venerdì, Settembre 17

Germania: i predatori dell'orgia esentasse field_506ffb1d3dbe2

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L’avrà letta, il Principe delle Tasse Attilio Befera, quella notizia che ci è arrivata dalla seriosa Germania, dove due industriosi coniugi, non più giovanissimi, ufficialmente disoccupati e, come tali, indebiti percettori del sussidio ad hoc, hanno accumulato un tesoretto di un milione di euro, organizzando, fra il 2005 ed il 2013, ben 450 orge a pagamento? Vuole sguinzagliare un po’ dei suoi 007 per verificare se anche nelle nostre lande, in teoria ben più votate a tali soluzioni fantasiose, vi sono degli emuli dei due manager tedeschi dell’orgia?

Da brava figlia di commercialista, ho analizzato l’articolo dedicato a questo piccante episodio, apparso ieri sui quotidiani on line, sotto il profilo dell’evasione fiscale e, con un filino di soddisfazione, anche dal punto di vista della frode allo Stato, tipo quella che accade da noi con i falsi invalidi. Nel senso che… tutta la UE è… Paese. Mancano alcuni elementi utili al conteggio dell’indebito arricchimento dei due furbastri, ma quelli forniti dal collega estensore della notizia dovrebbero bastare a dare un quadro della situazione.

Imprecisione n. 1 = Non si riesce a capire se è il ricavo complessivo di un milione di euro in 8 anni (ovvero i coniugi incassavano in totale 112mila euro l’anno) ovvero la tassa evasa, il che vorrebbe dire, essendo le aliquote tedesche ben più miti delle nostre, il giro d’affari sarebbe almeno di 3,5 milioni di euro, ovvero 430mila euro l’anno: il che fa una bella differenza.

Imprecisione n. 2 = Posto che il fee d’ingresso è, come dice l’articolo, pari a 180 euro a cranio (assai meno del costo di una escort, siamo onesti), la clientela servita, nel primo caso, sarebbe stata in media di 620 persone distribuite in circa 56 orge l’anno (poco più di una la settimana): dunque orge da 12 circa persone alla volta; nel secondo caso, fermo restando il ritmo orgiastico  settimanale o giù di lì, avremmo una partecipazione di quasi 2.400 persone annue, per sodome e gomorre affollate da 42 persone; il che contrasta con la narrazione del blitz dell’ispettore delle tasse in una stanza d’albergo.

Dunque, i ‘poveri coniugi’, sono evasori piccoli piccoli, rispetto a quanto prospettato nell’articolo. E poi, volete mettere le spese per la produzione del reddito? Gli alberghi mica erano gratis… ed almeno 3 orgiaroli a volta servivano a coprire i costi vivi… vivi, appunto. Senza dimenticare che lo stesso articolo ammette che i due avevano l’accortezza di organizzare ammucchiate in luoghi sempre diversi, onde sollazzare i cittadini di tutti i Land, senza preferenze.

Dunque, si restringe ancora di più lo spettro dell’evasione operata dagli industriosi impresari delle orge, giacché il prelievo fiscale va operato sui ricavi, non sul giro d’affari totale. E volete mettere la missione sociale che si sono addossati, mettendo un po’ di pepe nella vita crauti e kartoffel dei sudditi dell’Imperatrice Angela? In fondo in fondo, sono stati persino fonte di risparmio per la spesa sanitaria, soccorrendo le fantasie sessuali di un po’ di nibelunghi in calore e prevenendo depressioni da frustrazione.

Sono certa che, se la cosa fosse avvenuta in Italia, più di una voce si sarebbe levata a loro giustificazione, se non a loro beatificazione. Basta pensare a tutti gli sprechi, per arrivare alle stesse situazioni, che si sono consumati tra Hardcore e Roma, e i due coniugi tedeschi appaiono quasi un modello di impresa virtuosa, operanti nel settore più fiorente, malgrado la crisi: l’industria del sesso. Laddove, on line, anche i quotidiani generalisti più austeri si abbandonano a scivolate pruriginose reprensibili – non so, ad esempio, come fanno al ‘Corsera’ a coniugare il blog al femminile ‘La 27.ma ora’ con certe foto quasi porno che riguardano signore e signorine consistenti in artistici accumuli di silicone – tutto gira ancora intorno a ‘L’origine del mondo’, il suggestivo quadro di Gustave Courbet che zooma la visione su un particolare organo femminile esterno (senza il Vajazzling che vi ho ammannito ieri).

Mi dite che forse è stato ritrovato anche il resto del dipinto, che lo ridurrebbe ad un banalissimo nudo? Dopo i pellegrinaggi maschili al Museo d’Orsay per gustarsi quello che risulterebbe solo un frammento, probabilmente, sotto un certo punto di vista, la notizia appare più cattiva che buona.

Termino con una nota a margine, proprio perché il tema, per quanto allotrio, mi appare irresistibile: Dudù. Che compie un anno in questi giorni, ovvero è ancora un garzoncello scherzoso ma è fotografatissimo, peggio di me al mio primo compleanno (mia madre spalmò di mie foto tutto il parentado e proprio venerdì scorso ne è saltata fuori un’altra, oltre mezzo secolo dopo l’evento, in quel di Pescara).

Mi piacerebbe pensare che anche i cani… pensano e captare il punto di vista di Dudù, agghindato con un assai poco virile fiocco rosso sul capino, mentre era fotografato coi suoi genitori putativi in un aereo privato… che sia quella la sede prescelta per gli arresti domiciliari? Non di Dudù, bensì di quel bolso signore ridipinto che lo vezzeggia e lo ha trasformato in una sorta di bandiera politica. Su questo vergine cuccio delle Grazie alunno si sdilinquiscono in tanti, attestandone l’intelligenza, la prontezza, il lampo di genio. Che sia lui, ad avere il quid fatidico?  

 

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