lunedì, Settembre 20

George Weah: l’ex campione del Milan sotto controllo dei Signori della guerra liberiani Purtroppo i suoi ammirevoli obiettivi per il bene del popolo ora sono vincolati agli interessi di Washington, Pechino, Taylor e Sirleaf

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George Tawlon Manneh Oppong Ousman Weah, conosciuto come George Weah, ex campione del Milan, è il candidato favorito delle elezioni presidenziali tenutesi il 10 ottobre scorso in Liberia. Il 7 novembre ci sarà il ballottaggio tra Weah e il vice-Presidente Joseph Boakai che deciderà chi sarà il futuro Presidente della Liberia. Lo ha annunciato la Commissione elettorale del Paese due giorni fa.
Con lo spoglio al 95,6% delle schede, Weah ha ottenuto il 39% e Boakai il 29,1%. I risultati parziali erano così chiari che hanno spinto lo stesso George Weah a festeggiare prematuramente la sua ascesa alla Presidenza assieme ai militanti del suo partito, Coalition for Democratic Change – CDC, e molti suoi elettori.

La vittoria di George Weah era scontata in quanto unico leader sincero e vicino alla popolazione che la Liberia abbia mai avuto.
In realtà Weah doveva divenire Presidente nel lontano 2005. Le prime elezioni libere dopo lo spaventoso ciclo di guerre civili (1991 – 2003) diedero proprio a lui la vittoria, rispetto alla candidata Ellen Johnson Sirleaf che godeva di ingenti finanziamenti offerti dalla Casa Bianca. La vittoria gli fu negata per decisione dei Caschi Blu delle Nazioni Unite presenti in Liberia e degli Stati Uniti che consideravano Weah un pericoloso sognatore e quindi un ostacolo per i loro interessi nel Paese.

Centinaia di migliaia di schede a suo favore furono gettate dai poliziotti nell’oceano sotto lo sguardo complice degli osservatori elettorali ONU che, cinicamente, garantirono che le elezioni si erano svolte regolarmente e secondo gli standard di trasparenza internazionali. La frode era così lampante che George Weah tentò di imporre la sua vittoria con il supporto delle piazze. Nonostante  la maggioranza della popolazione lo sostenesse fu costretto ad accettare che Ellen Johnson Sirleaf divenisse immeritatamente Presidente dinnanzi alla violentissima reazione della Polizia liberiana che era stata sottoposta al comando dei Caschi Blu, dopo la fine della guerra civile, per evitare crimini e violenze contro i civili. Le elezioni furono bollate dai liberiani come ‘le elezioni dei pesci’. Un detto popolare iniziò a circolare: Chi ha veramente vinto le elezioni in Liberia? Chiedetelo ai pesci che si sono mangiati le schede di Weah’.

Scegliendo di abdicare alla Presidenza, George Weah era cosciente che stava consegnando il Paese appena uscito da due guerre civili ad uno dei principali autori del dramma liberiano. Una donna avida di potere e di denaro che, nel 1987,  aveva convinto gli Stati Uniti a sostenere due ribelli: Charles Taylor e Prince Johnson, detto Mad Dog (Cane Pazzo), per spodestare il Presidente Samuel Doe fautore di una politica economica nazionalistica contraria agli interessi americani nel Paese. Ellen Johnson Sirleaf fu all’origine anche della seconda guerra civile (1999 – 2003), quando convinse nuovamente gli americani a supportare una nuova ribellione contro Charles Taylor, guidata dal Liberians United for Reconciliation and Democracy sotto controllo politico indiretto della Sirleaf.

Nel 2005 Weah conosceva perfettamente quale futuro avrebbero avuto i liberiani sotto Ellen Johson Sirleaf. Un futuro di povertà, violazione dei diritti umani, rapina delle risorse naturali e mancato sviluppo socio-economico. Weah stava consegnando il Paese ad un ristretto gruppo di persone che erano profondamente implicate negli orrori della guerra civile. Una decisione presa non a cuor leggero. Weah aveva dalla sua parte la maggioranza della popolazione che rifiutava che un ‘Signore delle Guerra’ come la Sirleaf divenisse loro Presidente. Dall’altra parte il contingente dei soldati nigeriani dei Caschi Blu gli fece comprendere che erano pronti ad autorizzare un massacro di proporzioni inaudite se avesse continuato a rivendicare la vittoria elettorale.

