domenica, Aprile 18

George W. Bush e l'11 settembre

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Il discorso alla Nazione Americana dopo l’attacco delle Torri Gemelle e del Pentagono. Alle 7 di sera il presidente George W. Bush, che aveva trascorso la giornata in continui spostamenti per motivi di sicurezza, tornò a Washington e due ore più tardi pronunciò un discorso televisivo dalla Casa Bianca, dichiarando che “Gli attacchi terroristici possono scuotere le fondamenta dei nostri edifici più grandi, ma non possono toccare le fondamenta dell’America. Questi atti possono frantumare l’acciaio, ma non possono intaccare l’acciaio della determinazione dell’America”. In  risposta militare dichiarò che gli Usa non avrebbero fatto “nessuna distinzione tra i terroristi che hanno commesso questi atti e coloro che li ospitano”.

Le ultime e  teorie che hanno sostenuto che l’attacco non sia stato portato da terroristi fondamentalisti e sia stato invece il risultato di una cospirazione orchestrata dai servizi segreti americani, di altri paesi occidentali e del Mossad, per giustificare i successivi interventi militari in Medio Oriente. Sia il governo di Washington sia diverse società americane avessero avuto rapporti con la famiglia di Bin Laden, nessuna analisi ha finora prodotto prove della  contestazione della matrice fondamentalista degli attentati dell’11 Settembre. L’Operazione ‘Enduring Freedom’, lo sforzo internazionale guidato dagli Stati Uniti per cacciare il regime talebano in Afghanistan e distruggere la rete terroristica di Osama bin Laden (ucciso poi durante un raid nel suo rifugio in Pakistan dalle forze Usa il 2 Maggio 2011) che aveva basi in quello stato, ebbe inizio un mese dopo gli eventi dell’11 Settembre 2001, precisamente il 7 Ottobre. Gli interventi militari americani ed europei in Iraq ed Afghanistan hanno provocato la destabilizzazione dell’area mediorientale senza riuscire a sconfiggere il terrorismo internazionale. La guerra in Iraq (2003-2011) ha prodotto 4.799 morti tra le truppe della coalizione e circa 30.000 tra gli insorti. Il Ministero dei Diritti Umani del Governo iracheno ha registrato almeno 250.000 vittime – morti e feriti – tra la popolazione civile. Un rapporto ONU del 2006 fissava il numero di rifugiati iracheni negli stati confinanti in almeno 1.800.000 unità, a cui va aggiunto un altro 1.600.000 di sfollati all’interno dell’Iraq. Un’altra relazione ONU del 2008 fissa il numero degli orfani del conflitto ad almeno 870.000.

La guerra in Afghanistan (2001-2013, anno del ritiro della maggioranza delle truppe) ha visto la morte di 16.000 uomini tra le forze di sicurezza afgane e 3.486 soldati della coalizione. Un numero imprecisato di combattenti talebani che oscilla tra i 25.000 ed i 40.000 sono morti e le vittime civili, difficili da stabilire con certezza in un contesto dove mancano strumenti per registrare sistematicamente i decessi, sono state circa 20.000.

(tratto dal canale ‘YouTube’, con video di ‘ICONic’)

 

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