lunedì, Luglio 26

Germania: Esercito in 'caduta libera'?

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Nessuno si sognerebbe di parlare di una crisi complessiva, però qualche crepa si apre nel sistema tedesco e poiché alla buona salute della Germania è interessata l’Europa intera, c’è da augurarsi che si arrivi presto a porvi rimedio. Non si tratta (per il momento?) di cedimenti, ma sembra prendere piede un certo pessimismo, che rischia, come è già successo altrove, di avere gravi conseguenze. Ieri è stato presentato, a Berlino, ad opera dell’incaricato governativo per i rapporti con l’Esercito, Hans Peter Bartels, il rapporto annuale sullo stato della Bundeswehr, l’Esercito tedesco. E, a quanto risulta, in questa cruciale istituzione dello Stato le ombre prevalgono nettamente sulle luci. Secondo il socialdemocratico Bartels, che ha sostenuto una difficile conferenza stampa, l’Esercito si troverebbe addirittura in «caduta libera», in una «situazione di difficoltà mai registrata prima».

Fra le preoccupazioni maggiori, a suo giudizio, vi è la drastica riduzione del numero degli effettivi, che nella storia tedesca non sono mai stati così pochi come oggi: appena 177 mila. Nel 2000 erano ancora 320 mila e complessivamente, rispetto al 1990, si è registrato un calo di due terzi. E’ vero che poteva sembrare giustificato, con il crollo del blocco sovietico e il venir meno del nemico, procedere a un ridimensionamento della capacità militare del Paese, ma negli ultimi anni non sono mancate le avvisaglie di un netto peggioramento della situazione internazionale, tali da suggerire l’opportunità qualche ripensamento, che però non c’è stato. A dire il vero, il ripensamento era stato espressamente sollecitato più volte dall’alleato americano, che, come è noto, copre da solo oltre il 72% delle spese complessive della NATO, ma i governi tedeschi, compresi quelli a guida Merkel, hanno fatto orecchie da mercante.

E a fronte di una diminuzione costante degli effettivi, la Germania ultimamente ha aumentato il numero dei suoi interventi militari all’estero. Soltanto ieri il Bundestag ha approvato il prolungamento della missione tedesca in Mali, in pratica a sostegno della Francia impegnata nella lotta al terrorismo in casa propria, e il prolungamento della presenza militare in Iraq. Queste decisioni fanno seguito al recente invio di unità aeree tedesche nell’ampia zona fra Siria e Turchia, con un mandato ‘di ricognizione’ forse fumoso, come alcuni sostengono, ma, in compenso, con costi certamente pesanti.

E’ proprio sul lato dei finanziamenti che la Bundeswehr trova i più seri motivi di preoccupazione. La spesa per la difesa (che ormai incomincia nei territori in cui operano le missioni all’estero) assorbiva in Germania il 2,4% del PIL nel 1990 mentre oggi è dell’1,2% con un dimezzamento in termini relativi. Le conseguenze di ciò, oltre alle mancate assunzioni, sono immaginabili. Secondo esperti, la Bundeswehr sarebbe oggi in grado di assicurare un armamento ottimale soltanto a 20 mila soldati. La necessità di risparmiare avrebbe avuto effetti anche sui mezzi, tanto che si riportano casi in cui carri e aerei si sono ritrovati senza pezzi di ricambio in situazioni di emergenza.

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