venerdì, Luglio 23

Germania-Francia, fortune alterne image

0

 germania

Settore privato a due velocità nell’area euro e attività manifatturiera ad andamento lento, con le aziende tedesche che allungano aumentando il distacco dal gruppo inseguitore degli altri Paesi. Il business delle società è in buona ripresa in Germania, come non accadeva da metà 2011, mentre le aziende francesi hanno riscontrato un calo di affari e attività in febbraio. Gli ultimi dati del Pmi ci dicono che la ripresa del comparto privato è continuata nel suo complesso, ma a un passo più lento rispetto a gennaio. L’indice di riferimento che misura l’attività del settore aziendale è sceso a quota 52,7 dai 52,9 del mese antecedente, che già a sua volta rappresentava i minimi di due mesi. Un risultato superiore a 50 punti indica una fase di espansione, viceversa un livello inferiore è segnale di contrazione. Intanto cresce il nervosismo per il rallentamento della seconda maggiore economia al mondo, la Cina.

Per avere uno spaccato completo sullo stato di salute dell’economia dell’Eurozona nel mese che va verso la sua conclusione bisogna guardare anche al capitolo manifattura. La prima lettura di Markit Economics sull’indice Pmi manifatturiero, ha mostrato un calo a 53 punti dai 54 di gennaio. Il dato conferma la fase di espansione del ciclo industriale, ma è inferiore alla stima degli analisti che puntavano su un dato invariato. In lieve rialzo l’indice dei servizi a 51,7 da 51,6 precedente. L’indice Pmi composito segna un leggero calo a 52,7 da 52,9. Da segnalare il rallentamento del Pmi manifatturiero in Germania a 54,7 da 56,5. A Berlino, tuttavia, le società hanno registrato il miglior mese da giugno 2011, con una forte domanda che ha alimentato la creazione di posti di lavoro nella maggiore potenza economica del blocco a 18. Ciò ha consentito alle imprese di alzare i prezzi. Un evento che in Italia sarebbe impensabile di questi tempi.

In Francia nel frattempo l’attività societaria è scesa per il quarto mese di fila e il numero di persone impiegato è stato ridotto in modo più pesante rispetto a gennaio Markit ha sottolineato come le cifre rappresentino «un rinnovato rallentamento in Francia, che deve fare preoccupare. Il cattivo stato dell’economia interna sta facendo da contraltare alla performance migliore sotto il profilo delle esportazioni». C’è il rischio che il Pil della seconda potenza economica dell’area euro subisca un’altra contrazione nel primo trimestre del 2014 dopo la ripresa timida dello 0,3% degli ultimi tre mesi dell’anno appena trascorso. In generale gli altri Stati che adottano la moneta unica hanno visto un miglioramento dell’attività per un settimo mese di fila, ma la crescita è stata più contenuta del mese di gennaio.

Venendo alla situazione dell’Italia, nel 2013 il fatturato ha segnato una flessione del 3,8% (-6,1% sul mercato interno e +1,5% su quello estero) rispetto all’anno precedente. L’anno scorso, rileva l’Istat, gli ordinativi hanno registrato una flessione dell’1,3% (-3,5% sul mercato interno e +2% sul quello estero) rispetto al 2012. Lo scorso dicembre il ricavi dell’industria, al netto della stagionalità, diminuiscono dello 0,3% rispetto a novembre, registrando un aumento dello 0,3% sul mercato interno e un calo dell’1,4% su quello estero. Corretto per gli effetti di calendario, sempre nell’ultimo mese del 2013, il computo totale è diminuito in termini tendenziali dello 0,6%, con un calo del 2,1% sul mercato interno e un incremento del 2,8% su quello estero.

Esattamente come un mese fa, la delusione per il rallentamento dell’attività manifatturiera cinese schiaccia in ribasso i listini azionari di tutto il mondo, Europa compresa. Come sottoline anche Wei Yao, analista di Societe Generale, non è la prima volta che succede. «L’indice flash del Pmi cinese ha scioccato ancora i mercati», si legge in una nota preparata per i clienti. L’industria manifatturiera cinese è entrata in una fase deterioramento, anche se lo ha fatto a un ritmo contenuto. L’indice PMI ha evidenziato che le condizioni aziendali stanno peggiorando in febbraio. Pechino è chiamata a intervenire politicamente se vuole evitare di dover fare i conti ancora con una contrazione di nuovi ordini e produzione. L’indice si è attestato a quota 48,3 dai 49,5 di gennaio, sui minimi di sette mesi. Simile sorte è toccata anche alla produzione, che è scesa a 49,2 punti dai 50,8 del mese precedente.

La parte più importante delle ‘minute’ rilasciate ieri dalla Federal Reserve è probabilmente quella riguardante la cosiddetta ‘forward guidance’. «Un numero nutrito di partecipanti, si legge nel report, ha segnalato che, una volta raggiunta la soglia fissata per il tasso di disoccupazione, i rischi per la stabilità finanziaria appariranno più esplicitamente nell’elenco di fattori che guideranno le decisioni sui tassi di interesse di riferimento».

Dal momento che il livello prestabilito del 6,5% nelle linee guida che decideranno le prossime mosse della Banca centrale Americana è molto vicino, la neo Governatrice Janet Yellen, nota colomba favorevole alle misure accomodanti, si lascia in questo modo ampio spazio di manovra. Il comitato di politica monetaria del FOMC in pratica manda questo messaggio nemmeno poi tanto velato: interverremo in base all’andamento dei mercati azionari e non più allo stato reale di economia e mercato del lavoro.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->