domenica, Maggio 9

Germania – Italia: l’ incontro tra Paolo Gentiloni e Angela Merkel Al centro dell' incontro diverse questioni. Tra le altre, anche il voto italiano del 4 marzo. Quale risultato preoccupa di più Berlino? Lo abbiamo chiesto a Gian Enrico Rusconi

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«Per la verità non ho fatto appelli al voto in un senso o nell’altro. Ho dato una valutazione politica: per il mio Paese l’accordo di coalizione che si è realizzato in Germania è una cosa buona e giusta, che aiuta il progetto europeo e quindi penso che la decisione dei vertici dell’Spd di sottoscriverlo vada in una direzione importante per l’Europa e per l’Italia» ha detto Gentiloni. E’ possibile che l’ eventualità di un’ Italia che non vuole rispettare le regole europee, sebbene l’ SPD si sia mostrata più conciliante, ma è in una condizione di debolezza, influenzi la base SPD a non votare a favore dell’ accordo di Grossa Coalizione?

In questo aspetto, è l’ Europa che non sa bene cosa fare. Qui occorre fare un altro discorso: Macron, per una certa parte dei moderati e della destra, è un personaggio da tenere d’occhio in quanto è esattamente l’ opposto di Schauble e potrebbe mettere in difficoltà la politica dell’ austerità della Germania. Poi c’è la preoccupazione dell’ est: la Polonia, l’ Austria.

Macron continua a rimanere un’ incognita nonostante il suo grande attivismo nel rilancio delle relazioni tra Francia e Germania?

C’è una grande complicità perché nessuno dei due può fare a meno dell’ altra.  Hollande, ad un certo momento, si era adeguato alla politica tedesca. Ma prima di lui, era stata l’ Europa a scegliere la linea tedesca. E, tutto sommato, la situazione italiana sta confermando che non era una linea sbagliata. L’ alternativa era molto più pericolosa. Per la Germania, basterebbe anche andare avanti così, magari facendo qualche concessione. Gli stessi italiani hanno sottovalutato Draghi che è stato molto coerente. Weidmann lo ha spesso contestato, ma, alla fine, anche la Germania ha votato a favore.

Però, il parametro del “3% sul rapporto deficit/pil” rimane comunque, per la Germania, un imprescindibile criterio di valutazione delle forze che si candidano a guidare l’ Italia.

Certamente anche perché sarebbe troppo rischioso farlo saltare.

Questo momento di stallo che, forse, coinvolgerà l’ Italia, dopo il 4 marzo, potrebbe favorire il dinamismo di Macron? L’ Italia rischia di rimanere fuori dall’ asse franco-tedesco?

In un certo senso, sì. Macron, però, non può prendere il posto della Germania. Rimane sempre qualcos’ altro rispetto alla Germania. Lo ripeto spesso: c’è una grossa complicità tra Parigi e Berlino in quanto sanno benissimo che hanno bisogno l’ uno dell’ altra. E’ un momento in cui i problemi strutturali europei rimangono a prescindere, come disoccupazione, immigrazione.

«Nel 2016 sembrava sgretolarsi il progetto europeo, nel 2017 sono state date risposte ai rischi del populismo, nel 2018 abbiamo il dovere di rispondere a una domanda di Europa che c’è sulle grandi questioni globali» ha detto Gentiloni. Qualora la Grande Coalizione tedesca venisse riconfermata, la postura tedesca in ambito europeo rimarrebbe invariata?

Se dovesse passare la Grande Coalizione, come è probabile visto che è difficile che facciano saltare tutto, sicuramente si terrà, e verrà pubblicizzato al massimo, un atteggiamento più elastico che vada anche incontro ai desiderata di Macron. Certamente non sarà più come prima o, perlomeno, si insisterà, almeno retoricamente, su questo.

E questo sarebbe ascrivibile alla presenza dell’ SPD?

Certamente. La sua debolezza è la sua forza. La debolezza di Schulz gli ha reso possibile portare a casa il massimo che un partito così indebolito potesse portare a casa. Avere il Ministero delle Finanze è fondamentale in Germania.

Riguardo all’ immigrazione, Gentiloni ha sottolineato: «Non possiamo accettare l’idea che un Paese si tiri fuori dalle responsabilità comuni sul tema dei migranti. Ognuno deve fare la sua parte». La Germania, considerando l’ enorme crescita dell’ AfD, continuerà a porre l’ accento su questa questione in ambito europeo?

C’ è stata sicuramente una mancanza di autorevolezza dell’ Europa. Ma anche la Germania è rimasta in silenzio. Il cambiamento della Germania nelle politiche sull’ immigrazione è già in atto. Non dimentichiamo che la Germania sta portando avanti anche una solida politica di espulsione. Gentiloni, da questo punto di vista, è stato molto diplomatico con la Merkel. Certamente la Germania continuerà a porre l’ accento su questo tema in ambito europeo, ma occorrerà trovare dei compromessi.

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