sabato, Settembre 18

Germania: i cattolici e l'idea di Europa field_506ffb1d3dbe2

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E’iniziato mercoledì a Lipsia, e si concluderà domenica, il centesimo Katholikentag, ovvero l’Assemblea cattolica tedesca, la grande adunata che, fra dibattiti culturali e politici, spettacoli e vari momenti di socializzazione, raccoglie le molte espressioni della vita associativa cattolica in Germania ed ha, attualmente, scadenza biennale (si intercala con l’analoga Assemblea degli evangelici, ovvero luterani). E’ organizzato dal Comitato centrale dei Cattolici, in rappresentanza delle maggiori associazioni, ed è quindi a guida laica. Quest’anno costerà poco più di 9 milioni di euro, metà dei quali provengono dalla Chiesa stessa, l’altra metà dalla città e dalla regione ospitante (che se ne attendono ricadute turistiche, visto che i partecipanti sono stimati in circa 40 mila giornalieri), alle quali si aggiungono lo Stato e qualche sponsor.

Per questa edizione è stato scelto il motto, che ogni volta viene tratto dal Vangelo, ‘Ecce homo!’, che dagli organizzatori è messo in relazione soprattutto ai migranti e ai profughi. Che l’accento venga posto su queste categorie non sorprende, considerati gli eventi dell’ultimo anno in Germania.

Il Katholikentag si è messo sulla linea della Cancelliera Angela Merkel per quanto riguarda l’idea dell’accoglienza illimitata e del partito dei Verdi per quanto riguarda la lettura delle cause del fenomeno migratorio, di cui la responsabile principale, se non unica, è identificata con l’Europa. In questa scelta di campo, il Katholikentag è stato, del resto, autorevolmente spinto da Papa Francesco.

In primo luogo i dirigenti del Katholikentag hanno escluso da tutti i dibattiti in programma i rappresentanti dell’Alternative für Deutschland (AfD), il partito che, come è noto, sostiene sulla questione dei migranti un punto di vista diverso da quello della Cancelliera. La decisione è stata spiegata dal Presidente del Comitato centrale dei cattolici, Thomas Schonberg, secondo il quale, «niente fa pensare che l’AfD possa dare un qualche contributo sui temi dell’integrazione, dei profughi o dell’Islam» e, in più, al Katholikentag non sono gradite «discussioni controverse».
A nulla è servito che l’anno scorso nel Consiglio comunale di Lipsia i rappresentanti dell’AfD abbiano votato a favore dello stanziamento di un milione di euro per il Katholikentag. A fronte di ciò, l’estrema sinistra (Linke) che aveva votato contro, è stata, invece, invitata e avrà diritto di parola tramite propri esponenti ufficiali. Il Katholikentag si svolge nella diocesi di Dresda, capitale della regione del Sachsen Anhalt. E alle elezioni regionali di appena due mesi fa, hanno votato per l’AfD ben 273 mila persone (cioè un quarto degli elettori), che è un numero più alto di quello di tutti i cattolici qui residenti, cioè 142.000. Ciò non ostante, il Katholikentag con quelle persone non parlerà.

Sembrerebbe questo un atteggiamento in contraddizione con la posizione del Papa che ricevendo recentemente, il 6 maggio, il Premio europeo Carlo Magno aveva detto: «Se c’è una parola che dobbiamo ripetere fino a stancarci è questa: dialogo. Siamo invitati a promuovere una cultura del dialogo cercando con ogni mezzo di aprire istanze affinché questo sia possibile e ci permetta di ricostruire il tessuto sociale…E’ urgente per noi oggi coinvolgere tutti gli attori sociali nel promuovere una cultura che privilegi il dialogo come forma di incontro». [3]. In realtà, però, non c’è nessuna contraddizione, perché il dialogo di cui si avverte la necessità va in un’altra direzione.
Così nell’intervista esclusiva di qualche giorno fa rilasciata al quotidiano ‘La Croix, il 17 maggio, Papa Francesco dichiarava che sarebbe ingiusto vedere nell’Islam una religione che persegue un’idea di conquista, visto che anche il comandamento di Gesù agli apostoli di andare a predicare il Vangelo a tutti i popoli può essere interpretato come una forma di imperialismo. Interrogato sulle violenze che, in nome dell’Islam, si compiono in Medio Oriente, il Papa aveva  risposto che quella violenza e quelle guerre derivano in primo luogo dal tentativo dell’Occidente di esportare il proprio modello di democrazia. Infine, il Papa aveva criticato il Governo francese per il divieto fatto al velo nei locali pubblici. Per Francesco portare il velo è esattamente «come portare la catenina col crocefisso».

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