venerdì, Dicembre 3

Germania: elezioni regionali e l'anomalo sistema Merkel field_506ffbaa4a8d4

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Le elezioni che si terranno domenica prossima 14 marzo in tre Länder tedeschi hanno un’importanza che supera di molto la loro dimensione regionale. Sono infatti le prime elezioni politiche in Germania dall’agosto del 2015, da quando cioè il paese è entrato nel tunnel della crisi dei profughi. Nell’ultima settimana di quell’agosto cogliendo tutti di sorpresa, compresi il partito (CDU) e il governo che guida, la Cancelliera Angela Merkel ha inaugurato con una serie di gesti e di dichiarazioni ad alto effetto mediatico la politica del benvenuto, che lei stessa ha voluto illimitata e, per un periodo, anche del tutto incontrollata. In pochi giorni molte cose sono cambiate in Germania e in Europa. Sono cadute ad esempio molte certezze riguardanti il rispetto degli accordi europei, l’applicazione delle stesse leggi tedesche e, in definitiva, il diritto all’asilo quello cioè che spetta ai profughi. Questi hanno finito con l’essere messi arbitrariamente sullo stesso piano di chi entrava in Germania per motivi magari molto comprensibili, ma non rientranti nella rubrica del diritto all’asilo (per non parlare di chi entrava con motivi inconfessabili). In questi ultimi mesi la crisi dei profughi ha quotidianamente aperto le prime pagine dei giornali e ha occupato l’arena dei dibattiti televisivi. Ma anche al di fuori del mondo dei media, nella vita concreta di molte città e di piccoli centri, si sono fatte sentire le conseguenze dell’arrivo in poco tempo di oltre un milione di immigrati da altri continenti.

Sembra perciò logico ritenere che la crisi dei profughi influirà in modo pesante sul voto per i parlamenti regionali del Baden-Württenberg, del Rheinland-Pfalz e del Sachsen-Anhalt, ma in che termini si esprimerà questa influenza è difficile da prevedere e sarà anche difficile da analizzare dopo il voto. Occorre infatti tenere presente che la Merkel, con la sua politica sull’immigrazione ma non solo con essa, ha scompaginato negli ultimi tempi gli schemi che permettevano di distinguere il campo conservatore da quello progressista, e ha confuso i punti di riferimento dei democristiani non meno di quelli dei socialdemocratici e di altri partiti.

Fra i tre Länder al voto domenica, il più importante, per ricchezza pro capite e numero di abitanti, è il Baden-Württenberg, fino a un tempo recente un feudo democristiano, che cinque anni fa venne  conquistato, per la prima volta, da una coalizione fra socialdemocratici e verdi. Presidente del Land è il verde Winfried Kretschmann, che si ripresenta e che nelle settimane della campagna elettorale ha fatto suoi gli slogan della Merkel, arrivando a rivelare in un comizio senza alcuna ironia che pregava per lei tutte le sere. E’ chiaro che il suo avversario, il democristiano Guido Wolf, partito con il compito di riprendere alla CDU quel che le spetta, cioè il primo posto nel Land, si è trovato subito in difficoltà perché il bonus cancellierato, cioè l’avere a Berlino un governo centrale amico, qui, paradossalmente, non gioca a suo favore. A ciò si aggiunge che Wolf, per curriculum e carattere, è una personalità meno carismatica del primo Verde presidente di regione nella storia della Germania, tanto che alla vigilia del voto la vittoria del suo partito non pare in discussione (i Verdi sarebbero al 32%) e l’obiettivo della CDU del Baden-Württenberg potrebbe non essere più la riconquista del primato ma il sostituirsi ai socialdemocratici (ora fermi a un modesto 16%) come secondo partito di governo regionale. Ne risulterebbe una coalizione verde-nera in luogo dell’attuale verde-rossa. Ai fini del funzionamento delle istituzioni non avrà molta influenza il fatto che il nuovo partito di destra Alternative für Deutschland supererà sicuramente la soglia del 5% e entrerà nel parlamento regionale. Che possa avere influenza sulla politica regionale in genere è forse anche da escludersi perché attorno alla AfD i partiti tradizionali, i media, le chiese (per quel che contano) e tutto l’establishment stanno creando un cordone sanitario (secondo il motto: dell’AfD e con l’AfD non si parla)  che potrebbe rendere completamente sterile anche una bella vittoria elettorale del partito, ora accreditato dell’ 11%. In ogni caso, al di là degli interessi contingenti dei vari attori, non ci sarebbe da rammaricarsi se la parte dell’elettorato scontenta della politica che si sta facendo incanala il suo malumore nei binari della rappresentanza democratica. Potrebbero completare lo spettro del parlamento di Stoccarda i Liberali, con un risultato di poco superiore alla soglia minima.

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