George Weah accettò le frodi elettorali ma non abbandonò il suo sogno per una Liberia veramente indipendente e prospera. Nei duri anni della dittatura mascherata da democrazia della Sirleaf,  Weah si prodigò per costruire un vero partito popolare di opposizione radicato nei cuori dei liberiani. Il CDC divenne presto l’unico vero partito di massa nel Paese, mentre il partito creato dalla Sirleaf, Unity Party, non era altro che un insieme di ex guerriglieri e ‘Signori della guerra’ che avevano ricevuto amnistia per i crimini commessi e invitati a partecipare alla rapina del Paese.

Le elezioni del 2011 furono ancora peggiori delle precedenti. George Weah vinse al primo turno con una stragrande maggioranza sulla Sirleaf. Questo obbligò il dittatore a cambiare i risultati elettorali. La Commissione Elettorale diminuì la percentuale dei voti a favore di Weah dal 62 al 32% e aumentò quelli della Sirleaf al 42% per poter avviare il secondo turno delle elezioni. Lo stravolgimento dei risultati elettorali provocò una rivolta di massa in tutto il Paese soppressa nel sangue nel famoso Bloody Monday il lunedì di sangue, dove decine di manifestanti furono uccisi dai poliziotti del regime e dai Caschi Blu del contingente nigeriano. Dinnanzi alla pura forza della violenza Weah decise di non partecipare al secondo turno. Ellen Johnson Sirleaf ottenne il secondo mandato presentandosi come candidato unico al secondo turno, boicottato dall’82% dei votanti.

I 12 anni del potere della Sirleaf sono stati caratterizzati da una ipocrisia internazionale senza precedenti. Mentre la comunità internazionale la presentava come la prima donna Presidente in Africa e le conferiva il Nobel per la Pace, Ellen Johnson Sirleaf, protetta dal contingente nigeriano dei Caschi Blu, si arricchiva lasciando le masse popolari nella più bieca povertà. La famiglia Sirleaf occupò tutti i posti di potere dove circolavano i soldi. Suo figlio divenne il Presidente della Compagnia petrolifera statale, firmando ridicoli accordi petroliferi dove alla Liberia veniva riconosciuto un ridicolo 5% dei profitti e le multinazionali americane godevano di esenzione fiscale oltre alla totale libertà di azione di inquinare e distruggere l’ambiente naturale.

Molti Ministri dei suoi numerosi governi, continuamente sciolti e riformati a seconda degli interessi familiari, gestivano gli affari di Stato dagli Stati Uniti con brevi missioni in Liberia per presenziare alle riunioni più importanti, ricevendo stratosferici compensi e voli aerei in prima classe pagati con i soldi pubblici, mentre negli ospedali non vi erano medicinali. Altri Ministri risiedevano in lussuose suite di  alberghi a 5 stelle di Monrovia da 8.000 dollari di affitto mensile. Questi Ministri si facevano, inoltre, rimborsare i frequenti viaggi e le permanenze negli Stati Uniti, dove vivevano le loro famiglie, al sicuro e tra gli agi più sfrenati. Tutti i profitti ricavati da petrolio, caucciù e ferro non venivano investiti per il progresso del Paese ma depositati su sicuri conti correnti privati all’estero.

La presidenza della Sirleaf fu imposta al popolo liberiano dagli Stati Uniti per tutelare gli interessi della multinazionale FireStone, vero padrone del Paese dagli inizi del ventesimo secolo. La Sirleaf tutelò anche gli interessi della Cina, secondo partner economico della Liberia, e delle multinazionali farmaceutiche, a cui fu permesso di sperimentare su cavie umani dei vaccini che non avevano superato i test di laboratorio durante la recente epidemia di ebola, causando centinaia di decessi tenuti segreti.

George Weah eredita un Paese devastato. Solo il 14% del territorio ha strade asfaltate. L’86% della popolazione è analfabeta e vive sotto la soglia di povertà (due dollari al giorno). Solo il 22% della popolazione ha accesso a luce e acqua potabile. La sanità è allo sfacelo. Alcuni ospedali con pochi dottori, attrezzature e medicinali si trovano nella capitale, mentre nell’interno del Paese vi sono solo dei piccoli dispensari gestiti da personale paramedico non qualificato. Il tasso di contagio del HIV/AIDS è il più alto in tutta l’Africa. La tubercolosi e la malaria mietono migliaia di vittime ogni anno. Le scuole sono quasi inesistenti e quelle presenti a Monrovia di scarsa qualità. L’Università è inefficace e corrotta. I professori chiedono prestazioni sessuali alle studentesse per apporre buoni voti o concedere la laurea. L’economia è in mano alla Firestone e alla Cina.

