 quando, dopo un decennio al potere, Angela Merkel è costretta a confrontarsi con un’imponente crisi migratoria di fronte alla quale sceglie di aprire le porte a circa 900.000 richiedenti asilo, guadagnandosi la copertina del Time quale personalità dell’anno. Ma è in quel frangente che il gradimento nei confronti della Kanzlerin inizia a diminuire come dimostra il risultato negativo della CDU nel Settembre 2016 proprio nel Land della cancelliera, il Mecklemburgo-Pomerania: lì l’Unione si ferma al terzo posto. Il tutto viene amplificato, nel mese di dicembre dello stesso anno, dall’ attentato terroristico in un mercatino di Natale a Colonia. Anche il sostegno interno alla CDU nei confronti di Merkel inizia a depaoperarsi, sebbene venga riconfermata, seppur con una lieve flessione, alla guida del partito.

Il primo vero colpo sono le elezioni del settembre 2017 che vedono la Cdu scendere al 32,7% dei voti, con un contemporaneo avanzamento dell’AfD, che conquista il 12,6% divenendo il terzo partito del Paese. Tale risultato indebolisce la posizione di Angela Merkel che è di nuovo costretta a riesumare la Grosse Koalition. Ma questa volta, ha una ‘serpe in seno’: la CSU di Horst Seehofer, diventato Ministro dell’Interno, è decisa a difendere la propria identità dall’estrema destra rappresentata dall’AfD. E questo rende la maggioranza piuttosto litigiosa, soprattutto sul tema migratorio. Non più tardi di settembre scorso, Volker Kauder, vicino alla Cancelliera, dopo 12 anni, non viene confermato alla presidenza del gruppo Cdu/Csu al Bundestag e poche settimane dopo arriva la debacle in Baviera.

Va detto che è già iniziata la corsa alla successione alla guida della CDU: tra i contendenti si potrebbe trovare un avversario di vecchia data della Cancelliera, l’ex capogruppo Friedrich Merz oppure l’attuale ministro della Salute Jens Spahn, estremamente critico nei confronti di Merkel, oppure Armin Laschet, governatore del Nordreno-Westfalia o l’attuale segretario generale, Annegret Kramp-Karrenbauer, da sempre fedele alla leader uscente. Tutto questo non facilita la situazione della Cancelliera che si troverà un nuovo Presidente di partito che potrebbe crearle delle difficoltà. Di sicuro, l’esito della competizione per la presidenza dell’Unione potrà dare un’indicazione sul futuro posizionamento del partito: se si cercherà di inseguire la destra estrema oppure no.

E non è detto che la forte scossa che ha subito la leadership di Angela Merkel non abbia riflessi anche sulla già traballante Grosse Koalition – tra socialdemocratici e cristianodemocratici – che, nelle ultime settimane, sembra andare sulle montagne russe: «lo stato del governo è inaccettabile», ha detto la leader SPD, Andrea Nahles, identificando nelle «continue crisi interne» della Grosse Koalition la causa del declino socialdemocratico e rendendo noto che proporrà alla CDU una road map «chiara e vincolante» che dovrà giungere fino al prossimo autunno, quando è già in programma una verifica con cui si vedrà «se noi in questo governo siamo al posto giusto».

Del resto le elezioni di ieri hanno delineato un quadro che, quasi specularmente, ha confermato quanto verificatosi due settimane fa in Baviera: come la CSU, anche la CDU, pur rimanendo il primo partito e, quindi, con le opportune alleanze, puntare a governare, subisce una sonora sconfitta. Ad essere in crisi non è solo l’Unione cristiano-democratica, ma anche l’SPD che vede ridotto drasticamente il proprio consenso: «una sconfitta amara, una giornata difficile», ha dichiarato Thorsten Schaefer-Guemble, il candidato della socialdemocrazia. Come a Monaco, il tracollo dei due partiti tradizionali ha favorito i Grünen: «Un risultato storico, l’Assia non è mai stata così verde come oggi» ha affermato la leader nazionale dei Verdi, Annalena Baerbock. Favorita anche l’AfD, ovvero il partito di estrema destra, che debuttando al Parlamento dell’Assia è ormai presente in tutti i 16 land tedeschi. Seppure in misura minore, crescono sia i liberali dell’FDP che l’estrema sinistra rappresentata dalla Linke.

