martedì, ottobre 23

Germania: la Cina ti spia Non solo USA e Italia, ora anche Berlino vittima di cyber-spionaggio. Ma stavolta a spiare (e condizionare la politica) non è la Russia

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Lo spionaggio informatico è il nuovo mostro che si aggira per il Mondo. Sempre deste le polemiche per il ruolo che presumibilmente possono aver avuto i servizi di spionaggio russi nella scena politica degli Stati Uniti, soprattutto per il presunto sostegno dato a Trump fin dalla sua campagna presidenziale, ravvivate le polemiche sul ruolo detenuto dai servizi segreti russi nell’agire nella direzione del manovrare anche la scena politica italiana, oggi vi è un altro attore sulla scena specifica: la Cina. Ed il teatro dello spionaggio nella sua più moderna versione cyber e virtuale si sposta sì in Europa ma stavolta ai danni della Germania.

I servizi di intelligence tedeschi, infatti, stimano oggi che la Cina avrebbe usato Linkedin per individuare e controllare almeno 10.000 persone, utilizzando falsi profili al fine di acquisire informazioni sensibili circa esponenti ufficiali di alto rango e politici. I servizi tedeschi, in sigla BfV, ritengono inoltre che questa operazione di acquisizione dati riservati possa velocemente espandersi fino ad arrivare alla tracciatura di dati riguardanti anche fette più ampie e indifferenziate della popolazione nazionale. Lo stesso capo del BfV, Hans Georg Maassen, ha affermato che i resoconti interni mostrano chiaramente quanti sforzi la Cina abbia finora compiuto per arrivare a sovvertire la politica tedesca e le sue più alte sfere. Nel corso di un incontro pubblico con i media nazionali ha anche aggiunto: «Si tratta di un ampio tentativo per infiltrarsi in alcuni aspetti delle attività parlamentari, in Ministeri ed Agenzie Governative».

Il BfV ha reso noti e pubblicati anche documenti ufficiali per corroborare la propria ipotesi relativa allo spionaggio politico e parlamentare ed ha mostrato otto profili specifici tra i più attivi nel contattare gli utenti tedeschi di Linkedin. Sono stati mostrati non solo i tratti identificativi di questi profili fake ma anche le loro tecniche di ‘avvicinamento’ agli utenti Linkedin, in modo da sembrare particolarmente allettanti, incuriosenti ed ‘attraenti’, apparentemente per pubblicizzare certe caratteristiche professionali di tecnici ed esperti cinesi che – in realtà – non esistono.

Alcuni di questi profili fake sono stati descritti con maggiore accuratezza, come ‘Allen Liu’, che afferma di essere manager risorse umane e consulente in Economia oppure ‘Lily Wu’ che afferma di lavorare presso un gruppo di progettazione e ideazione nella Cina orientale. Secondo BfV si tratta di profili chiaramente falsi. In ogni caso, i servizi di intelligence tedeschi confermano tutta la loro preoccupazione nella metodologia applicata da questi falsi profili cinesi, soprattutto per la loro capacità di carpire dati sensibili da parte di personaggi tedeschi famosi, oppure opinion leader e politici. Allo stesso tempo, gli addetti all’Intelligence tedesca hanno chiesto a tutti coloro che ritengono di essere stati adescati o cooptati da falsi profili in Linkedin di contattarli, in modo da poter agire congiuntamente.

Lo scorso anno, gli esperti BfV affermano di aver individuato «un cyber-spionaggio sempre più aggressivo», compresi ripetuti ed ossessivi tentativi di influenzare le elezioni parlamentari di Settembre. Per gli esperti di Intelligence tedeschi, alcuni gruppi di hacker particolarmente attivi come Fancy Bear oppure APT28 si ritiene fossero controllati direttamente dallo Stato russo.

In tema di cyber-spionaggio, la scena s’è fatta incandescente anche nel Regno Unito. In questi giorni, infatti, è scoppiata una polemica sul suolo inglese circa l’azione ritenuta illegale di raccolta dati (indagine effettuata da parte di Privacy International) nell’ambito di una certa tipologia di informazioni strettamente riservate, il che creerebbe un vulnus di carattere legale in tema di difesa della privacy. Secondo indagini della Magistratura britannica sembrerebbe che agenzie di spionaggio inglesi stiano da tempo operando nella raccolta dati sulle attività social e di carattere medico, quindi si tratta di dati particolarmente sensibili.

Il timore della Magistratura inglese è che si possa trattare di dati successivamente condivisi con Governi stranieri e partner societari con cui si è in affari. Facebook ha tenuto a precisare che non mette a disposizione di alcun Governo l’accesso ai dati delle persone. Il caso giuridico che concerne questa attività di spionaggio va avanti da lungo tempo ed è oggetto delle cure di Privacy International, a seguito di rivelazioni di Marzo 2015 circa l’attività di raccolta dati da parte di alcune agenzie che operavano nel senso della raccolta dati non solo su alcuni target specifici, il sospetto – infatti – è che esse stessero lavorando raccogliendo il maggior numero di informazioni e dati a carattere alquanto indifferenziato cioé informazioni di carattere generale su ampie fette di popolazione. I dettagli dell’operazione di indagine sono stati resi noti dalla Commissione sull’Intelligence e sulla Sicurezza che -attraverso un proprio ponderoso report- ha confermato come i cosiddetti bulk personal datasets BPD vanno ormai da alcune centinaia a milioni di informazioni raccolte.

Il caso – attuale ed ancora in corso – è stato oggetto di audizione da parte del Tribunale sui Poteri di Indagine che è stato creato appositamente per porre sotto studio e analisi i temi riguardanti la sorveglianza ed il controllo dei dati. Secondo quanto afferma Privacy International è la prima volta che dati sensibili di questa natura vengono via via raccolti ed utilizzati, sebbene non sia ancora chiaro – a tutt’oggi – come tali dati sensibili vengano raccolti strada facendo. «Non siamo ancora in grado di dire se si tratta di dati intercettati o messi a disposizione da parte delle stesse società», come affermato da esponenti di Privacy International alla BBC. Facebook conferma di non aver concesso alcun ingresso dal retro e che ha attentamente vagliato le varie richieste giunte da parte dei Governi affinché si potessero raggiungere dati relativi ad utenti specifici. Altrettanto ha fatto pubblicamente Twitter, altro social network particolarmente affollato ed utilizzato da milioni di utenti, dai personaggi tra i VIP più famosi al Mondo (Donald Trump compreso) fino alle classi più popolari ed indifferenziate di accesso. Il social si è spesso opposto alle richieste di mettere a disposizione dati sensibili anche quando questo tipo di necessità fossero giunte da fonte governativa ed in tutto il Mondo.

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