I liberiani da 12 anni vivono costantemente sotto la minaccia dei ‘Signori della Guerra’, sempre presenti alle alte sfere di comando. L’Esercito di fatto non esiste e la Polizia, molto corrotta, spesso controlla le gang criminali che imperversano nella capitale. E’ proprio la minaccia dei War Lords liberiani  che ha costretto George Weah a stringere degli accordi con i più potenti di essi: Charles Taylor e Ellen Johnson Sirleaf. Le due emblematiche figure sono legate da un accordo di fratellanza, stretto nel 1987 a New York, che prevedeva il diritto ad entrambi di accedere alla Presidenza dopo aver spodestato il Presidente Samuel Doe. Un accordo rispettato nei minimi particolari contro gli interessi della popolazione, della pace e dello sviluppo in Liberia.

Charles Taylor è stato condannato per crimini contro l’umanità dal Tribunale Speciale per la Sierra Leone, nel aprile 2012, e attualmente sta scontando la pena in una prigione in Gran Bretagna. Nonostante il suo stato di recluso, Taylor ha sempre esercitato un grande potere in Liberia, grazie al patto di fratellanza stretto con la Sirleaf. Nonostante Ellen lo abbia tradito durante la seconda guerra civile, provocando la sua caduta, Taylor ha sempre potuto godere dell’appoggio della prima Presidente donna africana. Un appoggio ottenuto dalla costante minaccia di riprendere la guerriglia contro il Governo Sirleaf, protetto solo dai Caschi Blu delle Nazioni Unite.

La Sirleaf riuscì evitare a Taylor la condanna per i crimini contro l’umanità commessi durante le due guerre civili in Liberia. Una mossa obbligata, in quanto Taylor era determinato a presentare tutte le prove del coinvolgimento della Sirleaf qualora fosse stato processato per i crimini commessi in Liberia. In effetti la condanna subita riguarda i crimini commessi durante il suo appoggio alla guerra civile in Sierra Leone. Una condanna che si basa su fragili prove presentate dall’accusa. Taylor inviò dei soldati in Sierra Leone per aiutare il Revolutionary Unite Front – RUF a spodestare il Presidente General Momoh in cambio del controllo di varie miniere di diamanti.

Questi commisero violenze inaudite sui civili, ma l’accusa non è riuscita a presentare nessuna prova tangibile che fosse Taylor a ordinare di persona queste violenze. Nonostante ciò Taylor è stato condannato. Una decisione presa su pressioni americane. Washington era terrorizzata che il Signore della Guerra che aveva aiutato a prendere il potere venisse processato per i crimini commessi in Liberia. Questo significava non solo coinvolgere Ellen Sirleaf, ma alti esponenti del Congress americano, ex Presidenti ed ex direttori della CIA.

Nonostante il tradimento l’alleanza Sirleaf – Taylor è sempre continuata a scapito del benessere della popolazione e della giustizia per le centinaia di migliaia di vittime di guerra. Vari ministri del governo Taylor sono stati riconfermati all’interno dei governi Sirleaf mentre spietati Generali al servizio di Taylor durante le guerre civili, hanno ottenuto totale impunità per i crimini commessi e ricoprono alte cariche nella polizia. La famiglia Taylor in Liberia controlla ancora vasti interessi economici e rimane uno degli interlocutori privilegiati di Washington e Pechino.

A causa della immunità concessa dalla Sirleaf la guerra civile liberiana è entrata in un paradosso storico. E’ infatti la guerra civile a livello mondiale dove i crimini contro l’umanità sono meglio documentati, spesso dagli stessi autori. Migliaia di video e fotografie riprendono gli autori dei crimini. Questa folta documentazione dell’orrore circola ancora a Monrovia ed è possibile acquistarla per pochi dollari. Eppure nonostante la montagna di prove nessun colpevole dei crimini contro l’umanità è stato processato dalla magistratura liberiana fino ad ora.

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