Andando nel dettaglio, il tasso di affluenza alle urne, su 4,38 milioni di elettori, ha toccato il 67%, in discesa rispetto al 73% del 2013, ma pur sempre in linea con i valori degli ultimi 20 anni. Ciò detto, la CDU, che dal 2013 ha governato l’Assia insieme ai Verdi, si attesta al 27% (il peggiore risultato dal 1966), registrando un calo di oltre 11 punti rispetto al 38,3% di cinque anni fa; l’SPD che, alle precedenti elezioni in Assia aveva conquistato il 30,7%, non riesce a superare la soglia del 20%, fermandosi al 19,8% (il peggiore risultato del Secondo Dopoguerra); stesso risultato (19,8%), ma con una tendenza crescente, ottengono i Verdi che nel 2013 avevano conseguito l’11,1%. Boom per l’AfD che, dal 4,1% delle precedenti votazioni, conquista il 13,1%. In lieve aumento l’FDP che riesce a convincere il 7,5% degli elettori, il 2,5% in più rispetto a cinque anni fa, e la Linke che passa dal 5,2% al 6,3 %.

L’ Assemblea presenta 137 seggi: alla CDU ne dovrebbero andare 40, ai Verdi e alla SPD 29 ciascuno, 19 all’AfD, 11 alla Fdp, 9 alla Linke. In quest’ottica, l’Unione ha convinto un elettorato per lo più femminile, con un’istruzione medio-bassa, in età adulta (over 60), soprattutto di pensionati/e residenti in comuni medio-piccoli; età, sesso e occupazione simili contraddistinguono l’elettorato dell’SPD che però perde, in particolar modo, il voto dei lavoratori dipendenti e degli operai; i Verdi hanno conquistato un elettorato giovane, maggiormente femminile, di elevata istruzione, composto da lavoratori autonomi o dipendenti, residente, in misura maggiore, nei grandi centri urbani; a votare AfD sono soprattutto gli uomini, operai e lavoratori dipendenti, con un livello di istruzione basso, residenti in larga parte nei piccoli centri rurali mentre i liberali accrescono i loro consensi in modo consistente tra gli autonomi. Tanto AfD quanto FDP e Linke riescono, invece, ad attirare un elettorato trasversale dal punto di vista anagrafico.

Gestione del problema migratorio e istruzione sono state le tematiche fondamentali di questa tornata elettorale. Anche l’ambiente e il ‘dieselgate’ hanno avuto un ruolo non secondario e, in non pochi casi, decisivo sulla scelta di voto. Poca rilevanza hanno avuto le rivendicazioni economiche dato il contesto finanziario florido dello Stato dove la disoccupazione è ai minimi termini. Lo dimostra soddisfazione per l’attività del governo statale a guida CDU-Verdi è, tutto sommato, discreta e sfiora il 60%, ben 9 punti sopra il valore del 2013. Più soddisfatti sembrano essere i Verdi (60%) e secondo le statistiche post-voto, più della metà degli elettori, soprattutto quelli che hanno deciso di non votare più per i partiti tradizionali preferendo altre forze (AfD, FDP e Linke), hanno visto in quest’ elezione un’occasione per inviare un segnale al governo di Berlino. Distanti da questa chiave di lettura soprattutto gli elettori di CDU, SPD e Verdi. Il candidato della CDU, il presidente uscente Bouffier, rimane in cima alla classifica di gradimento, superando sia il candidato dei Verdi, Al-Wazir che quello dell’SPD, Schafer-Gumbel.

Inevitabilmente, allo stesso modo delle elezioni bavaresi, il voto in Assia è stato anche un ennesimo referendum sull’operato della Cancelleria. La soddisfazione per il lavoro di Angela Merkel è parsa sempre meno solida così come, sempre agli occhi degli elettori, sembrata sempre più evidente la divisione all’interno della Grosse Koalition.

Ma quale alleanza è più probabile sulla base dell’esito elettorale? E quale potrebbe avere più sostegno da parte degli elettori? Il ministro-presidente uscente, Volker Bouffier ha fatto sapere di voler avviare consultazioni per la formazione di un nuovo governo fatta eccezione per Die Linke e Afd. In termini di stabilità, la migliore sarebbe una coalizione Jamaica formata da CDU, FDP e Verdi. Rimangono in ballo l’opzione ‘CDU-Verdi’ che è lo schema con cui si è governato nell’ultima legislatura; ‘CDU-SPD’; oppure SPD, Verdi e i liberali di FDP.

Secondo alcune rilevazioni, gran parte dell’elettorato sarebbe favorevole a coinvolgere nuovamente i Verdi nel governo dello Stato. Tant’è che, in particolar modo tra gli elettori di CDU e Verdi, è l’ipotesi di una coalizione CDU-Verdi a riscuotere più successo, seguita da l’eventualità ‘CDU-FDP-VERDI’, auspicata dall’elettorato FDP mentre gli elettori dell’SPD preferirebbero una coalizione SPD-Verdi-FDP o, al massimo, SPD-Verdi-Linke. La più avversata pare essere l’opzione CDU-SPD. 

Inizia, dunque, una nuova fase per la Germania, ma anche per l’Europa, in un anno cruciale per la sua sopravvivenza. Ecco perché, nell’epoca dei nazionalismi, il ritiro dalla politica a fine mandato di una figura come Angela Merkel non dovrebbe rallegrare i sovranisti.

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